<strong>«Palazzina Laf, è una vicenda umana»</strong>
- comunicazione283
- 16 ott 2024
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«La Palazzina Laf ha rappresentato non solo per Taranto, ma per tutta l’Italia, una vergogna», così hanno ricordato Claudio Virtù e Giuseppe Palma, fra i 79 lavoratori Ilva relegati in un luogo fatiscente del siderurgico. Ritenuti scomodi o sindacalizzati, dovevano rappresentare in tutto lo stabilimento un esempio per condizionare anche le scelte aziendali. Promosso dal giornalista Antonio Attino e Vincenzo Di Renna, docente del liceo artistico “Calò”. Sono intervenuti, fra gli altri, il magistrato Alessio Coccioli, e lo scrittore Carlo Vulpio (“La città delle nuvole”)
Ventisei anni fa, il 7 novembre 1998, la magistratura mise sotto sequestro la Palazzina Laf (Laminatoi a freddo, l’acronimo), l’edificio della fabbrica in cui i dirigenti del Centro siderurgico Ilva confinavano i lavoratori indisponibili ad accettare il demansionamento.
Fu il primo clamoroso caso di mobbing in Italia, un caso esemplare di persecuzione sul luogo di lavoro che portò nel 2001 alla condanna (poi confermata nei due successivi gradi di giudizio) di undici persone: dirigenti, capi e il proprietario dell’Ilva, Emilio Riva.
La storia che ha ispirato il film del regista tarantino Michele Riondino, è stata raccontata da alcuni dei veri protagonisti della vicenda lunedì sera nella sala Agorà della biblioteca civica Acclavio di Taranto. “Taranto, la storia oltre il cinema. Palazzina Laf”, questo il titolo dell’incontro.
UN INCONTRO PER TUTTI
Obiettivo dell’incontro: andare alle origini della storia, ricostruendola grazie alle testimonianze di quanti la vissero. L’incontro, aperto a tutti, era nato avendo come pubblico ideale i giovani e gli studenti (numerosi i ragazzi che hanno partecipato al dibattito intervenendo con domande rivolte ai protagonisti). «Ci auguriamo possa essere stato un “esercizio” di educazione civica», aveva dichiarato Attino, promotore dell’incontro insieme con Vincenzo Di Renna, anche lui docente del liceo artistico “Calò”.
Fra i presenti, Alessio Coccioli, attualmente procuratore a Matera; è lui il magistrato che all’epoca condusse l’inchiesta giudiziaria con il procuratore aggiunto Franco Sebastio, scomparso a gennaio dell’anno scorso. Con Coccioli, due ex lavoratori confinati nella Laf, Claudio Virtù e Giuseppe Palma, i quali hanno raccontato la loro storia, le difficoltà lavorative e umane vissute.
Virtù nel 2001, aveva scritto il libro “Palazzina Laf. La violenza del padrone”, ripubblicato recentemente. A questo libro il regista Riondino ha attinto per il suo film. Presente all’incontro anche Carlo Vulpio, inviato del Corriere della Sera, che nel 2009 dedicò a Taranto al suo dramma ambientale e umano, il libro “La città delle nuvole”. Della palazzina Laf, Vulpio scrisse: «Dimostra che come non c’è mai limite all’inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra, così non c’è limite all’inquinamento delle coscienze e allo scempio della mente delle persone».
NON SOLO PER GIOVANI E STUDENTI
Lunedì sera, anche la testimonianza di Marisa Lieti, la psichiatra che seguì i lavoratori e denunciò pubblicamente la condizione dei lavoratori confinati. All’attore Sergio Tersigni, insegnante anche lui come Attino, è toccata la lettura di alcuni brani legati a quanto accadeva in quel periodo a Taranto, ricordando Franco Sebastio, il procuratore della Repubblica che visse con partecipazione e amarezza la storia, riversandola in una appassionata requisitoria.
«La palazzina Laf ha rappresentato non solo per Taranto, ma per tutta l’Italia, una vergogna; la vicenda che ha riguardato un gruppo di lavoratori relegati in un luogo fatiscente perché ritenuti scomodi o sindacalizzati o che non accettavano il demansionamento doveva rappresentare in tutto lo stabilimento un esempio per condizionare anche le scelte aziendali; noi lavoratori dovevamo abbassare la testa e subire le imposizioni del datore di lavoro, condizioni chiaramente fuori legge». Così Claudio Virtù e Giuseppe Palma, due tra i 79 dipendenti del Siderurgico che nel 1997, all’epoca della gestione dei Riva, furono confinati in una struttura definita lager, la palazzina Laf (Laminatoio a freddo), senza svolgere alcuna mansione. Una dichiarazione raccolta da Giacomo Rizzo, giornalista dell’agenzia giornalistica Ansa, che aveva collaborato con Virtù alla stesura del libro “Palazzina Laf”.
COCCIOLI, RICORDANDO SEBASTIO
«Sicuramente – ha detto dal suo canto il procuratore Coccioli – è stata una indagine unica; all’epoca era un fatto nuovo; c’erano pochissimi casi analoghi. Un caso unico perché si è parlato tanto di mobbing ed effettivamente lo era, ma non fu trattato come mobbing, almeno all’inizio: il problema era proprio la valutazione del reato perché i lavoratori erano pagati sostanzialmente per non fare nulla, costretti a una situazione di ozio forzato. Mi colpì la dichiarazione di uno di quei lavoratori. Gli chiesi: “ma lei cosa lamenta se viene pagato lo stesso?”. Mi rispose: “io non sono un gambero, io voglio andare avanti, non indietro: sono un lavoratore specializzato, non possono togliermi la dignità».
Questi, uno per uno, gli ospiti dell’incontro. Alessio Coccioli, procuratore capo a Matera. In magistratura dal 1996, è stato sostituto procuratore a Taranto negli in anni in cui venne aperta l’inchiesta giudiziaria sulla Palazzina Laf dell’Ilva. Successivamente ha lavorato come sostituto nella Direzione distrettuale antimafia a Lecce, dal 2018 come procuratore aggiunto a Bari. Da aprile di quest’anno è capo della procura a Matera.
TARANTO, CITTA’ DELLE NUVOLE
Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della Sera, inviato in Italia e all’estero, nel 2009 autore di La città delle nuvole. Viaggio nel territorio più inquinato d’Europa, libro-inchiesta su Taranto. E’ autore tra gli altri del libro Il genio infelice, sulla vita di Antonio Ligabue, e il sogno di Achille, il romanzo di Gigi Riva.
Claudio Virtù e Giuseppe Palma, ex dipendenti dell’Ilva, hanno condiviso la drammatica esperienza da confinati nella Palazzina Laf del centro siderurgico di Taranto. Prima di essere trasferiti lavoravano nel centro elaborazione dati.
Marisa Lieti, psichiatra, è stata responsabile del centro di salute mentale dell’Asl di Taranto dopo avere lavorato nell’ospedale psichiatrico di Collegno (Torino). Ha curato i lavoratori confinati nella Palazzina Laf.











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