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Spagna, migliaia gli ingressi, poi le uscite volontarie

  • Claudio Frascella
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Ceuta, ottantaquattro le vittime


Cresce l’emergenza umanitaria tra i giovani nascosti in città. Il delegato del Governo spagnolo conferma i decessi di migranti nel tentativo di raggiungere a nuoto la riva. Nel Centro di accoglienza sovraffollato non c’è più posto e centinaia si danno alla macchia tra colline e capannoni. Intanto si riapre il dibattito europeo su regolarizzazioni e demografia: per Spagna e Francia l’immigrazione è risorsa, per altri Paesi resta un tabù



Ceuta, il drammatico bilancio delle vittime continua a salire. Ai sessantasette corpi recuperati dalla Guardia civil nelle acque spagnole, si aggiungono almeno altri diciassette corpi ritrovati sulla costa marocchina. E’ una strage di almeno ottantaquattro annegati, tutta gente che tentava di raggiungere a nuoto il territorio europeo, mentre si continuano a cercare altri dispersi

Ottantaquattro, anche se il numero delle vittime è destinato a salire, sono i migranti deceduti finora nel tentativo di raggiungere a nuoto le coste di Ceuta, in Spagna. Lo ha comunicato il delegato del governo locale, Miguel Angel Perez Triano. Sul totale degli ingressi di massa avvenuti giovedì scorso non ci sono ancora cifre definitive: arriveranno dal Ministero dell’Interno. «Ora in città restano in pochi rispetto a chi è entrato: ci sono state molte partenze volontarie», ha aggiunto Perez Triano.

 

SI NASCONDONO OVUNQUE

Si rifugiano dove possono, lo scorgiamo anche dalle diverse riprese televisive o realizzate con cellulari: dietro le scale, tra le colline, nei capannoni dismessi. Sono decine i giovani che si nascondono per sfuggire a polizia e militari. Dopo l’arrivo di migliaia di persone, la maggior parte delle quali è poi rientrata in Marocco, l’emergenza andata prima aggravandosi e, ora, in via di risoluzione la crisi: fino a poche ore addietro ragazzi senza cibo, abitanti divisi tra solidarietà e timore.

C’è chi a TVE racconta di essere arrivato nuotando con due amici. Uno di loro, un diciannovenne, ha riportato l’agenzia Ansa, è morto a pochi metri dalla riva. «Gli gridavo di resistere – racconta uno dei superstiti – ma non ce l’ho fatta a salvarlo». La famiglia del ragazzo, fino a poche ore fa, ignorava ancora la notizia, mentre i genitori del giovane che ha raccontato la tragedia vissuta sulla sua pelle, non sanno che, invece, lui è riuscito ad arrivare a riva e a trarsi in salvo.

 

«SCUSATE, SONO VIVI?»

Continua la caccia al familiare. Da giorni, infatti, parenti e conoscenti cercano notizie dei dispersi su entrambi i lati della frontiera. Per l’Associazione marocchina per i Diritti umani, le vittime sarebbero oltre centorenta, con decine di scomparsi. Mancano i dati ufficiali. Il centro di accoglienza di Ceuta è chiuso, sovraffollato e sorvegliato: chi resta, si diceva, è costretto a vivere alla macchia.

«Voglio costruirmi un futuro, ho mia madre e un fratellino malato in Marocco; parlo spagnolo e italiano, faccio l’elettricista: non sono venuto a delinquere, voglio lavorare», insiste il ragazzo intervistato dalla tv spagnola che spera di raggiungere parenti in Olanda o in Italia.

A Ceuta sono rimasti non solo marocchini, ma anche sudanesi in fuga dai conflitti e persone di origine subsahariana che chiedono asilo per evitare i rimpatri.

Nella popolazione locale le reazioni sono contrastanti. Chi aiuta porta acqua e permette telefonate: «Arrivano in costume, senza nulla, da giorni senza mangiare»; altri esprimono insicurezza: «Non avevamo mai visto arrivi così massicci».

 

ANALISI POLITICA

Secondo giornalisti che svolgono analisi di carattere politico, dietro gli sbarchi ci sarebbero – condizionale d’obbligo – tensioni politiche di lunga data. «Parlare solo di trafficanti serve a nascondere politiche che usano la mobilità come leva tra Stati». Molti dei ragazzi giunti al Tarajal avevano già partecipato a proteste in Marocco. Maleno lancia l’allarme sui minori: «È inaccettabile che bambini dormano in strada».

La disamina allarga poi il discorso alla demografia europea. Con natalità bassa e popolazione che invecchia, Spagna e Francia stanno usando regolarizzazioni per trasformare l’immigrazione in risorsa fiscale e lavorativa. Altri Paesi, Italia compresa, procedono con più prudenza per ragioni politiche e sociali. La sfida, si sottolinea, non si risolve solo con nuovi arrivi: servono anche maggiore produttività, automazione e inclusione di donne, giovani e anche over cinquanta nel mercato del lavoro. In breve, Ceuta è diventata il simbolo di una crisi che unisce tragedia umana, gestione dei confini e dibattito sul futuro demografico dell’Europa.

 
 
 

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