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Occorre fare di più, ma le stime incoraggiano

  • Claudio Frascella
  • 14 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Italia a tavola, spreca meno


Ancora tanta strada da fare, ma il segnale è quantomeno confortante. Nonostante l’opera di sensibilizzazione il 10% di cibo finisce nella spazzatura. L’invito è rivolto a tutti, adulti (boomer) e giovani (Generazione Z): dobbiamo impegnarci a fare meglio

 



L’Italia, a tavola, è meno sprecona. Certo, ha ancora tanta strada da fare, ma il segnale scaturito dalla ricerca della quale scriveremo fra poche righe, è quantomeno confortante. Nonostante l’opera di sensibilizzazione svolta in questi anni, è ancora il 10% di cibo a finire nella spazzatura. Un dato incoraggiante rispetto allo scorso anno, anche se tutti dobbiamo impegnarci a fare meglio.

Dal febbraio dello scorso anno, infatti, lo spreco è sceso di 63,9 grammi giungendo a poco più di mezzo chilo, 554 grammi pro capite settimanali per essere precisi. Decisamente un passo avanti, tanto che gli italiani incassano elogi, tanto da essere considerato un popolo virtuoso. Ma la quantità di cibo cestinata è ancora considerevole, se pensiamo che c’è gente che in altri Paesi muore di fame.



SETTE MILIARDI BUTTATI

Per fare un esempio, in soldoni, la qualità di alimenti buttata è pari a un valore di settemiliardi di euro. Tanto, troppo ancora. Siamo ancora lontani dall’obiettivo Onu del 2030 perportare lo spreco del 50%. E’ la fotografia scattata dal Rapporto “Il caso Italia 2026”dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso in occasione della 13/a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, riportata dall’Ansa, l’agenzia giornalistica italiana più autorevole.

A veicolare l’Italia verso un traguardo decisamente più incoraggiante, rispetto al passato, sono le famiglie spesso strapazzate con il termine “boomer” (con componenti nati fra il 1946 e il 1964). Un appellativo, quello di “boomer”, oggi è usato in modo ironico o critico per descrivere chi mostra mentalità, comportamenti o opinioni ritenuti antiquati, poco aggiornati o paternalistici, specialmente riguardo a tecnologia e società.



BOOMER VS Z GENERATION

Insomma, secondo questa ricerca, gli “antiquati” sprecherebbero “appena” – ma occorrerà fare decisamente meglio – 352 grammi a settimana. A fronte di questo dato, non ne vengono fuori decisamente meglio i giovani della generazione Z, i nati dal 1995-2010 in poi, detti anche Centennials perché nati a cavallo del nuovo secolo. Questi nuovi giovani fanno registrare uno spreco pari a 799 grammi di settimanali, nonostante sia stato affidato a loro il compito di alfabetizzare il Paese in tema di nuove tecnologie (#sprecozero).

Queste due generazioni, Boomer e Generazione Z, interagendo fra loro potrebberovincere la sfida dello spreco alimentare. Considerazione di Andrea Segrè, direttore scientifico Osservatorio WasteWatcher International-Campagna Spreco zero.

I “fuori tempo” boomer, alla luce di quanto emerso da questo studio, sarebbero la locomotiva della prevenzione. A fronte di tale considerazione, la generazione Z sarebbepiù fragile sul piano organizzativo, anche se possiede un capitale decisivo, vale a dire la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento.



ESPERIENZA E TECNOLOGIA INSIEME

«È qui – dice Segrè in un incontro con la stampa – che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani; solo favorendo questo scambio possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni».

Stando ai risultati raccolti, è vero, gli italiani sono migliorati, ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari totali tocca cifre vertiginose. Secondo quanto rilevato e illustrato agli organi di informazione, fra questi l’Agenzia Ansa, vale oltre tredici miliardi tutta la filiera del cibo sprecato in Italia (cinque milioni di tonnellate!).

Entrando nel merito, a proposito di sprechi, nel nostro Paese si sprecherebbe meno al Nord (516 grammi, pari al 7%) e più al Sud (591 grammi, più del 7%). Poco di più al Centro (570 grammi, più del 3%), con le famiglie con figli che sprecano ancora meno (meno del 10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (meno dell’8%). In questa scoraggiante classifica dei cibi sprecati: la frutta fresca (22 grammi), la verdura fresca (20 grammi) e il pane fresco (20 grammi circa), con, a seguire, insalata (19 grammi circa) e cipolle-aglio-tuberi (17 grammi).



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