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<strong>«Ragazzi, inseguite i sogni»</strong>

  • comunicazione283
  • 27 dic 2024
  • Tempo di lettura: 3 min


Noslin, elemento di punta della Lazio, ha iniziato facendo il rider. «Volevo crescere, il mio pensiero fisso era diventare un professionista. Mi ha aiutato mia madre, poi una leggenda dell’Inter, Wesley Sneijder, cominciò a prendersi cura di me. Prima nell’Ajax, poi a Verona, infine a Roma». La tripletta al Napoli di Conte in Coppa Italia lo ha posto all’attenzione dei grandi club

«Lavoravo sotto la pioggia, ma anche quando nevicava; il mio compito era quello di preparare panini: facevo le consegne in scooter, in auto o in bici; ero io ad aprire e chiudere l’attività, lo facevo però pensando che non era proprio quello che avrei voluto fare nella vita; professionale ero professionale, ma avrei voluto crescere, diventare un calciatore professionista: non nascondo, però, che a volte ho avuto paura che il mio sogno non si avversasse, insomma che non ce l’avrei fatta, ma è stata la fede in Dio ad avermi aiutato nel viaggio della vita».

Tijjani Noslin, calciatore olandese nato ad Amsterdam, proveniente da una famiglia giunta in Europa dal Suriname, stato indipendente dell’America meridionale.  Così si è raccontato Tijjani prima di diventare un giocatore professionista, al Corriere della Sera. Fino a poco tempo prima si era guadagnato da vivere facendo il rider per Subway, una nota catena di fast food olandese. «So cosa significa essere dall’altra parte – riprende il venticinquenne calciatore della Lazio – lavorare duramente tutti i giorni; mi dico sempre che non voglio tornare indietro: voglio dare tutto quello che ho fino alla fine della mia carriera, infine guardare indietro e vedere che la mia è stata una bella storia».

Foto Profilo Instagram

FORZA LAZIO!

Oggi Tijjani è uno degli elementi più rappresentativi della Lazio. Fino a quattro anni fa preparava panini in un fast food a pochi isolati dallo stadio dell’Ajax, la sua squadra del cuore: non è diventato calciatore per caso, forse da piccolo non era ancora il suo chiodo fisso, ma più avanti lo è diventato, tanto da martellargli la testa. Forse, a fargli cambiare decisamente idea, cioè a convincerlo che è il calcio il suo “lavoro”, la clamorosa tripletta in Coppa Italia inflitta al Napoli di Antonio Conte. Un percorso, il suo, non proprio rose e fiori. Per farcela, giungere a certi livelli, occorre sudare sodo. «Mai arrendersi – racconta – quando ero nelle giovanili dell’Ajax, a causa di un errore amministrativo, non poterono tenermi; da quel momento mia madre ha contattato letteralmente tutti i club professionistici olandesi per segnalargli il mio nome».

Le cose non andarono subito bene. «Dicevano che ero troppo gracile fisicamente; non navigavamo nell’oro, tutt’altro, per gli standard olandesi non rientravamo nella categoria benestanti: mamma ha sempre combattuto molto con quel poco che aveva». Dopo attesa e sacrifici, tanti, la svolta, nel 2020. «Nell’estate del Covid finii al DHSC, quinta serie olandese, una squadra sconosciuta; non avevo grandi aspettative, l’importante a quel punto era giocare al pallone; ben presto scoprii che era il club di Wesley Sneijder».

GRAZIE WESLEY!

Tijjani cominciò a segnare gol a raffica, facendosi notare dalla leggenda dell’Inter del Triplete che promise a sua madre di aiutare personalmente il ragazzo. Tramite la conoscenza del proprietario del Fortuna Sittard, Sneijder diede la possibilità al classe 1999 di spiccare il volo in un club professionistico. Poi, a gennaio 2024, il trasferimento al Verona di Marco Baroni con cui conquistò una salvezza sul filo di lana. Oggi i due lavorano ancora insieme, ma alla Lazio. Dalla quinta serie olandese, il sogno di Tijjani vola in Europa League.

«Voglio far vedere a tutti quello che so fare – dice oggi il giovanotto ormai più di una promessa – naturalmente quando sei nella tua città ti vengono a guardare molti amici, lo stesso parenti e conoscenti a cui vuoi mostrare sempre qualcosa in più; ovviamente darò sempre tutto e lo farò anche contro l’Ajax, ma la cosa più importante è vincere le gare, non importa come, se con i miei gol, i miei assist…». La vita è maestra, Noslin conferma. «Se hai attraversato periodi difficili fin da piccolo, questo può aiutarti; quanto impari per strada puoi trasferirlo anche nel calcio». 

 
 
 

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