«“Sfaticati” a chi?»
- comunicazione283
- 18 ago 2023
- Tempo di lettura: 3 min
Ospite nella sua Sicilia, ha dichiarato, fra l’altro «I giovani non vogliono lavorare, passano giornate sui social». E i ragazzi gli rispondono sui social. «Perché non viene ad investire qui?»
«Ma cosa fanno tutti questi ragazzi tutto il giorno sui social, non potrebbero andare a trovarsi un lavoro?». Non è un genitore esasperato a fare la morale a uno, mille, centomila ragazzi che parlano “social”, strumento a buon mercato con il quale si può dire tutto, il suo contrario, farne – perché no – anche uno strumento di lavoro, come diversi ragazzi che usano Facebook, Youtube e Tik Tok e sono diventati ricchi e famosi. Pochi, in verità.
Dunque, chi si rivolge così ai giovani, non è un papà deluso o desideroso di fare la morale, bensì lo stilista Domenico Dolce. Uno dei più grandi al mondo, parte della società messa in piedi insieme con Stefano Gabbana, l’altra metà dell’italian-style più performante degli ultimi anni. La sua forte accusa è stata ripresa nei giorni scorsi dal quotidiano La Repubblica e ripresa da altri quotidiani che hanno creato un vero e proprio dibattito sul tema. Fra le testate più attive, puntuale, La Stampa.
Tornato nella sua Sicilia per festeggiare il suo sessantacinquesimo compleanno, durante una mostra fotografica invitato a rilasciare una dichiarazione, ha scosso la platea. Ha preso un microfono e ha cominciato a parlare dei giovani e di quale piega questi, oggi, abbiano preso.
ACCUSA PESANTE
E’ il punto di vista dello stilista, sia chiaro. E, allora, giù duro. «I nostri genitori – ha detto fra le altre cose, sullo stesso tenore – si alzavano alle cinque del mattino, oggi le campagne sono abbandonate: non possiamo dare la colpa allo Stato, alle istituzioni, al sindaco; le istituzione siamo noi, le generazioni di oggi non hanno una dignità».
Risposta alle prime accuse, Domenico Dolce. «Mi dicono che non faccio niente per loro, bene, io a diciotto anni ho preso una valigia di cartone e sono andato a Milano. Fate noccioline, il fagiolo badda, ricamate, come si può pretendere il progresso se nessuno fa un cazzo!». Infine, di quella Polizzi Generosa, sua città di origine, nella sua visita siciliana, ha chiosato: «Sapete cosa si aspettano da me i giovani? Che venga qua con una valigia piena di soldi da distribuire!».
A proposito de La Stampa, una replica alle bordate di Domenico Dolce non si è fatta attendere. Autrice l’eccellente Assia Neumann Dayan, che sul quotidiano torinese, fra le altre cose ha risposto: «I giovani non vogliono più lavorare? E perché poi solo i giovani? Linda Evangelista disse che lei per meno di 10000 dollari al giorno nemmeno si alzava dal letto, e per questo fece scandalo negli anni Novanta, ma oggi tutti le darebbero ragione e diventerebbe icona e musa del proletariato».
«Nessuno – ha proseguito – è più disposto a fare cose che non vorrebbe fare a un costo per cui non vale nemmeno la pena togliersi il pigiama. Rimanendo dalle parti di Linda Evangelista, il celebrato stilista Domenico Dolce, tornato nella sua Sicilia per festeggiare il compleanno, ha partecipato all’inaugurazione di una mostra fotografica nella sua fondazione. Qui si è esibito in un monologo nel quale ha detto diverse cose, tra cui che i giovani oggi stanno su Facebook invece che andare a lavorare. Alla fine del discorso, tutti i presenti hanno applaudito».
BASTA PATERNALI
«Il paternalismo non è mai del tutto autentico, perché presuppone una verità condivisa che non c’è. Questi giovani che stanno tutto il giorno sui social esistono, ma onestamente mi spaventano di più i quarantenni che pubblicano le storie di Instagram mentre lavorano e magari fanno i cardiochirurghi».
«Abbiamo appena passato un anno – scrive fra le altre cose Assia Neumann Dayan – dove ogni giorno c’era la notizia di tale imprenditore che non trovava camerieri, pizzaioli, impiegati, receptionist, era tutto un piagnisteo del bravo datore di lavoro che non trova nessuno a cui dare dei soldi. Questo non credo sia del tutto vero, né del tutto falso. I tempi cambiano e nessuno è più disposto a lavorare dodici ore al giorno per due spiccioli quando quei due spiccioli può darteli il welfare, con qualche bonus e un paio di agevolazioni. Per motivi che possono essere validi o meno, pare sia difficile trovare qualcuno che, ad esempio, lavori nei festivi».
Infine, una ragazza e un video postato: «“Peccato però che non tutti siano diventati o possano diventare ultramiliardari”». Vero, perché c’entrano talento, merito e opportunità. Ci sono dei ragazzi che chiedono solo di poter lavorare nella propria terra mantenendo le proprie radici, e se io fossi in loro credo che mi sarebbe molto dispiaciuto sentirmi dare della scioperata. E poi chissà quanto chiederebbe oggi Linda Evangelista per sfilare in Haute Couture Dolce e Gabbana».










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