Roberto Vannacci lancia una scuola di classe: avanti chi merita, gli altri restano al palo
- Claudio Frascella
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Studenti, separiamoli alla nascita
«Classi distinte in base al merito e al profitto degli studenti, fattore inclusivo e non discriminante», parole sue. Qual è davvero il modello che sosterrebbe il presidente del nuovo soggetto politico? «È una cosa alla quale ho sempre pensato – sostiene ancora l’ex generale – perché è una tecnica scolastica usata in tantissime nazioni europee, in Francia, in Germania, in Inghilterra». Dunque, divisione per meriti e giacché ci siamo, per religione, colore della pelle, estrazione sociale

Che Roberto Vannacci scenda in campo, manifesti le sue idee (sulle quali potremmo non essere d’accordo), è un affare suo e del suo elettorato, che pare vada allargandosi. Non condividiamo, invece, una delle sue ultime posizioni, per così dire “politiche”, rispetto a un nuovo sistema scolastico, quello che lui avrebbe in mente e consisterebbe in classi distinte in base al merito e al profitto degli studenti, convinto che sia un «fattore inclusivo e non discriminante», parole sue.
Il presidente di Futuro Nazionale, come riportato dall’agenzia giornalistica Ansa, ha manifestato questo suo punto di vista a margine di un convegno che, a Roma, aveva come tema proprio la scuola. Ora, detto che crediamo che non tutti possiamo avere un’idea su tutto, a proposito di una scuola “inclusiva e non discriminante”; bene, abbiamo qualche punto di vista sostanzialmente diverso.

DISCRIMINAZIONE, ALTRO CHE INCLUSIONE
Non sarebbe inclusivo, per esempio, negare a figli di extracomunitari che da anni rappresentano una parte della forza-lavoro del nostro Paese, far parte di una stessa classe nella quale ci siano alunni, studenti, provenienti da famiglie benestanti; un problema di frequentazione, proseguendo, che potrebbe interessare altre famiglie italiane, non benestanti o facenti parte di famiglie monoreddito. Questa potrebbe, sì, essere discriminazione.
Alunni che si confrontano quotidianamente su qualsiasi tema, quello che va dalla merenda alla colazione, dal colore di pelle alla religione. Non c’è uno spazio più idoneo come una classe di scuola elementare o media per comprendere quanto sia importante interagire fra ragazzi perché questi si arricchiscano di esperienze reciproche. Non esiste miglior “arbitro” – studiano per questo, ci pare – dell’insegnante che ha anche la funzione di educatore, per ragionare ed eventualmente derimere un confronto fra ragazzi su qualsiasi tema o problema che sia.

MERITO E PROFITTO, CHI LO DICE?
A proposito delle dichiarazioni a caldo di Vannacci e sulle classi distinte in base al merito e al profitto degli studenti (in base a quali parametri?): «È una cosa alla quale ho sempre pensato – sostiene l’ex generale – perché è una tecnica scolastica usata in tantissime nazioni europee, in Francia, in Germania, in Inghilterra». «Applicata peraltro anche da noi – prosegue Vannacci riferendosi a un passato sostanzialmente remoto, un altro mondo – quando noi uscivamo dalle scuole medie, mi ricordo benissimo, chi prendeva ottimo e distinto andava nelle sezioni A e B dei licei, chi prendeva buono e sufficiente andava nelle sezioni C e D».
Una valutazione, questa, che sarebbe «a favore di tutti gli studenti; perché i più bravi, i più diligenti sono aiutati in quanto messi nelle stesse condizioni e i meno bravi e i meno diligenti avranno più possibilità di avere un supporto che li porti a essere al livello dei più bravi». «Quindi – per concludere un ragionamento sostanzialmente teorico – lo vedo come un fattore, usando un termine che a voi piace molto, “inclusivo piuttosto che discriminante”. Cioè il fatto di poter aiutare ognuno raggruppandolo per caratteristiche simili». Non comprendiamo l’assenza di confronto, di interscambio, di inclusione, che nei giovanissimi, ma anche negli adolescenti, è l’essenza della crescita. Ma questo è il Vannaccipensiero.

VANNACCIPENSIERO E “DISTINGUO”
Ma il Vannaccipensiero continua a movimentare il clima politico. Alla Camera, una delle ultime discussioni ha riguardato il Piano casa. Durante l’esame degli ordini del giorno, la presidenza ha richiamato la deputata dem Ouidad Bakkali per il suo intervento contro le affermazioni «di chiara matrice razzista» provenienti dai banchi di Futuro nazionale. E’ stata anche l’occasione perché il partito di opposizione al governo, per chiedere all’Ufficio di presidenza l’acquisizione del verbale.
«È stato superato il limite – ha sostenuto Federico Fornaro – si è arrivati a riferimenti a nomi di battesimo di persone straniere; il problema non è se quel singolo cittadino abbia violato la legge, ma è il solo fatto di avere un nome straniero, di appartenere a una religione: questo richiama al 1938 e alle leggi razziali».
«L’estrema sinistra e parte del centrodestra – ha risposto Rossano Sasso, respingendo le accuse – ci dà del “razzisti” semplicemente perché chiediamo che le case popolari debbano andare prima agli italiani; il nostro non è razzismo, è un’opinione politica: sono gli altri ad essere razzisti contro gli italiani, fatevene una ragione: abbiamo diritto di parola».




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