Tre donne e una scommessa, vinta a braccia alzate
- Claudio Frascella
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Quel “pan” che vien dalla campagna
Sessanta ettari, un forno a legna, una voglia matta di realizzare un sogno, anche piegando qualsiasi imprevisto. E’ così che nasce il pane del “Gentil Verde”. Nelle colline del Montefeltro, una storia di radici profonde che ricorda la forza delle masserie pugliesi. Dove la terra è maestra e il pane è dignità. Agnese, Eva e Giuditta sono partite da pochi ettari. Oggi coltivano il loro terreno in biologico

Come per la nostra Puglia, esistono luoghi dove la terra parla ancora il linguaggio dei padri. E la Magna Grecia, in quanto a padri, sì che ne ha avuti (basti pensare a quanto lasciato de tremila anni di storia (dalle Colonne doriche, età magno-greca, all’Acquedotto romano, appena fuori le mura cittadine). Non solo in Puglia, però, in quanto la storia sulla quale oggi vogliamo soffermarci riguarda le Marche, dove un tempo c’erano gli Etruschi (“che spesso e volentieri ai romani gliele hanno suonate!”, ricordava Manfredi in un film di Dino Risi). Le Marche, dove il tempo si misura in semine e raccolti, e perché no, in impasti e lievitazioni.
Uno di questi posti è “Il Gentil verde”, azienda agricola declinata al femminile ad Acqualagna, provincia di Pesaro e Urbino, immersa nelle colline del Montefeltro, nel cuore verde di un delle regioni italiane più belle e accoglienti.

ACQUALAGNA, FRA PESARO E URBINO
Acqualagna, un luogo che, pur lontano chilometri dalla Puglia, ne condivide l’anima più vera: uno straordinario amore per la terra, il culto del grano e il valore del lavoro fatto con le mani (pensiamo all’artigianato, al manifatturiero, e non solo a quello).
A portare avanti questo sogno sono tre donne, coraggiose e con in testa da subito un progetto: Agnese Badia, Eva Sander e Giuditta Mercurio, i loro nomi. Tre donne, tre visioni e, si diceva, un unico coraggio. Nel 2017 si sono poste la stessa domanda, chiara e rivoluzionaria: _«E se l’agricoltura diventasse il nostro scopo?». La risposta? Immediata, condivisa, radicale.
Sono partite da pochi ettari. Oggi ne coltivano 60, tutti in biologico. Hanno dissodato campi, piantato cereali antichi dimenticati, e, mattone dopo mattone, hanno tirato su un forno. Ma non un forno come tanti, magari moderno, no: un forno a legna! Proprio come spesso capita di vedere nelle campagne pugliesi, specie sul versante martinese, a seguire le vicine Alberobello, Ostuni, Fasano e via discorrendo, dove il forno a legna è il cuore della casa e del paese.

IL PANE, SCELTA DI CIVILTA’
Ma cosa cuociono nel loro forno a legna Agnese, Eva e Giuditta? «Abbiamo scelto il pane – raccontano le tre socie – perché rappresenta un alimento semplice quotidiano e legato alla tradizione: è memoria, comunità, condivisione».
Per arrivare a un profumo che sprigiona freschezza, ci sono voluti anni di lavoro, tanta fatica, ma anche errori, utili anche quelli, che hanno scaturito ripartenze. Non si sono mai piegate davanti a contrattempi, anche impegnativi, reagendo con una determinazione rara, quella stessa caparbietà che nelle masserie pugliesi, dalla provincia foggiana a quella barese, tarantina, ha fatto nascere farine e pani che oggi sono patrimonio italiano.
Qui ad Acqualagna si coltivano grani antichi, si lavora pasta madre viva, si fa agricoltura rigenerativa. E si accoglie. Perché “Il Gentil verde” non è solo produzione: è esperienza immersiva, equivale a raccontare la terra a chi vuole rimetterci i piedi dentro.

UNITE DALLO STESSO FILO…
Forse insistiamo troppo se parliamo di Marche e Puglia, due regioni diverse, ma unite dallo stesso filo: la centralità del grano, il rispetto per le stagioni, la dignità del lavoro manuale.
Se in Puglia il pane di Altamura e quello di Laterza è simbolo di resistenza e identità, nel Montefeltro “Il Gentil Verde” sta fabbricando lo stesso racconto: quello di donne che hanno deciso di non delegare, ma di “sporcarsi” le mani, di credere che dal seme nasca il futuro.
Una storia di lavoro quotidiano, quella di Eva, Giuditta e Agnese, fatta di accoglienza e bellezza. Perché quando il pane esce dal forno a legna, non profuma solo di farina. Profuma di scelta, di libertà, di terra. E, vi sfidiamo: provate a sostenere il contrario.




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