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<strong>«Non toglietemi lo “Iacovone”!»</strong>

  • comunicazione283
  • 16 feb 2024
  • Tempo di lettura: 4 min


I lavori in occasione dei Giochi del Mediterraneo spingono la squadra a trasferirsi altrove. Una delle ipotesi che spaventano il “rossoblù a vita”, quella di Teramo. I tifosi in agitazione, fra questi l’anziano “ultrà”: «Non voglio pensarci, a cinquecento chilometri dal mio stadio?». Infine, una soluzione che emoziona: «Contribuisco alla ricostruzione con cento euro, di più non posso, purché non mi priviate del mio ultimo passatempo»

«Non so ancora quanti anni mi restano da vivere, perché dovete togliermi il gusto di assistere alle partite del Taranto, la squadra del mio cuore?». Carmine ha ottantaquattro anni, la furia di un ultrà, di chi si fascia il collo con la sciarpa rossoblù e non smette un solo attimo di incoraggiare la squadra per la quale tifa. «Nella buona e nella cattiva sorte», rivela a qualcuno accanto a lui dopo l’acceso sfogo ai microfoni di Antenna Sud. «Perché il Taranto è la mia fede, è stato l’amore a prima vista!». L’uomo ha letto sui giornali, sentito alla tv, che purtroppo il suo Taranto si trasferirà lontano dal suo stadio per giocare i prossimi due campionati. Si parla di Teramo, cinquecento chilometri. Ma andiamo per gradi.

A raccogliere lo sfogo di Carmine, nel frattempo diventato come sempre più spesso accade, un “meme” della tifoseria di casa, proprio il direttore dell’emittente con sede a Francavilla Fontana, città non lontana dalla stessa Taranto. Gianni Sebastio, quarant’anni di accese telecronache con Videolevante, Studio 100 e, infine, con la tv della quale è editore Mino Distante.

«MI RIVOLGO AI POLITICI!»

Sebastio, rispetto ai colleghi, non ha perso il vizio di fare del normale sfogo di un anziano – che non sa a quale santo votarsi – la notizia del giorno. Spiana il microfono, tiene a bada altri tifosi che vorrebbero lanciarsi nella mischia. Il giornalista ha già scelto, in un attimo: la ribalta mercoledì sera, gara di Taranto-Giugliano, non è solo del pirotecnico Ezio Capuano, tecnico rossoblù, o dell’attaccante Kanouté che ha risolto il match all’ultimo respiro, ma è Carmine. Segnato, il volto scavato dell’ottantaquattrenne, è la copertina del notiziario sportivo. Ci vuole un attimo. Poi vi si fiondano quotidiani sportivi (Tuttosport) e siti importanti (Fanpage).    

«Mi rivolgo ai signori politici: da settantacinque anni seguo il Taranto – alza il tono della voce, Carmine, quasi che attraverso il microfono il messaggio arrivi forte e chiaro a destinazione – ho abbonamenti e biglietti, avrò il diritto di vedermi la mia partita non lontano da casa?». Carmine incassa le urla dei tifosi, lo applaudono. L’ottantaquattrenne riprende fiato, ha ancora benzina, lancia un anatema. Si salvi chi può. «Mi restano pochi anni da vivere perché mi dovete togliere il gusto di seguire la mia squadra, i miei colori: datevi da fare, altrimenti – scatta la minaccia – quando sarò “lassù” vi farò sentire il mio fiato sul collo». A buon intenditor, poche parole.

Per gentile concessione di Antenna Sud

84 ANNI, INARRESTABILE

Carmine, fiume in piena, regala un altro risvolto del suo carattere: la generosità. Niente giri di parole, dritto al sodo. Non compra il biglietto solo per sé, talvolta ne acquista un paio in più per regalarli a chi non ha la possibilità per pagarsi l’ingresso allo stadio. E’ intransigente, l’ottantaquattrenne. «Faccio un ulteriore sacrificio: tiro fuori dalla tasca cento euro per contribuire alle spese per i lavori allo stadio, ma devono assicurarmi che la partita potrò vederla a “casa mia”». Casa di Carmine, come per tutti i tifosi, la squadra, il tecnico, è una sola: lo “Iacovone”.

Mercoledì sera il Taranto, che aveva anticipato le altre gare, era al terzo posto in classifica nel girone C della Serie C. Purtroppo c’è il caso-Iacovone, lo stadio dovrebbe subire lavori di ristrutturazione completa in vista dei prossimi Giochi del Mediterraneo. Per questo motivo la squadra del presidente Massimo Giove, che non ha risparmiato investimenti per un campionato importante, potrebbe giocare a Teramo, cinquecento chilometri da Taranto per i prossimi due anni. Un dramma sportivo per le migliaia di tifosi che dopo anni sono tornati ad avvicinarsi alla squadra.

TERAMO, PROPRIO NO…

A proposito di questa sciagurata soluzione. «Sono deluso e mortificato – dice il presidente Massimo Giove – discuto da anni di questo problema, con il ministro Abodi, Malagò e il presidente Gravina; sarebbe toccato, invece, ad altri pensare a quanto sarebbe accaduto: nulla è stato fatto, i tempi stringono, i lavori allo Iacovone coinvolgeranno quattro settori in contemporanea: niente gare, niente allentamenti». Calcio finito. In un momento in cui il Taranto a suon di risultati sta occupando i vertici della classifica.

Ecco lo sfogo di Carmine e migliaia di tifosi che avevano visto riaccendersi la speranza di vedere una squadra lottare per la promozione in serie B. Come ai tempi dell’ottantaquattrenne che, non lo dice, ma in cuor suo lo spera: «Se la squadra del mio cuore andasse in serie B, allora davvero non so cosa farei: diventerei più matto di quanto non lo sia oggi, combattuto fra l’essere tifoso e il cittadino al quale qualcuno gli sta togliendo l’unica soddisfazione: andare allo stadio e urlare forza Taranto!».

 
 
 

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