Spagna-Capo Verde, Mondiali di calcio: una gara, eroe
- Claudio Frascella
- 8 ore fa
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Vozinha: «Sto sognando!»
Il portiere dell’arcipelago africano, con i suoi guantoni alza il muro davanti alle Furie Rosse, già campioni del Mondo e d’Europa. Da cinquantamila, i follower, in costante aumento, sono già diventati sei milioni. Sembra sentire il vecchio Humphrey Bogart: «E’ il calcio bellezza e non puoi farci niente, niente!». Un nomignolo datogli dai nonni, che significa “vocina”. «Loro non ci sono più, ma non ho potuto nemmeno ospitare mamma: occorreva un visto e un bel po’ di soldi per pagarle il viaggio fino a qui…»

Chi scrive è un appassionato di calcio. Di solito, uno che ama profondamente questo sport, da decenni elevato a business, tifa sempre per i più deboli o, comunque, per quanti partono sfavoriti.
E’ successo, dunque, che mi sono posto davanti alla tv per assistere a Spagna-Capo Verde, la candidata alla vittoria finale contro la Cenerentola della fase finale dei Mondiali di calcio 2026. Meglio ancora, una squadra già campione del Mondo e Campione d’Europa, contro una debuttante dei Mondiali, ammessa alla fase finale grazie a una nuova formula studiata dal presidente Gianni Infantino, alla guida della FIFA da dieci anni.
Insomma, il presidente, uno che ama il calcio, ha pensato di allargare il numero dei partecipanti a quarantotto squadre, rispetto alla precedente edizione che di partecipanti ne contemplava trentadue (prima ancora ventiquattro), per consentire la passerella internazionale anche alle federazioni calcistiche più deboli. Da qui, la partecipazione di Capo Verde. Ma anche di Curacao, che fra tutte è considerata la Cenerentola del Mondiale (al suo esordio ha incassato sette gol dalla Germania, contro un solo gol messo a segno).

CAPO VERDE, UN EROE
Mancano sei minuti al termine Spagna-Capo Verde, giocata lunedì 15 giugno. E’ la frazione di gioco in cui tutti hanno capito che Vozinha (dal portoghese “vocina”, regalo dei nonni), portiere dell’isola vulcanica, professione dentista, sarebbe stato un problema per la Spagna. Vozinha, prima si oppone a Ferran Torres (che colpisce la traversa), poi la respinge su Oyarzabal.
Alla fine della gara, il referto ufficiale Fifa mette in fila ben sette parate, tutte decisive. Lo 0-0 è un’autentica sorpresa e Vozinha è l’Mvp della gara, cioè il migliore in campo. Dal miracolo sportivo registrato sul campo a quello social: il portiere di Capo Verde guadagna milioni di followers! Dai cinquantamila prima della gara, i suoi followers sono diventati sei milioni (anche di più). Basta una gara a farne un eroe, un monumento? Diremmo di sì. Non ci meraviglieremmo che addosso al numero uno della squadra dell’Africa occidentale, giungesse una pioggia di contratti pubblicitari.
«PAZZESCO, SIETE MATTI!»
«È pazzesco, siete matti!», ha detto il portiere in un’intervista concessa nel post-partita a una televisione brasiliana riferendosi ai suoi followers che si sono moltiplicati all’infinito. Ingenuo, si porta le mani alla bocca, non riuscendo a mascherare il proprio stupore er la notizia che gli stanno dando praticamente in diretta, a tempo scaduto.
Vozinha, a fine partita scoppia in lacrime. Dopo lo storico pareggio contro la Nazionale spagnola, ha dichiarato dopo un singhiozzo dietro l’altro: «Ho pianto perché sono cresciuto con i miei nonni e loro non potevano essere qui: sono morti; anche mia madre non è potuta venire per un problema di visto e per i soldi che avremmo dovuto spendere; non siamo riusciti a organizzare tutto in tempo».

JOSIMAR IN ARTE VOZINHA
Nato a Capo Verde con il nome di Josimar José Evora Dias, è stato cresciuto dai nonni, perché il padre era impegnato nel servizio militare e la madre lavorava duramente per mantenere la famiglia. Sono stati i nonni a dargli il soprannome di Vozinha, che si traduce approssimativamente con “voce” (vocina per essere precisi). Cominciato a giocare nel Batuque, nel 2011 ai rivali del CS Mindelense. Dopo ottime gare con il club locale, viene ingaggiato dal Progresso Associação do Sambizanga in Angola. Nel 2013 torna al Mindelense e gioca nella lega dell’isola di São Vicente.
Tesserato dallo Zimbru Chișinău, in Moldavia, torna ancora in Portogallo al Gil Vicente, in seconda divisione (nel corso della stagione para 8 calci di rigore). Il 7 giugno 2017 si accorda a parametro zero con l’AEL Limassol, fino al 2022. Successivamente gioca in Slovacchia nel AS Trenčín. Nel 2024 torna in Portogallo, ingaggiato dal Chaves in seconda divisione, club dove milita ancora oggi.
GAZZETTA DELLO SPORT
«L’undicesima isola di Capo Verde: Vozinha, il portiere-dentista che ha fermato anche Yamal», scrive Luigi Garlando una delle firme più prestigiose della Gazzetta dello sport nella sua rubrica in prima pagina, “La Sveglia”. «Il quarantenne, strappato al ritiro dai compagni – prosegue il giornalista – ha alzato un muro contro la Spagna: la favola dell'arcipelago che gioca col fuoco dentro e ferma i campioni d'Europa».
Il giornalista, caro a quanti amano il calcio spiegato, si spinge oltre, scrive quale sia, secondo lui, il vero segreto di Capo Verde. «Semplice: essere quel che sono, dieci isole vulcaniche; cioè, se te ne stai per conto tuo, sei un’isola, ma se dieci isole con il fuoco dentro fanno squadra, diventano un arcipelago solo e possono anche fermare la Spagna campione d’Europa, una delle favorite del Mondiale, se non la prima favorita».

E’ LUI L’UNDICESIMA ISOLA…
E l’undicesima isola? Semplice. «Quella è il portiere: Josimar José Evora Dias, detto Vozinha, il protagonista principale della favola. Un volto scavato nel legno, che mostra anche più dei suoi 40 anni; una carriera che sembra il percorso di un fuggiasco: Angola, Moldova, Portogallo (seconda serie), Cipro, Slovacchia e ancora Portogallo. Si era già tolto i guanti, stanco, ma i compagni glieli hanno rinfilati con la forza: “Molli adesso che viviamo il sogno di un Mondiale?”».
«Lunedì il sogno, il vecchio Josimar, lo ha bloccato con le mani. Ha parato tutta la nobile Spagna, compreso il divino Yamal. Volava ovunque e la palla gli cascava sempre in braccio, come quella innamorata di un portiere scarso nel racconto di Jorge Amado», scrive ancora Garlando. Un’otturazione dopo l’altra, la porta è rimasta chiusa: Vozinha di lavoro fa il dentista. Anche la Spagna ora ha il suo, doloroso come una carie; noi (italiani) abbiamo il coreano del ’66. Anche se fu tale solo nella leggenda (pare fosse un’invenzione della stampa).
«La leggenda di Capo Verde – conclude il giornalista regalandoci una perla di saggezza combinata con un’idea calcistica – narra invece che, a fine Creazione, Dio si ritrovò tra le mani dieci briciole di terra, le lasciò cadere nell’oceano e nacque l’arcipelago. Le mani divine del vecchio Josimar ieri hanno creato una favola che vincerà il tempo. La favola di una squadra di isole solidali, piene di fuoco. L’arcipelago del blocco basso».




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