PRENDIAMOLA CON…PSICOLOGIA
- Claudio Frascella
- 31 ago 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 10 set 2025
«Come hai detto di chiamarti?»
In pieno stress, staccare la spina. Ci sono piccole tecniche per memorizzarsi il nome. Ripetere a voce alta, associare la persona a qualcosa di più semplice, per esempio. I nomi sfuggono perché nello stesso momento siamo concentrati su altro. Durante le presentazioni, la nostra mente è impegnata a gestire l’ansia del momento, a pensare cosa diremo dopo le solite frasi

«Che stress!». E’ stato uno dei tormentoni estivi di Vasco Rossi del quale abbiamo scritto non più tardi di un paio di giorni fa. Anni Ottanta, non si sfuggiva: da “Vado al massimo” a “Vita spericolata”, non c’era occasione in cui il rocker dei rocker italiani non coniugasse un tormentone. Coniato e messo in circolazione era tutt’uno.
Fra i più gettonati, «Che stress!». Era estate, faceva caldo, legittimo chiedere di non essere assaliti con domande, impeto, senza osservare una distanza di sicurezza. Lontani dal caldo e dalla pioggia di parole. «Che stress!» e valeva tutto, anche mandare qualcuno cordialmente al diavolo perché la stanchezza mentale, non sembra, ma è pocosopportabile. Ti circonda, ti lascia senza fiato, ti stende.
L’AFFARE SI COMPLICA…
E allora? Bene, un delle cose che rappresentano un segnale, cioè che qualcosa nella nostra testa sta accadendo, è che le cose più normali di questo mondo, cominciano a complicarsi. Uno dei campanelli ai quali prestare attenzione, sono i nomi. Non riuscite ad afferrarli, ve li hanno ripetuti più volte, in quanto colti in un momento di distrazione, allora fate un bella cosa: consultate uno dei siti più consultati in assoluto, mypersonaltrainer. E’ qui che, per esempio, trovate risposte alle vostre domande. Ci riferiamo a un momento in cui la memoria non ci assiste come vorremmo? Dunque, clicchiamo “Psicologia” e troviamo quello che fa per noi. Di sicuro troviamo le prime risposte al nostro interrogativo: non ricordare i nomi, per esempio.
«La nostra mente non è una macchina perfetta per archiviare le etichette – spiega mypersonaltrainer – è una macchina per connettere storie, emozioni e concetti: dimenticare un nome subito dopo averlo sentito non è un segno di maleducazione o disattenzione, ma un comportamento standard del nostro cervello».

NEBBIA MENTALE, PARTE DA QUI…
La memoria, secondo spiegazione scientifica, fatica a “trattenere” i nomi perché sono dati astratti, privi di un contesto a cui aggrapparsi. Il sito individua lo stress cronico fra i maggiori colpevoli di questo sbandamento. Gli studiosi lo chiamano “nebbia mentale” che consiste nel numero sempre più elevato di informazioni tanto da ridurre le nostre capacità di attenzione e, dunque, la memorizzazione.
Dedichiamoci ad uno di questi interrogativi: per esempio, perché la nostra media, il più delle volte certifica il fatto di odiare i nomi. E, allora, consigliabile un sostantivo semplice:panettiere. Partiamo da un amico che ci ha appena raccontato di aver visitato una panetteria importante, la nostra mente afferrerà velocemente: panetteria uguale odore del pane, sacchetto di carta, rumore di cassa: concetti ricchi, pieni di ganci.
«Questo principio – spiega il sito – in psicologia viene codificato come “Paradosso Baker/baker (Panettiere/panettiere)». Se la persona si chiama "Signor Rossi", quel nome non attiva nulla di significativo nel tuo cervello, a meno che tu non conosca già dieci altri Rossi; il nome è un’informazione “secca”, non legata ad altre nozioni: il cervello, per un’innata economia di sforzo, tende a scartare ciò che non ha un significato contestuale forte”.

«PIACERE ANNA…»
Uno dei momenti più complicati nei quali immagazzinare un certo numero di nozioni è, si diceva, quello della presentazione, quando la nostra mente torna a chiederci di impegnarsi a pieni giri.
Durante la presentazione, la nostra mente è impegnata a gestire l’ansia sociale del momento, a pensare cosa diremo dopo le solite frasi, da «Lieto di conoscerla…» a «Il piacere è tutto mio»: in tutto questo valutiamo l’impressione che la persona di fronte può generare: siamo così concentrati su tutto il resto da non dedicare attenzione da agganciare mentalmente il nome, così l’informazione vola via.
«…COME L’AUTRICE DEL “DIARIO”»
Fra le strategie, per esempio: ripetere subito il nome, suggerisce mypersonaltrainer: «Piacere, Anna; di cosa ti occupi, Anna?». Questo rinforzo sonoro e verbale è cruciale; mentre la persona parla, associa il suo nome a qualcosa di unico su di lei, anche se è una cosa banale: “Anna”, il titolo di uno dei libri più famosi al mondo, “Il diario di Anna Frank”;se si chiama “Laura”, immagina una corona d’alloro sulla sua testa. Più l'immagine è leggera, frivola, più è facile da ricordare.
Prendersi cura della propria memoria significa, intanto, prendersi cura del proprio benessere psicofisico generale. Dimenticare i nomi nuovi è un fatto comune. Se ti capita solo in contesti sociali affollati o in periodi di forte pressione lavorativa, è quasi sempre un innocuo segnale di sovraccarico cognitivo. Solo in caso la dimenticanza si estendesse a informazioni importanti e interferisse seriamente con la nostra vita, forse un consulto medico o specialistico sarebbe la scelta più indicata.








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