<strong>Avetrana, «fermate quella fiction!»</strong>
- comunicazione283
- 23 ott 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Chiesto anche il cambio del titolo. «Vorremmo appurare se l’associazione del nome della cittadina all’adattamento cinematografico susciti una portata diffamatoria», dicono sindaco e pool difensivo del Comune in provincia di Taranto.«Abbiamo raccontato i fatti emersi dalla verità giudiziaria e limitati solo a quello, senza mai pensare di aprire altre strade», risponde il regista
Mentre parte la fiction televisiva sul canale Disney+ dal titolo “Avetrana – Qui non è Hollywood”, un ultimo disperato tentativo per sospenderne la programmazione o, in ultima analisi, provare a cambiarle il titolo, ci prova Antonio Iazzi, sindaco della cittadina in provincia di Taranto dove nell’agosto del 2010 fu barbaramente uccisa la quindicenne Sarah Scazzi.
Il primo cittadino si fa portavoce dell’Amministrazione, attraverso i suoi avvocati, depositando un ricorso cautelare d’urgenza per chiedere almeno la rettifica della denominazione della serie televisiva “Avetrana – Qui non è Hollywood” con sospensione immediata.
Della serie ne abbiamo scritto nei giorni scorsi, quando ancora il risentimento registrato nel paese in provincia di Taranto non aveva preso una piega giudiziaria, aspetto maturato in queste ultime ore. La fiction in questione, che descrive l’omicidio della quindicenne Sarah Scazzi, sarà trasmessa sulla piattaforma Disney+ a partire dal 25 ottobre.
VORREMMO VISIONARE LA FICTION
«Risulta indispensabile visionarla in anteprima – scrive il primo cittadino nel documento inoltrato agli Organi di stampa e all’agenzia giornalistica Ansa – al fine di appurare se l’associazione del nome della cittadina all’adattamento cinematografico susciti una portata diffamatoria rappresentandola quale comunità ignorante, retrograda, omertosa, eventualmente dedita alla commissione di crimini efferati di tale portata, contrariamente alla realtà».
«Volevamo esplorare la complessità del male – spiega, invece, il regista Pippo Mezzapesa alla rivista Vanity Fair – il rischio era di approcciarsi in modo morboso e voyeristico a questa storia ma l’intento invece è stato quello di andare oltre i personaggi che si sono creati e che inevitabilmente ognuno ha creato su se stresso, per andare anche a esplorarne le fragilità».
La programmazione prevista per venerdì 25 ottobre sulla piattaforma streaming Disney+ rischierebbe, secondo quanto riportato nel documento del Comune di Avetrana, di determinare un ulteriore attentato ai diritti della personalità dell’Ente civico accentuando il pregiudizio che il titolo già lascia presagire nel catapultare l’attenzione dell’utente sul territorio più che sul caso di cronaca.
RICORSO D’URGENZA
Nel ricorso depositato dagli avvocati Fabio Saponaro, Stefano Bardaro e Luca Bardaro, si indica che «risulta indispensabile visionare in anteprima il prodotto, ciò al fine di appurare se l’associazione del nome della cittadina all’adattamento cinematografico susciti una portata diffamatoria rappresentandola quale comunità ignorante, retrograda, omertosa, eventualmente dedita alla commissione di crimini efferati di tale portata, contrariamente alla realtà».
«I dubbi e le perplessità della comunità avetranese, recepite dal pool difensivo – prosegue la nota – sembrano da ultimo avvalorate dalla recensione del film, pubblicata sul portale della Fondazione Ente dello Spettacolo, che rimanda all’idea di «un’Italia oscura e spaventosa abitata da mostri della porta accanto; una porta verso gli inferi dai quali non si fa ritorno, ambientata tra terre riarse, strade abbacinanti per il sole, tristi bar centri di incontri serali che tende a far rivivere un mondo di provincia chiuso e asfissiante guidato da una cattiveria che segna senza via di scampo relazioni, amicizie e parentele».
«RISPETTATI GLI ATTI GIUDIZIARI»
«La nostra comunità – conclude la nota a firma di Iazzi – merita rispetto e una giusta connotazione; ricordiamo che nel luglio del 2022, con atto ufficiale della Regione Puglia, Avetrana è stata riconosciuta “Città d’Arte” e inserita nell’Elenco regionale dei comuni ad economia prevalentemente turistica Città d’arte; a ciò si aggiungano accoglienza, ospitalità, generosità e altre peculiarità che da sempre caratterizzano la stessa cittadinanza».
Infine, sempre sulle colonne della rivista “Vanity Fair”, durante la lavorazione della serie tv, gli autori e la produzione della fiction sono rimasti in dialogo costante con la famiglia di Sarah Scazzi. «Il pericolo era di avere anche un coinvolgimento emotivo troppo forte che minasse la libertà di noi narratori – puntualizza Mezzapesa – abbiamo raccontato dei fatti emersi dalla verità giudiziaria, da tre sentenze e ci siamo limitati a quello: non abbiamo in alcun modo pensato di aprire altre strade, non siamo giudici, non siamo avvocati e non siamo giornalisti d’inchiesta, a noi interessava raccontare una storia per quello che è emerso ed esplorarne cause e conseguenze».











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