Senza di loro tutto costerebbe di più
Migranti, enorme valore
Sottopagati nei campi, nei cantieri e nelle case, i migranti tengono bassi i prezzi, alta la qualità dei servizi e, soprattutto, in piedi le pensioni degli italiani. Fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Il sistema regge grazie a loro e non “malgrado loro”. Sono contribuenti netti perché giovani, lavorano presto in lavori essenziali che gli italiani non vogliono più fare. Sfruttati e sottopagati, con i loro 7,5 miliardi l’anno di contributi pagano in tempo reale la gobba dei baby boomer fino al 2050

Il sistema previdenziale italiano regge, almeno fino ad ora. E lo fa grazie ai migranti enon “malgrado loro”. Stimare l’impatto fiscale della migrazione è complesso: uno studio comparativo (Fiorio, Frattini, Riganti, Christl) confronta la posizione fiscale netta di migranti e nativi nei paesi OCSE europei più Australia, Canada e USA (2007-2009) concludendo che l’impatto fiscale della migrazione è molto piccolo in termini di PIL e in media quasi nullo nei paesi OCSE. Lo scrive Sebastiano Melita in una interessante analisi per il Fatto Quotidiano, il giornale diretto da Marco Travaglio.
In tutti i casi, spiega l’ampio servizio, un peso decisivo nella solvibilità contributiva netta dei migranti ce l’ha il “tasso di occupabilità”, che dipende dall’efficacia delle politiche di integrazione e dalla disponibilità a fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare.Noi abbiamo provato ad allargare l’orizzonte su un tema che sta a cuore agli italiani (e non solo).

EXTRACOMUNITARI, 1.500 EURO IN PIU’
Nell’UE-14 gli immigrati danno in media 1.510 euro netti l’anno in più dei nativi. Sembra un paradosso, ma si spiega con la demografia e con lo sfruttamento. La spesa pubblica europea va in gran parte a pensioni e sanità per i nativi anziani, che assorbono molte risorse. Gli immigrati, invece, sono quasi tutti in età lavorativa, sottopagati nei campi, nei cantieri, nelle cucine, nella logistica e nella cura degli anziani, e anche se prendono salari bassi quasi nessuno prende una pensione o costa in cure geriatriche.
Nel lungo periodo l’aspetto contributivo può essere corretto nell’arco della vita lavorativa. Per esempio, con l’acquisizione di una migliore posizione, il contributo dell’IRPEF dei figli, il fatto che uno su tre non maturerà la pensione perché andrà altrove. Lavorando presto e spesso in nero o grigio, i migranti risultano contribuenti pensionistici netti, con denaro in cassa che sulla carta andrebbe accantonato per le pensioni future ma che, nella realtà contabile del metodo a ripartizione, si usa subito per saldare le pensioni degli italiani. Senza quel lavoro a basso costo, frutta e verdura costerebbero il doppio, le badanti sarebbero introvabili e i cantieri si fermerebbero. Il debito implicito non si basa sulla solvibilità ma sulla demografia, e la tempistica è importante.

FLUSSO MIGRANTE COSTANTE…
Fino al 2040-2050 il flusso migrante costante (7,5 mld/anno, 150 miliardi cumulati) finanzia in tempo reale la gobba dei boomer in regime retributivo/misto. La RGS elabora le sue stime tenendo conto proprio di questo flusso costante, stimato in media intorno alle 179 mila unità l’anno fino al 2070. Sono braccia che tengono bassa l’inflazione dei servizi e alto il PIL dei consumi: senza di loro il costo della manodopera andrebbe alle stelle e la qualità della vita crollerebbe.
Dal 2060 la stessa coorte migrante (gente che condivide la stessa esperienza nello stesso arco temporale) arriva alla pensione in contributivo pieno, con tassi di sostituzione crollati al 58%. Il sistema a ripartizione è un patto di solidarietà tra generazioni: tu mantieni i vecchi di oggi, sperando che i giovani di domani mantengano te. E la situazione demografica al 2050 sarà la più sfavorevole mai registrata in Italia per rapporto tra pensionati e attivi: l’indice di dipendenza degli anziani toccherà il suo massimo proprio intorno a quell’anno, per poi stabilizzarsi.

…BUON PER L’ITALIA, FINO AL 2050
Lo schema di nuovi ingressi di giovani contribuenti permetterà di pagare pensioni e welfare agli italiani fino al 2050. A quel punto lo Stato dovrà pagare le pensioni ai baby boomer, costose perché in regime misto retributivo/contributivo, e lo farà forte dei contributi di chi ha raccolto pomodori a 4 euro l’ora e badato ai nostri genitori di notte. Dopo, nel decennio successivo, il sistema sarà ancora sotto pressione e il grosso dei migranti, che allora cominceranno ad andare in pensione in regime contributivo pieno, riceveranno meno delle generazioni precedenti a parità di versamenti.
In conclusione, i migranti sono soluzione e vittima del meccanismo del welfare italiano. Il saldo previdenziale sarà complessivamente positivo o negativo per pochi miliardi, secondo tutti gli studi seri e autorevoli. Anche se il mancato versamento dell’Irpef fosse vero per intero, il banco (lo Stato) vince sempre e comunque. Il sistema previdenziale italiano regge, e lo fa grazie ai migranti, non malgrado loro. Sono loro, sottopagati e sfruttati nei lavori essenziali, a tenere in piedi la baracca negli anni peggiori della crisi demografica, tenendo bassi i prezzi e alta la qualità dei servizi, gratificando i nativi baby boomer ben più di quanto gratificherà loro stessi, dato che i pensionati migranti, insieme ai nativi coetanei, riceveranno pensioni molto più misere.




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