<strong>In Puglia l’ultimo femminicidio</strong>
- comunicazione283
- 9 ott 2024
- Tempo di lettura: 3 min
«Mi voleva uccidere, mi ha chiuso in auto tra le fiamme», Maria Arcangela prima di morire. E’ l’ultima donna sulla quale si è abbattuta la furia omicida del marito. E’ accaduto domenica sera a Gravina di Puglia. Prima l’uomo ha lanciato l’auto contro un muro, darle fuoco e simulare un incidente. La poveretta era riuscita ad uscire dalla vettura, ma una volta raggiunta è stata soffocata. Un breve video inchioda l’uomo, che quindici anni prima aveva accoltellato il figlio
Ma basta. Ancora un femminicidio. La follia omicida di un uomo che si scaglia contro una donna per sopraffarla, per cancellarla dall’esistenza e dal futuro. Con quello accaduto a Gravina di Puglia domenica sera, sarebbero quarantaquattro gli episodi finiti nella tragedia, che hanno come protagonisti uomini sull’orlo di una crisi di nervi e donne, inermi, incapaci di difendersi, di tentare la pur minima difesa.
Perché non hanno il fisico, né il lontano sospetto che l’uomo, nel caso della sessantenne Maria Arcangela Turturo, suo marito, il sessantacinquenne Giuseppe Lacarpia, avesse in mente un piano diabolico. Lacarpia, dicono le cronache, aveva pensato di simulare un incidente: scagliare la sua vettura contro un muro e dare fuoco al mezzo con dentro la moglie. Purtroppo per lui, e soprattutto per la donna, il disegno criminoso non si è concretizzato: la vittima è riuscita ad uscire dalla macchina, ma è stata raggiunta dal marito che ha approfittato delle sue condizioni (ridotta in fin di vita): Lacarpia, nemmeno lontanamente mosso a compassione, si è seduto con tutto il suo peso sul corpo della donna per stringerle forte il collo.
«MA COSA FAI?», UNA COPPIA RIPRENDE L’ACCADUTO
Una coppia di fidanzati, insieme con un amico, hanno visto tutto, hanno perfino ripreso il tentativo di omicidio, diventato poco dopo omicidio a causa delle ferite riportate dalla donna. Quindici secondi che inchiodano inequivocabilmente l’uomo che quindici anni prima era stato condannato per aver sferrato una coltellata al figlio messosi in mezzo ad un altro furioso litigio.
«Mi voleva uccidere, mi ha chiuso in auto tra le fiamme», sono le ultime parole che Maria Arcangela ha appena sibilato a un poliziotto e poi a sua figlia, in ospedale. Lacarpia che lunedì avrebbe dovuto sottoporsi a una visita per problemi neurologici, si diceva, avrebbe fatto finire l’auto contro un muro. Una volta scagliato il mezzo contro l’ostacolo, avrebbe chiuso la donna nella vettura e acceso il fuoco. Quando la donna, nonostante le ustioni, è riuscita a uscire dall’abitacolo dell’auto, l’uomo l’ha bloccata sull’asfalto, ponendosi su di lei con un peso enorme, un corpo di quasi cento chili. La povera Maria Arcangela, trasportata d’urgenza in ospedale purtroppo non ce l’ha fatta: è morta nel nosocomio, riuscendo però a raccontare cosa fosse accaduto in quei momenti drammatici e così concitati. A testimoniare i fatti, si diceva, un filmato di una quindicina di secondi ripreso con un cellulare da una coppia di fidanzati che, in quel momento, passava da lì e spaventata da un’auto in fiamme.
«SOFFRIVA DI SINDROME DEPRESSIVA»
A nulla è valso il tentativo di urlare al sessantacinquenne «Ma cosa stai facendo?». La donna appena soccorsa, con un filo di voce ha rivelato ai suoi ai soccorritori: «Mi voleva togliere davanti!». A quanto emerso qualche ora più tardi, le liti in famiglia sarebbero state spesso causate dai debiti che l’azienda di Lacarpia, impegnato nell’allevamento di mucche e produzioni casearie, aveva contratto.
L’uomo, inoltre, era finito a processo anche per maltrattamento di animali. Nel procedimento penale, svoltosi lo scorso gennaio sulla base di una perizia disposta dal tribunale di Bari, Lacarpia era stato dichiarato incapace di stare in giudizio, con invalidità per sindrome depressiva.
Nel 2024 sono state almeno quarantaquattro le donne uccise da mariti, compagni, ex, nel nostro Paese. Non è il caso di applicare misure restrittive alle prime denunce, ai primi segnali di insofferenza? Specie quando un uomo, come nel caso dell’omicida di Gravina presentasse scompensi psichici spesso sfociati in episodi di inaudita violenza.










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