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<strong>Addio Francesco, papa degli ultimi</strong>

  • comunicazione283
  • 23 apr 2025
  • Tempo di lettura: 3 min


«Dio è con i migranti», sosteneva Sua Santità. «Il Signore è con loro, non con quelli che li respingono: lui stesso attraversa il mare e il deserto; non rimane a distanza, ne condivide il dramma ed è lì con loro, soffre con loro, piange e spera con loro»

Addio Francesco, papa degli ultimi. Il pontefice è morto lunedì mattina, a causa di un collasso cardiocircolatorio. “Il campione di tutti”, “Tanto Padre”, “Campione del mondo”. Tre titoli, ad effetto, da tre quotidiani sportivi. L’addio del papa balza agli occhi di tutti noi, per la sua popolarità, non solo da tifoso di calcio, ma perché amava “allenarsi” con il calcio che considerava metafora universale.

Ci piace partire da una rubrica di ieri, in “prima”, a cura del giornalista-scrittore Luigi Garlando, che ricorda la storica intervista rilasciata dal Pontefice alla Gazzetta dello sport nel 2021. «La Chiesa perde la guida – scriveva ieri Garlando – la Storia un gigante di umanità che, con scomoda intransigenza evangelica, è stato vero Francesco: Papa degli ultimi». Trascendente, ma anche fisico. «Se insulti mia mamma, ti do un pugno». Legato alla terra dal sangue contadino degli avi piemontesi; vicino al popolo e alle sue passioni, tipo lo sport, non oppio, ma palestra di spiritualità.

DIO E’ CON I MIGRANTI

In più occasioni, papa Francesco aveva detto: «Dio è con i migranti, respingerli è peccato grave». Era tornato su un tema che gli stava particolarmente a cuore in più occasioni, chiedendo giustizia per loro, facendo il possibile per unire gli sforzi contro i trafficanti di esseri umani. «Per accompagnare il popolo nel cammino della libertà – aveva detto papa Francesco – Dio stesso attraversa il mare e il deserto; non rimane a distanza, no, condivide il dramma dei migranti, è lì con loro, soffre con loro, piange e spera con loro: il Signore è con i migranti, non con quelli che li respingono».

Il Pontefice aveva aggiunto, non senza sdegno, che c’è chi opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti. E questo, quando è fatto con coscienza e responsabilità, è un peccato grave. «Il mare nostrum – aveva aggiunto – luogo di comunicazione fra popoli e civiltà, è diventato un cimitero, e la tragedia è che molti, la maggior parte di questi morti, potevano essere salvati; non dimentichiamo ciò che dice la Bibbia: “Non molesterai il forestiero né lo opprimerai”».

«L’ITALIA HA BISOGNO DI LORO»

«In quei mari e in quei deserti mortali, i migranti di oggi non dovrebbero esserci, e ce ne sono purtroppo», aveva ricordato Francesco. «Ma non è attraverso leggi più restrittive, non è con la militarizzazione delle frontiere, non è con i respingimenti che otterremo questo risultato». Il papa aveva esortato a trovare una soluzione, per esempio, «provando ad ampliare le vie di accesso sicure e regolari per i migranti, facilitando il rifugio per chi scappa da guerre, violenze, persecuzioni e da tante calamità; lo otterremo favorendo in ogni modo una governance globale delle migrazioni fondata sulla giustizia, sulla fratellanza e sulla solidarietà». «E – aveva aggiunto – unendo le forze per combattere la tratta di esseri umani, per fermare i criminali trafficanti che senza pietà sfruttano la miseria altrui».

Figlio di migranti italiani emigrati in Argentina, papa Francesco aveva definito i migranti come “maestri di speranza”, ricordando l’esperienza migratoria della propria famiglia e il valore della speranza e della tenacia che accomuna i migranti di tutte le epoche. «A casa abbiamo sempre vissuto quel senso di andare lì per fare l’America, per progredire», aveva detto Sua Santità. Un’esperienza che considerava universale. «Ogni migrante parte sperando di trovare altrove il pane quotidiano», come affermava San Giovanni Battista Scalabrini, il patrono dei migranti.

 
 
 

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