<strong>«Ti aiutiamo noi…»</strong>
- comunicazione283
- 7 mar 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Giuseppe Cannavale, malato di tumore aveva segnalato la sua storia al quotidiano La Stampa. Il suo datore di lavoro si è mosso per fare in modo che il giovane apprendista potesse curarsi nonostante i giorni di malattia previsti dal suo contratto fossero superati. «Abbiamo fatto solo il nostro dovere, non credevamo che l’intera vicenda avesse una simile cassa di risonanza», ha dichiarato. Poi Pordenone Today racconta la storia del dipendente che ha «trovato una famiglia»
Quando è possibile, dunque il più delle volte, quando possiamo, evitiamo di riportare il cognome di uno dei protagonisti delle nostre storie raccolte ormai a centinaia, ogni settimana. Stavolta facciamo un’eccezione, perché l’imprenditore del quale raccontiamo la storia, la segnalazione per il suo gesto di enorme bontà se la merita tutta: Pietro Barteselli, da giorni Ufficiale al merito della Repubblica italiana.
Pietro, imprenditore dal cuore d’oro, una volta appreso il grave problema di salute di un dipendente della società da lui amministrata, non si è posto nemmeno la domanda: «Dobbiamo tutelarlo», si è detto. Va bene, ma come fare, se la legge italiana nella migliore delle ipotesi prevede una copertura sanitaria il più delle volte insufficiente? Semplice, direbbe qualcuno: «Si copre la differenza e si garantisce allo sfortunato dipendente lo stesso tenore di vita». «Semplice», mica tanto. Quando in ballo ci sono quelli che nei suoi racconti Camilleri chiamava “piccioli”, cioè i soldi, l’affare si complica. Bravi gli italiani a fare i conti con i soldi degli altri.
PIETRO NON CI PENSA DUE VOLTE…
E, invece, Barteselli non ci ha pensato su due volte. Il dipendente, Giuseppe, che ha anche un cognome, Cannavale, «E’ uno di noi», si sarà detto, così «facciamo il possibile per assisterlo e, soprattutto, non facciamolo sentire solo…». In casi come questi, inutile girarci intorno, il più delle volte oltre al danno di una malattia, c’è anche quello della beffa, cioè che tutti intorno si dileguino. Secondo un principio vecchio come il cucco: quando c’è da divertirsi, c’è confusione; quando, invece, c’è da rimboccarsi le maniche e mostrare con i fatti rispetto e affetto per un familiare, un amico, un conoscente, tutto intorno si crea un vuoto che nemmeno il deserto del Sahara.
Dunque, la storia parte dalle colonne de La Stampa, il quotidiano al quale per primo Giuseppe si rivolge, scrivendo una lettera per segnalare il suo caso. Una storia che a larghi tratti riprende e racconta successivamente Pordenone Today, quotidiano edito in cinquanta edizioni locali, dal Gruppo Citynews. Giuseppe, web designer pordenonese, lo scorso ottobre aveva deciso di raccontare la sua storia. Un momento doloroso, riporta il quotidiano online. Giuseppe scopre di avere il linfoma di Hodgkin e lo racconta. Una storia che colpisce il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che viene a conoscenza anche del gesto spontaneo dell’imprenditore, Pietro Barteselli. Infatti, Barteselli, venuto a conoscenza del dramma che sta attraversando Giuseppe, decide di coprire lo stipendio del dipendente. Ciò per consentire al giovane di curarsi. Mattarella che già in altre circostanze ha dimostrato grande sensibilità, nomina Barteselli Ufficiale al merito della Repubblica Italiana.
GIUSEPPE, LA CHEMIO, LA RIVELAZIONE
Giuseppe che si era ammalato di cancro durante l’apprendistato, avrebbe dovuto affrontare sei cicli di chemioterapia. Nonostante avesse esaurito tutti i giorni di malattia a disposizione, ha trovato un imprenditore comprensivo e che ha «guardato oltre al mero profitto imprenditoriale», si legge nella motivazione. Così il Capo dello Stato in una cerimonia ufficiale consegna al Quirinale le «onorificenze a quanti si sono distinti per attività volte a favorire il dialogo tra i popoli, contrastare la violenza di genere, per un’imprenditoria etica, per un impegno attivo anche in presenza di disabilità, per l’aiuto alle persone detenute in carcere, per la solidarietà, per la scelta di una vita nel volontariato, per attività in favore dell’inclusione sociale, del diritto alla salute e per atti di eroismo».
«Storie di solidarietà – ha detto il presidente Mattarella – di senso di umanità, di coinvolgimento nel farsi carico delle difficoltà di altre persone; ed è giusto farle conoscere: le persone che sono qui vivono nella normale quotidianità; e questo è il pregio del loro comportamento: vivono questa quotidianità avvertendo i valori del rapporto tra le persone, del senso di comunità, del bisogno di non isolarsi, ma di occuparsi dei problemi generali e delle persone che hanno difficoltà o sono più deboli».
«TUTTO E’ BENE…»
«Sono estremamente onorato che il presidente della Repubblica – dice Barteselli nella sua intervista concessa i primi di febbraio a Lorenzo Padovan de La Stampa – abbia deciso di portare all’attenzione dei cittadini il nostro approccio come esempio di gestione imprenditoriale che guarda oltre il mero profitto; l’impresa è fatta prima di tutto di persone; oggi credo sia importante testimoniare che fare impresa significa impegnarsi perché l’azienda sia di successo in Italia e nel mondo nel lungo periodo, costruendo quotidianamente solide fondamenta: raggiungere risultati positivi garantisce alle famiglie di chi opera – direttamente e indirettamente – la serenità di un lavoro che viene svolto in un ambiente sicuro e di benessere: la vera forza di un’azienda penso sia la capacità di proteggere la propria comunità».











Commenti