<strong>«Cittadini, innanzitutto!»</strong>
- comunicazione283
- 19 giu 2024
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«Andiamo a votare tutti», dice il tecnico Didier Deschamps. «Non siamo solo calciatori, siamo persone e dobbiamo esprimere la nostra opinione», ha detto il capitano dei Blues. «Votate contro l’estrema destra e contro il razzismo», aveva tuonato in conferenza stampa l’attaccante dell’Inter. «Votiamo dal ritiro», hanno aggiunto allenatore e compagni
Marcus Thuram, calciatore della nazionale francese, prima di entrare in campo per la prima gara dela squadra transalpina agli Europei in corso in Germania, si lascia andare ad una considerazione politica. Evidentemente l’avanzata politica dell’estrema destra (la sola destra è un’altra cosa) fa paura agli strati sociali meno abbienti. In Francia c’è, ormai, una larga rappresentanza di cittadini di colore, di nazionalità francese da almeno due generazioni. E’ la grande dimostrazione di rispetto, di inclusione e di civiltà, che la Francia prima di tutti ha dato a tutta l’Europa, Italia compresa. Il calcio, però, quello francese compreso, appare un’altra cosa. Essendo business miliardario, la sostanza del ragionamento, meglio tenersi lontano dalle beghe politiche. Come se i calciatori al fischio finale del direttore di gara, restassero calciatori e non tornassero ad essere normali cittadini, ignorando i problemi sempre più gravi che investono i propri simili.
Così, Marcus Thuram, attaccante della nazionale francese e dell’Inter, alla vigilia del debutto agli Europei ha lanciato un appello: «Andate a votare tutti!». Vigilia delle elezioni legislative anticipate. «La situazione – riprende il calciatore – è molto seria: occorre battersi perché il “Rassemblement National” – lo schieramento di estrema destra, per intenderci – non passi». Una esternazione forte, dopo aver appreso del risultato delle Europee che ha portato Macron a indire le nuove elezioni. «Dopo la partita contro il Canada, eravamo tutti un po’ scioccati nello spogliatoio; ora dobbiamo dire a tutti di andare a votare, dobbiamo lottare ogni giorno, dobbiamo fare in modo che RN non passi!».
MARCUS, NON A CASO…
Liliam Thuram, ex campione del mondo con la Francia e giocatore che in Italia ha indossato le maglie di Juventus e Parma, ha condiviso le idee del figlio manifestate alla stampa. Marcus, non a caso. Liliam ha dato questo nome al figlio per ricordare l’attivista politico giamaicano Marcus Garvey impegnato con la sua Fondazione contro il razzismo.
Tutto qui? Nemmeno per sogno. Quando si parla di razzismo è come se si toccasse un filo scoperto, salvo poi che proprio la Francia nell’ultima amichevole ad un certo punto schierasse nove neri su undici. Dopo l’appello di Marcus Thuram, con l’invito al voto per fermare l’avanzata del “Rassemblement National” alle prossime legislative di fine mese in Francia, la FFF, la Federcalcio Francese, ha deciso di muoversi direttamente: oltre al comunicato pubblicato la stessa sera sull’esternazione del calciatore, il presidente federale Philippe Diallo ha convocato Kylian Mbappé e Antoine Griezmann, capitano e vice-capitano dei Bleus (un nero e un bianco, per essere chiari), per chiarire la posizione dell’Organismo federale su questa delicata questione spiegando loro l’approccio della Federazione ed evitare qualsiasi malinteso con i giocatori. Insomma, non un passo avanti, né uno indietro. Un passo di lato, come accadeva in Italia al tempo dello Scudo crociato: meglio tenersi al centro e lontano dalle beghe, come se il tema del razzismo non interessasse il governo e l stesso calcio.
O CAPITANO, MIO CAPITANO!
Mbappé, capitano della Francia era già intervenuto a sostegno del proprio compagno di squadra. «Siamo prima di tutto cittadini, gente che espone opinioni, dunque non arrendiamoci all’estrema destra».
Nel frattempo, la Nazionale francese aveva chiesto di votare per procura in Germania. Portavoce della richiesta, Dembelé. «Votiamo dal ritiro in Germania». Una richiesta sostenuta dal tecnico Didier Deschamps, stupito nel venire a conoscenza che alle Europee aveva votato solo un francese su due. «Dobbiamo farlo tutti!», ha detto il tecnico. Le elezioni si terranno il prossimo 30 giugno e i calciatori hanno chiesto di poter votare dal loro ritiro di Paderborn. Il voto ricade tra l’ultima partita contro la Polonia il 25 giugno e il possibile ottavo di finale del 2 luglio.
«VOGLIAMOCI BENE!»
Ma in Italia cosa sarebbe accaduto? «Noi non parliamo di politica, ma solo di calcio»: la Figc, grossomodo – come spiritosamente ipotizza Il Napolista – avrebbe imposto conferenza riparatrice, per par condicio. «Noi siamo amici di tutti, siamo fratelli d’Italia», avrebbe detto – secondo il sito azzurro – il presidente Gravina. «Con Mbappé capitano dell’Italia – prosegue provocatoriamente il Napolista – il presidente della Figc sarebbe morto in conferenza stampa». «Fosse capitato a Gravina, appunto – prosegue il sito – che un capitano della Nazionale in conferenza stampa fa campagna elettorale, ora staremmo pubblicando il coccodrillo del presidente della nostra Federcalcio venuto a mancare per un coccolone improvviso».
Insomma, come tutte le cose serie, meglio farsi una risata. Una volta, in Italia, nonostante i governi monocolore (a vocazione democristiana) c’era rispetto per giocatori come Vendrame (Vicenza), Sollier (Perugia) e Luccarelli (Livorno), che esultavano come gli pareva, esternavano, pubblicavano libri con titoli forti come “Tenetevi il miliardo”! Altri tempi. Sembra che invece di avanzare, si sia fatto un ciclopico passo indietro. Diteci che è solo un’impressione.










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