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Taranto e la Puglia in ginocchio per il caldo

  • Claudio Frascella
  • 7 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Mar Piccolo bollente, strage di cozze


Muore il novellame nel primo seno, a rischio l’intera prossima stagione. Produttori e sindacati chiedono monitoraggio straordinario con CNR e Arpa. Non solo mitilicoltura: acqua razionata, scuole-forno, lavoro vietato nelle ore più calde, bollette e gasolio alle stelle. Coldiretti stima fino a 1,5 miliardi di danni. Intanto il granchio blu avanza in un mare sempre più caldo



Gusci spalancati, vuoti. Dal primo seno del Mar Piccolo non esce più il “frutto nero” della nostra città, Taranto. Anzi, è come se quello specchio d’acqua stesse celebrando il suo funerale. Il novellame muore prima di nascere, stroncato da un’acqua che non rinfresca più. Anche le sorgenti sottomarine, i famosi citri, non bastano più a raffreddare un bacino diventato bollente.

L’allarme lanciato da sindacati e associazioni di mitilicoltori è netto e cupo: non è solo il raccolto di oggi a essere perduto. A morire è il “seme”, dunque il futuro. Superata una certa soglia termica, il mitile va in stress – spiegano i più tecnici – si indebolisce, si stacca e muore. Era già accaduto nell’estate di due anni fa, nel 2024, e si ripete ora, in forma più violenta.

 



«RISCHIAMO DI BRUTTO!»

«Rischiamo di arrivare alla prossima stagione senza prodotto», dicono i produttori. Per questo hanno chiesto, in una lettera congiunta, un monitoraggio straordinario e urgente del Mar Piccolo, con Arpa, enti locali e CNR: temperatura, ossigenazione, parametri ambientali. Servono numeri certi, come fu per la diossina, perché senza scienza non c’è tutela, tanto per il mare quanto per il consumatore.

Ma la cozza è solo la punta di un’onda di calore che sta mettendo in ginocchio l’intera Puglia. Nelle case l’acqua arriva a singhiozzo. ARIF e consorzi di bonifica razionano: pozzi aperti poche ore all’alba, poi rubinetti a secco per famiglie e aziende. Nelle campagne del Foggiano si sfiorano costantemente i 40 gradi.

Le scuole riaprono in aule-forno: présidi e genitori chiedono ventilatori e scorte d’acqua per tenere gli alunni al sicuro. Per strada il lavoro si ferma. La Regione, con l’ordinanza n.321, ha vietato attività all’aperto per edili, braccianti e rider, dalle 12.30 alle 16.00, nei giorni da “bollino rosso”. Una misura necessaria, dopo i venti morti sul lavoro per colpi di calore già registrati quest’estate in Italia.

Intanto il caldo apre la porta agli invasori: il mare più caldo nutre la proliferazione del granchio blu e di altre specie aliene che aggrediscono le colture di mitili.

 



ECCO IL CONTO…

Coldiretti parla di crollo medio del 15% della produzione agricola regionale, con punte oltre il 30% per simboli come il pomodoro da industria di Foggia, angurie tarantine e brindisine quasi azzerate (-60%), uliveti e vigneti in sofferenza. Il danno stimato solo per la Puglia oscilla tra 1 e 1,5 miliardi di euro.

A pesare non è solo ciò che non si raccoglie, ma quanto costa provare a salvare il salvabile. Irrigazioni di soccorso continue hanno fatto impennare del 50% il costo del gasolio per le motopompe. Nelle stalle, mucche e bufale sotto stress termico producono dal 15 al 20% di latte in meno, mentre ventilatori e nebulizzatori restano accesi 24 ore su 24.

Stessa musica per luce e acqua, in case e negozi: ogni grado in meno impostato sul condizionatore fa salire dell’1,2% la bolletta, mentre oltre i trenta gradi ogni grado in più taglia del 3% la produttività oraria del lavoro.

Una Puglia che ha sete, che fatica a respirare e a lavorare, e che vede, si diceva al principio, uno dei suoi prodotti più identitari – la cozza tarantina – morire praticamente in culla.

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