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<strong>«Cessate il fuoco», storia infinita</strong>

  • comunicazione283
  • 26 giu 2024
  • Tempo di lettura: 3 min


«Dopo aver avuto indietro i centoventi ostaggi, lo Stato di Israele tornerebbe a sparare per mietere altre decine di migliaia di vittime», dice l’organizzazione politica palestinese islamista. Complicato che possa essere posta fine al conflitto. «Abbandonati da Netanyahu, i nostri cari rischiano la vita, quando invece il leader israeliano dovrebbe essere più risoluto», dicono i parenti degli ostaggi

Dopo che Benjamin Netanyahu ha detto all’emittente Channel 14 che accetterà di sospendere temporaneamente i combattimenti nella Striscia di Gaza per il rilascio di alcuni ostaggi ma che non porrà fine alla guerra finché Hamas non sarà distrutto, l’Ufficio del primo ministro israeliano ha affermato che è il movimento islamista a rifiutare l’accordo di tregua e non Israele. Questa, in sostanza, la notizia diffusa dall’autorevole agenzia giornalistica Ansa.

Praticamente, Netanyahu ha fatto sapere che difficilmente mollerà la Palestina. Intanto non senza avere riportato in Israele tutti i centoventi ostaggi, vivi o morti. Secondo fonti israeliane sarebbe Hamas e non Israele ad opporsi all’accordo.

Intanto, a margine di queste dolorose scaramucce, l’intervento di un ufficiale americano che mette in guardia non solo quella fascia di territorio, ma il mondo intero: un attacco israeliano in Libano, spiega il generale americano, rischia di ampliare il conflitto. Dunque, attenzione. Monitoriamo al massimo quanto si dice in queste ore e, soprattutto, non abbassiamo la guardia. Il pericolo esiste, è concreto ed è già costato decine di migliaia di morti.

TV ISRAELIANA CRITICA…

Gli Organi di informazione israeliani non si schierano tutti dalla parte di Netanyahu, anzi. Basti considerare una delle tv più rappresentative, Channel 14, per accorgersi che i termini dell’ultima proposta israeliana di «cessate il fuoco con un accordo sugli ostaggi», presentati il mese scorso dal presidente americano Joe Biden, non chiariscono del tutto la posizione dell’attuale governo israeliano. Una tregua temporanea nella prima fase dell’accordo, sarebbe estesa a «una calma sostenibile», con eventuale «cessazione permanente delle operazioni militari e delle ostilità» in una seconda fase.

Torniamo sul tema iniziale per meglio comprendere la posizione, intransigente, di Netanyahu: la proposta israeliana pare non preveda la fine della guerra. Lo Stato ebraico, infatti, avrebbe due obiettivi: distruggere Hamas e riportare a casa tutti gli ostaggi.

A proposito degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas. Le loro famiglie, intransigenti, criticherebbero l’operato di Netanyahu. Le dichiarazioni del leader dello Stato di Israele su un accordo di «cessate il fuoco» con gli Stati Uniti, porrebbero in serio pericolo la vita degli ostaggi.

«Condanniamo fermamente la dichiarazione del primo ministro in cui si è ritirato dalla proposta israeliana – dichiara alle agenzie di stampa un portavoce dei familiari degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas – che significherebbe abbandonare i 120 ostaggi al loro destino, “danneggiando” – questo è riportato nella stessa dichiarazione – il dovere morale dello Stato di Israele nei confronti dei suoi cittadini».

E POI C’E’ HAMAS…

Fra le varie posizioni, c’è anche quella di Hamas, organizzazione politica palestinese islamista, che pone l’accento sulle più recenti osservazioni di Netanyahu. Queste, secondo Hamas, sarebbero la dimostrazione che il primo ministro israeliano vuole solo un accordo parziale dopo il quale la guerra riprenderebbe e non la proposta che l’amministrazione Biden ha cercato di far comprendere.

«La nostra insistenza – sottolinea Hamas in un comunicato riportato dai media arabi – perché qualsiasi accordo includesse un cessate il fuoco permanente e un ritiro completo delle forze israeliane, necessario per bloccare il percorso di Netanyahu».

Ci verrebbe da dire che si sta facendo di tutto per compiere un passo avanti, in realtà questo è un passo di lato. Nel senso, che al netto delle parole e delle dichiarazioni, fra Israele e Hamas, in mezzo gli Stati Uniti, non si sta facendo il possibile perché il «cessate il fuoco» diventi definitivo. Gli Stati Uniti provano a svolgere il ruolo di garante, ma con due soggetti in forte contrasto non è semplice. Il colosso americano rischia di restare schiacciato sotto i colpi delle artiglierie e dei vecchi rancori esistenti da tempo immemore fra i due stati. O meglio, fra uno stato (Israele) e una regione (Palestina), che da decenni attende che le sia riconosciuta una sua autonomia. 

 
 
 

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