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Sono graditi visi sorridenti

  • comunicazione283
  • 23 set 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

L’ottimismo della pratica.

Un vecchio Maestro quale era Enzo Del Re ci ha lasciato una indelebile testimonianza sulla differenza fra il lavoro e la fatica.

Claudio Frascella ieri, nella rubrica “Storie” (che vi invito a leggere) ha raccontato, meglio, documentato i risultati di un percorso di integrazione che ha portato un gruppo di persone, potenzialmente destinate ad un destino escludente, al raggiungimento di un livello di autonomia che non è solo rappresentato dall’aspetto economico, ma sostanzia la riacquisizione di una dignità, di un ruolo attivo nella società, nella comunità.

Io, da qualche giorno e non so per quante ore senza sentire addosso la fatica, mi dimeno per scrutare, conoscere, prendere coscienza di un problema diffuso quanto sconosciuto che tocca una sfera del mio essere particolarmente sensibile legata ai bambini.

Tutti i bambini sono speciali, ma ci sono bambini che lo sono ancora di più!

”, questa la diagnosi che rinvia ad una serie di risposte e ipotetiche soluzioni tecnicistiche che mi hanno riportato indietro negli anni, quando crescevo leggendo “” di Franco Basaglia.

Ma, avendo ormai incarnato lo spirito che muove Costruiamo Insieme e rispondendo ad una esplicita volontà da tempo espressa dalla Presidente, non potevo esimermi dal dedicare tempo/lavoro (non fatica) a questo tema ragionando con gli amici di A.S.F.A. Puglia (associazione fondata da famiglie che vivono quotidianamente la realtà dell’autismo) cercando di mettere in gioco le nostre professionalità per cercare insieme di mescolare le competenze per immaginare di costruire una risposta diversa dai soliti canali istituzionalizzanti senza mettere in discussione la fondatezza delle risultanze scientifiche rispetto ai metodi riabilitativi in uso.

” le prime domande che ci siamo posti.

Partiamo dai Maestri, ho detto con grande spontaneità, condividendo una riflessione di Franco Basaglia:

”.

Da dove iniziamo?

Dalle cose che riteniamo diano senso al nostro essere parte di una società della quale non condividiamo i processi e gli atteggiamenti escludenti, a partire dalla de istituzionalizzazione e dalla de medicalizzazione dei contesti in cui, oggi, sono costretti i bambini, compresa la lotta a qualsiasi forma di discriminazione a partire dalla scuola.

Con quale obiettivo?

Rompere tutte le barriere che creano isolamento ed esclusione per creare uno spazio di socialità aperto a tutti e all’apporto di tutti capace di rendere naturale, e non veicolata o indotta, la capacità di relazionarsi, di rapportarsi all’altro dentro una dimensione spaziale consona ad un bambino dove ci siano alberi, giostre, giochi, animali, campagna, pineta, mare e, soprattutto, altri bambini in alternativa agli ambienti ospedalieri o allo studio dello specialista.

Seguendo la logica dell’ottimismo della pratica, i bambini avranno quel luogo ispirato dalle Fate che si chiamerà “”!

All’ingresso troverete un cartello con scritto “”.

E’ solo una opportunità fornita a tutti per fare un’auto analisi e rivedere la propria idea di diversità.

Ciò che per tanti è un problema, per me è una fonte di ricchezza!

 
 
 

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