Sfruttati e sottopagati, una vergogna
- comunicazione283
- 13 ore fa
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Rider, basta sfruttamento!
A pedalare in mezzo al traffico, per 2,50 euro per ciascuna consegna peruna retribuzione mensile a partire dai 650 euro. Il provvedimento parte dalla Procura di Milano, che indaga sul lavoro povero e illegalità. Riflettori sul sistema delle consegne a domicilio di cibo e altri prodotti. Al centro dell’indagine una società spagnola

Quante volte ne abbiamo scritto? Analizzato la denuncia di italiani, non solo ragazzi
in arrivo dall’Africa, costretti a compiere chilometri e chilometri al giorno per portare a casa un tozzo di pane, sia detto senza volere assumere toni drammatici.
Li vediamo circolare a tutte le ore, in tutte le città, compresa la nostra. Non solo a Milano, dall’altro giorno città sotto la lente d’ingrandimento per via di un provvedimento della Procura del capo, ma in tutta Italia. Li vedi fuori dalle pizzerie, dalle paninoteche, appoggiati alle bici, facendo attenzione che i mezzi non spariscano (avete presente “Ladri di biciclette”?), che non cadano, si facciano male, perché altrimenti…Altrimenti: «Sono cavoli!!», dicono. Là fuori, in attesa di essere chiamati dai titolari delle attività commerciali che rientrano nel circuito della società europea più nota nel campo delle consegne, che hanno appena ricevuto una prenotazione e scattare nel più breve tempo possibile. Parliamo dei rider, l’ultima frontiera dello sfruttamento della manovalanza.

CAPORLATO, COME NEI CAMPI…
Quello che accade nei campi di raccolta – e non è un caso che l’accusa sia di caporalato –accade per le strade e le piazze di tutta Italia, ma anche oltre i nostri confini. Dodici ore di lavoro al giorno, spremuti come limoni per pochi euro. Ma, adesso, pare sia arrivato il momento di fare un po’ di conti. Fare in modo che chi sbaglia paghi e non rovesci addosso, come sempre, sul più debole la voglia matta di fare affari e intascare miliardigrazie alle schiene piegate di ragazzi che sono arrivati nell’“accogliente” Europa in cerca di fortuna. Due euro all’ora, ecco la fortuna promessa. Una carognata.
«Retribuzioni inferiori ai compensi minimi previsti dai contratti di categoria e sotto la soglia della povertà, nel 75% dei casi monitorati; reclutamento di lavoratori in stato di bisogno, in prevalenza stranieri; sfruttamento della manodopera, un popolo di sommersi pagati 5 euro l’ora», scrive Lorenza Pleuteri per l’Osservatorio dei diritti. A pedalare in mezzo al traffico, per 2,50, 2,80 euro al massimo, per ciascuna consegna e una retribuzione mensile compresa tra 650 e 1.000 euro: cinquanta-sessanta chilometri, sotto il sole o sotto lapioggia, nell’afa estiva insostenibile così come nel gelo dell’inverno, per giunta con quei fiocchi di neve insistenti visti in questi giorni di Milano-Cortina.

SOLE, PIOGGIA, VENTO: SEMPRE!
«Pause brevi, orari lunghi e spalmati – aggiunge Pleuteri nel suo intervento dettagliato – anche sette giorni su sette, costi e rischi legati all’uso della bicicletta integralmente a carico dei rider, dalla manutenzione alle cadute e agli incidenti, dai furti ai danneggiamento». La procura di Milano ha disposto con un provvedimento pesantissimo l’ultimo giro di indagini e audizioni nel settore del “delivery”.
Storari, da anni impegnato in inchieste sul “lavoro povero”, ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario di una società facente parte di un marchio spagnolo famoso in tutto il mondo, e ha nominato un amministratore giudiziario. Il decreto, efficace dal momento della notifica, dovrà essere valutato e convalidato da un giudice per le indagini preliminari.
Ma veniamo al controllo giudiziario d’urgenza per caporalato disposto in via d’urgenza Secondo la Procura i rider: 40mila quelli impiegati in tutta Italia. Questi ricevevano paghe – scrive la redazione del Fatto Quotidiano – in alcuni casi inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiori fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva comparativamente più rappresentativa.

«PERSONE IN STATO DI BISOGNO»
La somme non garantiscono ai rider una esistenza libera e dignitosa. Come, invece, previsto dall’articolo 36 della Costituzione. Considerato che si tratta di persone in stato di bisogno, l’accusa nei confronti della società e dell’amministratore unico della società invitata a difendersi, è di caporalato. In qualità di amministratore unico, scrive nel suo dispositivo giudiziario Storari, avrebbe impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori.
Chi ha ricevuto l’incarico dal p.m. milanese è chiamato a impedire che le violazioni si ripetano e a regolarizzare i rider fin qui lasciati fuori dal perimetro della legalità, adottandomisure efficaci e assetti organizzativi in grado di garantire correttezza e diritti.

IL SISTEMA VA CAMBIATO
Lo scopo del commissariamento. «Vanno rimosse “situazioni tossiche” che hanno creato l’humus favorevole perché un ambito lavorativo si trasformasse in occasione di illeciti attinenti al diritto penale del lavoro. E nemmeno si può ragionevolmente pensare che il problema possa essere risolto solo rimuovendo le figure apicali della società, senza nulla mutare del sistema: inalterata l’organizzazione, “i nuovi venuti” si troverebbero nelle medesime condizioni dei loro predecessori e il sistema illecito sarebbe destinato a perpetuarsi».
L’amministratore del ramo italiano, si diceva, è indagato per caporalato. «Avrebbe impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento – è l’ipotesi di reato che andrà a provata, se e quando si arriverà a giudizio – approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori». Si ipotizza l’aggravante del numero. I rider legati alla piattaforma in causa sarebbero stimati in duemila solo a Milano, quarantamila in tutta Italia.








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