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Ultima icona nella battaglia dei diritti civili

  • Claudio Frascella
  • 11 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Addio a Jesse Jackson


Aveva 84 anni. Grande amico di Martin Luther King, da tempo combatteva contro una malattia neurodegenerativa. Reverendo della Chiesa battista, due volte candidato con il Partito Democratico alla presidenza degli Stati Uniti. «Un leader al servizio della comunità, degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo», hanno dichiarato i familiari



E’ scomparsa una delle ultime icone dei diritti civili. E’ deceduto ieri, martedì 17 febbraio,all’età di 84 anni, il reverendo Jesse Jackson, attivista per i diritti civili, due volte candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Ministro della Chiesa battista, Jackson combatteva da tempo con una malattia neurodegenerativa.

A dare notizia della sua scomparsa con una nota data alla stampa è stata la sua stessa famiglia. Nbc News, fra i primi organi di informazione a riportare la notizia: «Nostro padre era un leader al servizio della comunità – hanno dichiarato i familiari – non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo».

 

Jesse Jackson circondato dai manifestanti nel gennaio del 1975 - Foto di O'Halloran, Thomas J.
Jesse Jackson circondato dai manifestanti nel gennaio del 1975 - Foto di O'Halloran, Thomas J.

«GIUSTIZIA, UGUAGLIANZA, DIRITTI UMANI»

Reverendo e icona dei diritti umani negli Stati Uniti, dove sin da giovane si era battuto al fianco della popolazione di colore. Negli anni Sessanta è stato il primo afroamericano a passare dall’attivismo alla politica di un grande partito, arrivando addirittura a candidarsi tra le fila del Partito democratico per le primarie in vista delle elezioni presidenziali negli anni Ottanta. Dallo scorso novembre era ricoverato in ospedale dopo che gli era stata diagnosticata una patologia degenerativa chiamata paralisi sopranucleare progressiva (PSP).

«Il suo incrollabile impegno per la giustizia – si legge nel comunicato diffuso ieri mattina dalla famiglia – l’uguaglianza e i diritti umani hanno contribuito a plasmare un movimento globale per la libertà e la dignità. Instancabile agente del cambiamento, ha dato voce a chi non aveva voce, dalle sue campagne presidenziali negli Anni Ottanta alla mobilitazione di milioni di persone per registrarsi al voto, lasciando un segno indelebile nella storia».

 



«UN AMERICANO ORIGINALE»

«La sua fede – prosegue la nota – ha motivato milioni di persone, tanto che vi chiediamo di onorare la sua memoria continuando la lotta per i valori per cui ha vissuto». Jackson era nato a Greenville, nella Carolina del Sud, raggiungendo la notorietà nell’era dei diritti civili, partecipando alle manifestazioni al fianco di Martin Luther King Jr.

A poche ore dalla sua scomparsa, la Cnn ha sottolineato l’impegno di Jackson, considerato dagli esperti un «americano originale», per diventare una icona dei diritti civili e un politico innovativo, che negli Anni Ottanta con il partito democratico si candidò due volte alla presidenza degli Stati Uniti. Una doppia candidatura che ispirò l’America afroamericana a coltivare quel “sogno” (I have a dream) tanto caro a Luther King.


Foto di Department of Defense, American Forces Information Service, Defense Visual Information Center. 1994
Foto di Department of Defense, American Forces Information Service, Defense Visual Information Center. 1994

UNA VERA BANDIERA

Jesse Jackson era una figura di spicco per la comunità nera ben prima che Barack Obama giungesse alla ribalta nazionale. Il Reverendo raggiunse grande popolarità in un momento particolarmente delicato, negli Anni Sessanta fra i più stretti collaboratori del reverendo Martin Luther King Jr.

Dopo l’assassinio di King, avvenuto nel 1968, grazie al suo grande impegno e ad uno spirito battagliero, Jackson diventò uno dei leader per i diritti civili più influenti d'America. La sua coalizione arcobaleno (Rainbow Coalition), veniva indicata come una «audace alleanza» composta da neri, bianchi, latini, asiatico-americani, nativi americani e persone Lgbtq. Una scelta sì audace, ma che aprì finalmente la strada a un Partito Democratico più progressista.



GRANDE ESEMPIO PER OBAMA

«La nostra bandiera è rossa, bianca e blu – riportava ieri una nota Ansa – ma la nostra nazione è un arcobaleno: rosso, giallo, marrone, nero e bianco, e siamo tutti preziosi agli occhi di Dio», aveva più volte ribadito Jackson. Fra le sue frasi più note, ricordano i suoi sostenitori: «Mantieni viva la speranza», che sarebbe stato ripreso decenni dopo nello slogan «Speranza e cambiamento» nella vittoriosa campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008.

Nel 2017, una prima diagnosi: morbo di Parkinson. Fu questo responso a indurre Jacksonal ritiro dalla vita pubblica. A seguire, una diagnosi più severa: paralisi sopranucleare progressiva, una malattia cerebrale degenerativa.

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