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<strong>«Ilva, bomba sociale»</strong>

  • comunicazione283
  • 31 gen 2024
  • Tempo di lettura: 2 min


Manifestazione intorno allo stabilimento. Dipendenti dell’indotto e rappresentanti sindacali. A Roma, delegazione di Confindustria. Audizione al Senato, davanti alla Commissione Industria del Senato sul decreto ex Ilva: «Siamo fortemente preoccupati, la città non può permettersi la chiusura degli stabilimenti ex Ilva, molte attività a rischio-chiusura»   

Lunedì, tarda mattinata, presidiata dalle Forze dell’ordine, si è concretizzata la forte protesta di cui si era parlato nei giorni scorsi a proposito delle attività aziendali di Arcelor-Mittal riferite al siderurgico di Taranto, l’ex Ilva.

Le cronache parlano di una mobilitazione di cinquemila dipendenti dell’indotto di quello che un tempo, Italsider e a seguire Nuova Italsider, era considerato lo stabilimento più importante del nostro Paese, primo in Europa, secondo nel mondo. Un primato che oggi si infrange, si schianta dopo essere passato di mano dal Gruppo Riva ad ArcelorMittal (fusione fra una società indiana e Spagna, Francia e Lussemburgo), con trattative che si sono arenate quando la società franco-indiana ha deciso di dismettere o passare di mano la produzione legata al siderurgico tarantino.

MIGLIAIA PER STRADA

Erano centinaia gli operai, insieme con sindacati e imprenditori, a prendere parte alla manifestazione unitaria per sensibilizzare con un’azione forte il governo centrale, più volte sollecitato, ad adottare iniziative urgenti per scongiurare la chiusura del Polo dell’acciaio con sede a Taranto.

In prima mattinata è partito un corteo che ha attraversato il perimetro della fabbrica. Promossa da Fim, Fiom, Uilm e Usb, oltre ad altri sindacati di categoria hanno partecipato alla manifestazione l’Ugl Metalmeccanici, le associazioni Aigi, Casartigiani e Confapi Industria. La protesta ha fatto poi sosta davanti alla portineria del siderurgico, per poi proseguire prima verso la portineria dei tubifici, poi la portineria C. E’ proprio qui, che insieme con gli altri manifestanti, si sono uniti i lavoratori dell’indotto, fino ad unirsi ai tir posti in fila per trasferirsi successivamente sulla statale Appia, direzione stabilimento.

UNA CITTA’ AL COLLASSO

Detta iniziativa, come prevedibile, ha provocato rallentamenti e blocchi della circolazione stradale in entrata ed uscita della città. «Siamo fortemente preoccupati, si rischia una bomba sociale sul territorio, la città non può permettersi la chiusura degli stabilimenti ex Ilva. Se non fossero onorati gli enormi crediti delle imprese dell’indotto molte di queste chiuderebbero». La dichiarazione giunge nella stessa giornata dai rappresentanti di Confindustria Taranto ospitata in audizione dalla Commissione Industria del Senato sul decreto ex Ilva.

«L’obiettivo – è stato spiegato – è quello di trovare copertura per questi crediti incagliati: veniamo fuori da una amministrazione straordinaria, nel 2015, con numerosi posti di lavoro andati in fumo. In qualità di Confindustria, auspichiamo affinchè in questo decreto, nel caso si arrivasse al commissariamento, possa ventilarsi l’ipotesi di un ristoro, anche tramite cartolarizzazioni. In queste ore si sta facendo largo l’ipotesi sullo spegnimento dello stabilimento, un’attività che – considerando le sue dimensioni – non si può accendere e spegnere quando si vuole: questo sì, che è un vero pericolo».

 
 
 

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