A una settimana dal sisma, si contano le vittime
- Claudio Frascella
- 2 giorni fa
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Venezuela, morti in aumento
Un terremoto disastroso che ha sfiorato l’ottavo grado. Si estraggono cadaveri dalle macerie, mentre ogni tanto sbuca ancora qualcuno in vita, come un bambino di tre anni e un ragazzo di dodici anni, da sei giorni sepolti dai detriti. Una donna accusa la Sicurezza, che in alcuni casi avrebbe approfittato della debolezza o dell’assenza di cittadini, per fare man bassa di qualsiasi cosa, dalle scarpe all’abbigliamento, dalle pentole ai bicchieri. Intanto le bare vengono accatastate, i sopravvissuti invitati a riconoscere i parenti

Mentre a una settimana dal sisma, il bilancio sui morti in Venezuela aumenta, viene lanciato l’allarme sul rischio di epidemie. Poche, troppo poche le notizia positive che giungono dal Sud America. La cronaca, in modo frammentario, ci rincuora con schegge di ottimismo: poca cosa rispetto a quanto invocato dalla Stato del Centro America sul quale si è abbattuta la sciagura. Fra le poche notizie positive, dopo il ritrovamento di un bambino di dodici anni, ecco che dalle macerie, ieri, è stato estratto vivo un bambino di tre anni. Sei giorni senza acqua e senza cibo, tre anni.
Se pensiamo che una creatura, immobile, non poteva reagire o invocare aiuto, sopraffatta com’era da una normale debilitazione, ci viene da pensare al miracolo. In questo Paese, come in buona parte del Sud America, esiste un alto senso religioso, pertanto quella appena diffusa dall’Agenzia giornalistica Ansa, può essere considerata una delle prime notizie incoraggianti nella ripresa di un Paese letteralmente in ginocchio.
Dunque, il bambino di tre anni estratto, ieri, dalle macerie di un edificio nello Stato del Guaira, dopo essere rimasto intrappolato per quasi sei giorni dopo il terremoto di magnitudo 7,5 che ha colpito il paese lo scorso 24 maggio.

MILITARI, UN PERICOLO
Detto che proprio molti militari si stanno spendendo in modo eroico da una settimana, una donna anziana in queste ore ha lanciato una grave accusa. Senza tanti giri di parole, la donna sopravvissuta al sisma, ha dichiarato alle autorità e alla stampa: “Poliziotti e militari ci hanno rubato tutto!”. La donna lo ha ribadito in una intervista rilasciata a una televisione locale. Visibilmente inferocita, l’anziana donna ha accusato direttamente i membri delle forze di sicurezza di aver saccheggiato quel poco che le restava.
“Hanno rubato di tutto – ha detto la donna - dai vestiti alle scarpe, dalle pentole ai bicchieri”. Come se non bastasse, accuse, come quelle formulate dalla donna disperata contro gli uomini in uniforme, sono aumentate nelle ultime ore.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno avvertito, inoltre, che questi eventi ripetono schemi già osservati in precedenti disastri, come la tragedia di Vargas nel 1999, inclusi rapine e abusi da parte di membri delle forze di sicurezza. Ma finora, stando a quanto appreso dalle agenzie, in particolare dall’aggiornatissima Ansa, le autorità non avrebbero risposto a queste denunce specifiche, con ogni probabilità per raccogliere informazioni attendibili e documentate.

INTANTO, IMMAGINI DISASTROSE
Lo mostrano le numerose tv che si passano notizie, si scambiano immagini e servizi. Ecco le prime a circolare con più insistenza a raccontare come nessuna altra immagine possa fare: sono centinaia le bare nell’obitorio a Los Silos di La Guaira. Bare e sacchi di calce giacciono al suolo sul cortile dei “Silos”, ex deposito di grano in questa drammatica occasione trasformato in un maxi-obitorio a cielo aperto per il terremoto in Venezuela.
Altra scena che racconta un dramma infinito, i volti dei familiari delle vittime. Uomini e donne, all’esterno dell’obitorio improvvisato, attendono il loro turno indossando mascherine a causa dell’insopportabile odore dei cadaveri in decomposizione che si sviluppa nell’aria.
Sono, intanto, centinaia i sanitari nella gestione dell’obitorio e nel contenere il rischio, si diceva, di un’epidemia. Abbiamo scritto di un numero superiore alle millesettecento unità, in realtà nessuno sa il numero esatto delle vittime presenti in quella struttura di fortuna, mentre continuano ad arrivare sacchi di calce e bare.

PERCENTUALI PREOCCUPANTI
Una prima valutazione dell'impatto complessivo dei devastanti terremoti della scorsa settimana in Venezuela, ha rivelato un drastico aumento dei bisogni umanitari e di protezione negli ultimi giorni, è stato detto in queste ore. Lo Stato colpito più duramente, La Guaira, denuncia la carenza di cibo. I servizi di base sono interrotti e le comunicazioni sono state in gran parte interrotte. Le tensioni all'interno delle comunità stanno aumentando poiché l’accesso agli aiuti resta limitato. Sono informazioni, queste, rese dalla portavoce dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), Carlotta Wolf, durante la conferenza stampa svoltasi ieri al Palais des Nations di Ginevra.
Secondo un'indagine dell’Unhcr, per avere una rapida valutazione dei bisogni con partecipanti provenienti dagli stati di La Guaira, Distretto della Capitale, Miranda, Aragua e Carabobo, il 75% degli intervistati, ha segnalato feriti nelle proprie comunità; il 56% ha segnalato vittime. Ovviamente i cittadini più esposti al rischio sono anziani e persone con disabilità, esposte evidentemente a rischi aggravati, a causa della mobilità limitata e dell’accesso ridotto alle informazioni digitali. La metà delle persone valutate è ospitata da vicini o parenti, il 39% vive per strada e in spazi pubblici, mentre altri si trovano in chiese, scuole o strutture improvvisate.




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