Viene chiesta piena luce sulla morte del quarantaduenne morto domenica 19 luglio
- Claudio Frascella
- 2 ore fa
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Giustizia per Fakir
L’uomo andato in escandescenze per strada, aveva colpito due auto in sosta. L’intervento della polizia, più di un video che riprendono l’uomo ammanettato e sofferente per la pressione praticata sul suo corpo steso sull’asfalto. «Era una persona normale, l’hanno ammazzato senza motivo», dice la moglie. La zia accusa l’uso dello spray al peperoncino e afferma: «è morto soffocato». L’avvocata Barbara Spinelli, ospite a Omnibus programma in onda su La7, ha smentito notizie su precedenti penali recenti: «Ha pagato nel 2012, da 14 anni nulla a suo carico»

È ancora forte la richiesta di “giustizia” per Abderrahim Fakir, quantadue anni, morto lo scorso 19 luglio durante un intervento della polizia in via Svevo al Pilastro di Bologna.
Se ne parla dallo stesso giorno in cui il quarantaduenne marocchino ha perso la vita in un’operazione della polizia che a molti – non solo a cittadini italiani di origine marocchina, a marocchini stessi, ma anche a tanti, molti italiani – è parsa esagerata.
L’uomo si era recato da familiari, forse per chiedere o dare spiegazioni su fatti personali. Pare che per strada sia andato in escandescenze, urlando parole incomprensibili ai più, e sferrando calci a due auto parcheggiate davanti all’abitazione dei familiari, il tutto nelle prime ore pomeridiane e in una giornata con un caldo canicolare. Da qui la reazione di alcuni abitanti delle vicine abitazioni che hanno assistito alla scena e telefonato alla polizia chiedendo un pronto intervento. Immobilizzato, schiacciato contro l’asfalto, Fakir una volta ammanettato sarebbe rimasto in una posizione che col passare dei minuti si sarebbe rivelata fatale.

DAL MAROCCO, LA MOGLIE…
Dal Marocco, la moglie e la zia dell’uomo deceduto in questa operazione di polizia, hanno denunciato l’accaduto in interviste a Chouftv: parlano di «crimine» e chiedono verità. «Era una persona normale, l’hanno ammazzato senza motivo», dice la moglie. La zia accusa l’uso dello spray al peperoncino e afferma: «è morto soffocato».
Anche la nipote, Yossra Fakir, è intervenuta per difendere la memoria dello zio: «Era un uomo buono, lavoratore, con valori. Non è una storia da archiviare». Chiede rispetto e di non ridurre Fakir a un titolo di cronaca.
L’avvocata Barbara Spinelli, ospite a Omnibus programma in onda su La7, ha smentito notizie su precedenti penali recenti: «Ha pagato nel 2012, da 14 anni nulla a suo carico». Ha descritto Fakir come persona gentile e preoccupata per il lavoro e per il Patto europeo sull’immigrazione, e ha chiesto di concentrarsi su formazione e tecniche di contenimento della polizia.

LA PROCURA AL LAVORO
Intanto la Procura ha disposto una perquisizione nella casa di Fakir e l’audizione di un cugino come testimone. I legali dei familiari hanno diffuso un video di settantaquattro secondi in cui Fakir, ancora legato, viene rianimato: il volto insanguinato e macchie di spray, secondo l’avvocato Fabio Anselmo.
Sul piano della mobilitazione, domenica prossima, 26 luglio, è previsto un presidio al Pilastro. La decisione è scaturita dopo un’assemblea in piazza Lucio Dalla con centinaia di partecipanti e realtà come Plat, Si Cobas e MuBasta. Fissata anche un’Assemblea nazionale a Bologna per il prossimo 12 settembre per chiedere piena luce sulla vicenda.

UN ALTRO “CASO”
A pochi giorni dalla morte di Abderrahim Fakir al Pilastro è sbucata una nuova testimonianza. Il rapper Enrico Abumhere, in arte “Bubu”, ventisette anni, ha denunciato un episodio avvenuto il 10 luglio scorso – una settimana esatta dalla morte di Fakir – in via Mazzini a Bologna. “Bubu”, sulle pagine del Corriere di Bologna, racconta di essere stato fermato dalla polizia mentre era in monopattino senza casco. Secondo il ventisettenne, anche lui di origine marocchina, tra gli agenti c’era lo stesso poliziotto che avrebbe tenuto a terra Fakir il fatidico 19 luglio.
«Mi stava sopra, l’ho visto bene in faccia – ha dichiarato al quotidiano che fa “panino” con il Corriere della sera – l’ho riconosciuto nel video della morte di Abderrhaim», dice. Il fermo, ripreso dalla sua ragazza, è avvenuto davanti a più agenti. Bubu parla di «abuso di potere» e riferisce che una volta in Questura, l’agente gli avrebbe detto: «Non provare a parlare di razzismo, voi neri lo fate sempre». Da qui la richiesta da parte del rapper bolognese che chiede che il suo caso venga reso pubblico.




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