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<strong>Migranti, in Italia altri 5 Cpr</strong>

  • comunicazione283
  • 12 mar 2025
  • Tempo di lettura: 3 min


In una intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica e ripresa dal sito del Governo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi spiega le misure assunte insieme con il premier Giorgia Meloni.Un altro Centro di trattenimento sarebbe invece rivolto ai migranti che arrivano da Paesi sicuri.Tutto ripartirebbe da qui, non più dall’Albania. C’è chi non la pensa allo stesso modo: trasferire gli “irregolari” dall’Italia violerebbe le norme Ue

Ci sarebbero cinque nuovi Centri di permanenza per i rimpatri realizzati in Italia (dunque non più Albania) e un altro Centro di trattenimento per i migranti che arrivano da Paesi sicuri. È uno degli annunci rivolto da Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno. Lo conferma in una intervista rilasciata ad Alessandra Ziniti, inviata de la Repubblica e pubblicata anche dal sito del Governo. Il segnale reso dal ministro sarebbe quello riguardante una serie di rimpatri che, appunto, Piantedosi insieme con Giorgia Meloni, presidente del Governo, hanno confermato a questori e prefetti. In buona sostanza, stando a quanto dichiarato, tutto ripartirebbe dall’Italia, non più dall’Albania. O, comunque, in buona parte non più dall’Albania.

«L’indicazione – dice Piantedosi – è che migranti irregolari con precedenti e pericolosi per la sicurezza dei cittadini vanno rimpatriati; in molti casi ricercandoli se già noti agli uffici; questa scelta, che abbiamo dato come vero e proprio obiettivo prioritario, sta dando i suoi frutti: siamo già a un più 35% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che pure aveva fatto registrare una crescita».

PER ORA, CINQUE VANNO BENE

Per realizzare il progetto di cui sopra, secondo il ministro, servirebbero altri Centri per il rimpatrio. Cinque, per ora. «Abbiamo individuato nuovi siti – conferma il ministro – dove realizzare Cpr e per due di essi abbiamo già affidato e realizzato gli studi preliminari e contiamo di partire con l’affidamento della realizzazione entro primavera; abbiamo riattivato oltre settecento posti, in precedenza resi inagibili da atti di vandalismo, e siamo prossimi alla riapertura del Cpr di Torino; sul territorio nazionale abbiamo realizzato, inoltre, due strutture di trattenimento per le procedure di frontiera, come quella in Albania, mentre un’altra è in via di progettazione».

A proposito dei Centri in Albania. «Sono pronti ad accogliere altri immigrati – continua Piantedosi – e sono già organizzati per esprimere più funzioni, una parte è già destinata a Cpr; avere rimesso la questione di diritto alla Corte di giustizia europea può solo ritardare la loro entrata in pieno funzionamento, che avverrà al più presto nell’una e nelle altre funzioni; intanto c’è una prima udienza favorevole alle nostre tesi: tesi alle quali hanno aderito molti Paesi e anche la Commissione europea».

E SE FOSSE UNA VIOLAZIONE?

C’è chi non la pensa allo stesso modo. Secondo un numero del Manifesto pubblicato nel febbraio scorso, Piantedosi eviterebbe volutamente di entrare in argomento, anche se l’altro giorno il ministro avrebbe manifestato sicurezza sulle sue dichiarazioni: «Ma trasferire gli “irregolari” dall’Italia violerebbe le norme Ue; “polivalente”, è questo l’aggettivo che il ministro dell’Interno ha replicato dopo aver parlato di “impianto”».

Fra le ipotesi, scrive ancora il giornale, la più accreditata sarebbe quella che l’esecutivo provi a parcheggiare in Albania persone che si trovano irregolarmente in Italia. Altra ipotesi: trasferire a Shengjin e Gjader solo i naufraghi soccorsi in mare che non chiedono asilo: in Sicilia alcuni casi si registrano, spesso riguardano tunisini. Resterebbero, però, dubbi sulla correttezza della procedura a cui sarebbero sottoposti.

E per finire, torniamo all’intervista della Ziniti, che indica al ministro Piantedosi come moltissime città stanno disegnando zone rosse e proprio qualche giorno fa sono stati forniti i numeri degli allontanamenti, moltissimi dei quali riguardano stranieri. Questa la domanda: mandar via le persone pericolose dai Centri e poi non farsi carico di reali e consistenti percorsi di integrazione in cui investire denaro sia solo buttare la polvere sotto il tappeto?

«POLVERE SOTTO IL TAPPETO?»

«I percorsi di integrazione sono importanti e ne pratichiamo tanti – la risposta di Piantedosi – ma, come investimento, vanno rivolti a chi realmente dimostra di volersi integrare; per il resto è di prioritario interesse restituire sicurezza, anche nella percezione, ai cittadini che vivono nelle molte zone difficili delle nostre città; l’eccessiva tolleranza – prosegue il ministro – non aiuta la convivenza: i risultati della prima applicazione di queste misure sembrano darci ragione, anche in termini di apprezzamento della gente. Del resto, anche su questo tema si registra a volte una discussione schizofrenica: con gli interventi su Caivano e quelli programmati sulle altre sette aree degradate del paese individuate con il cosiddetto Decreto emergenze abbiamo puntato proprio sui percorsi di riqualificazione e integrazione, oltre che sugli interventi per la sicurezza. Eppure una certa opposizione ci critica lo stesso».

 
 
 

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