Roberto Piazza, il tecnico italiano che allena la nazionale iraniana di pallavolo
- Claudio Frascella
- 20 giu 2025
- Tempo di lettura: 4 min
«Papà, sappi che ti amo...»
«Ho assistito a scene toccanti, la telefonata di una figlia al suo genitore: “Non so se riusciremo a vederci”, gli ha detto per telefono». «Viviamo una situazione umanamente inaccettabile, sta accadendo qualcosa che deve far riflettere tutti», ha proseguito il coach
«Papà, voglio salutarti, dirti che ti amo: non so se riusciremo a vederci». Perché lì, in Iran, preso d’assalto da Israele, non scherzano: bombardano. Ormai quella zona non conosce più mediazioni, trattative. Pare di vivere sprazzi di “guerra preventiva”, della serie “prima ti bombardo, perché ho un sospetto, poi si vede…”. C’è un’agenzia che racconta di un Iran sotto assedio. E anche questo è un problema (224 morti, bombardamenti su obiettivi militari). Ma, attenzione, Gaza non è Teheran.
Breve premessa: l’Agenzia mondiale per il controllo delle armi nucleari, pare avesse certificato che l’Iran aveva raggiunto il limite massimo dell’arricchimento dell’uranio, che, detto in soldoni, sarebbe ad una incollatura dalla bomba atomica. Oggi, il presidente della suddetta Agenzia, ha dichiarato di non aver mai detto che l’Iran ha l’atomica. Ma, forse, dire che l’Iran ha superato la soglia massima di arricchimento dell’uranio (oltre il 60%) non corrisponderebbe ad indicare che il Paese degli ayatollah sia a un passo dall’atomica? E una bomba atomica, di questi tempi, nelle mani del regime iraniano non sarebbe certo una bella prospettiva. Non solo per Israele, che rischierebbe l’eliminazione fisica dalla carta geografica, ma anche per la civiltà occidentale.
Ma torniamo alla cronaca, al nostro spazio dedicato alle storie. Un conflitto ha sempre risvolti drammatici, si riverbera ovunque e si rovescia anche nel mondo dello sport. Senza entrare nel conflitto Israele-Iran, ecco i risvolti di quell’attacco ha interessato anche la nazionale iraniana di volley, allenata dall’italiano Roberto Piazza. Guida tecnica della Powervolley Milano, Piazza è stato intervistato da Davide Romani della Gazzetta dello sport. «Stiamo vivendo una situazione umanamente inaccettabile, sta accadendo un qualcosa che deve far riflettere tutti», ha detto al cronista.

«POTREMMO NON VEDERCI PIU’…»
«Papà, voglio salutarti, dirti che ti amo…», è una frase che tocca il cuore di tutti, perché la nazionale iraniana è impossibilitata a rientrare a Teheran. Non può nemmeno contattare familiari e amici nel proprio paese natale. «Mi fa molto male vedere i miei collaboratori, i miei giocatori in ansia: hanno tutti una voglia straordinaria di dimostrare che il loro Paese non è come quello che viene descritto». Piazza, da non molto sulla panchina dell’Iran, si è lasciato andare nel raccontare qualcosa di veramente toccante durante la Volley Nations League. «Eravamo nello spogliatoio – ha raccontato alla Gazzetta – a sistemare le ultime cose con lo staff e uno di loro ha ricevuto la chiamata della figlia: “Papà, ti voglio salutare e dirti che ti amo: non so se riusciremo a vederci al vostro ritorno”».
«Un messaggio toccante, forte – ha proseguito Piazza – un dialogo che dovrebbe far riflettere tutti, al di là di chi ha torto o ragione; noi sportivi siamo dei privilegiati: molti dei miei ragazzi, se non fossero sportivi impegnati in manifestazioni internazionali, oggi sarebbero sotto le bombe». Stando alle ultime informazioni, con lo spazio aereo chiuso, la nazionale iraniana potrebbe fare tappa in Serbia. E’ lì, ma non osiamo pensare con quale spirito, la nazionale agli ordini del tecnico italiano potrebbe preparare la seconda settimana del torneo che si svolge in diversi Paesi del mondo (Canada, Brasile, Cina le prime tappe). Incerto, invece, il ritorno a Teheran, dove i ragazzi sarebbero dovuti rientrare il prossimo 30 giugno.

UN BIGLIETTO DAI TIFOSI BRASILIANI
Per la cronaca (sportiva), la squadra allenata da Roberto Piazza si è impegnata in gare combattute, dunque onorando il proprio Paese, contro gli Stati Uniti, la Slovenia e l’Ucraina.
Nella notte tra il 12 e il 13 giugno, la Nazionale di volley iraniana stava sfidando gli Stati Uniti a Rio de Janeiro, quando è partita una nuova guerra nei cieli del Medio Oriente. A fine gara, Piazza ha consigliato ai suoi ragazzi «di vedere come affrontano la situazione gli atleti ucraini, un esempio per tutti: tre anni di guerra, lontani da casa, eppure stanno onorando la patria con il loro volley».
Altro episodio registrato dall’allenatore italiano. Un biglietto ricevuto da un gruppo di tifosi brasiliani: «Coach, noi siamo con voi», un episodio che il tecnico ha raccontato con grande commozione, con tutto quello che stava accadendo in Iran e al “dopo”, una volta finita la gara, quando tecnico e giocatori si sono guardati negli occhi. Più che le parole, il silenzio e il dolore delle immagini. «Penso costantemente alle fotografie che i miei giocatori mi hanno mostrato: le immagini dei palazzi sventrati, le case distrutte, niente è stato risparmiato». Parafrasando la frase di un film diretto da Richard Brooks (L’ultima minaccia): è la guerra e, più che rabbrividire, indicare la strada del disarmo, della pace, altro non possiamo fare. Se non a chiedere di venire a miti consigli. Ma, di questi tempi, la strada per adottare un atteggiamento più ragionevole e meno impulsivo, è fatta ancora di curve pericolose.









Commenti