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Puglia, elaborazione prodotta dal Dipartimento regionale

  • Claudio Frascella
  • 6 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Diecimila posti di lavoro!


“Tante sono le nuove unità da inserire nel mondo del lavoro”. Non basta: “Occupazione a regime, tra occupati e nuovi lavoratori, vicina alle 90mila unità nei prossimi anni”, fanno sapere da Bari. Ma se da un lato l’Ente fornisce speranza, dall’altra i dati non incoraggiano i nostri giovani: 130mila i ragazzi che tra il 2011 e il 2024 hanno scelto di emigrare; 100mila hanno scelto il Nord Italia; gli altri, l’estero con una netta preferenza per Germania, Regno Unito e Svizzera. Sono 17.830 annunci di lavoro, con 200.836 candidature



Diecimila posti di lavoro in Puglia in un “prossimamente” al cui lancio abbiamo assistito di recente. Non ci sfreghiamo le mani per la felicità, ma neppure respingiamo al mittente qualcosa che va studiata, quantomeno non bocciata appena sul nascere. Del resto, nel nostro sito abbiamo pubblicato e commentato l’addio di molti giovani dalla nostra regione che abbandonano la Puglia per motivi di studio e mancanza di opportunità. Dunque, massima cautela.

Qual è la notizia che ha richiamato la nostra attenzione. Non ne facciamo mistero, in quanto circola da qualche giorno e non è facile non inciamparci se digiti la parola “Puglia lavoro esodo dei giovani”.



DIGITATE GENTE, DIGITATE

“Digitate gente, digitate”, avrebbe detto Renzo Arbore in uno dei suoi caroselli più riusciti nel promuovere una nota marca di birra. Lo abbiamo fatto e ci siamo imbattuti in buona sostanza, in una speranza e in una disamina impietosa: uno pubblicato da Foggia Today, l’altro dalla Gazzetta del Mezzogiorno.

Questa l’info scaturita da una prima ricerca: “Diecimila nuove unità da inserire nel mondo del lavoro e un’occupazione a regime, tra occupati e nuovi lavoratori, vicina alle 90mila unità nei prossimi anni”. “Bum!”, diremmo, se di mezzo non ci fosse la Regione che pone queste cifre come obiettivo al quale la starebbe lavorando con dipartimenti, Agenzie e Società in house coinvolte nelle politiche di sviluppo e lavoro.



UNDICI MISURE…

Non proprio diecimila, ma stai a guardare il dettaglio? A conti fatti, sarebbero 9.786 gli incrementi occupazionali previsti dai progetti presentati dalle imprese che investono attraverso le undici misure promosse dal dipartimento regionale Sviluppo economico e gestite dalla società in house e finanziaria regionale “Puglia Sviluppo”. Trecentosarebbero, invece, le assunzioni di persone con disabilità da realizzare con gli “Incentivi assunzione persone con disabilità” avviati dal Dipartimento Lavoro.

Nel presente quadro, incoraggiato dall’Ente regionale, si inseriscono anche gli interventi varati dal “Dipartimento regionale Politiche del lavoro, istruzione, formazione”: Punti Cardinali for Work, punti di orientamento per la formazione e il lavoro, Gol (Garanzie Occupabilità Lavoratori), intervento di Politiche Attive del Lavoro realizzato con i fondi del Pnrr (che in Puglia ha raggiunto risultati straordinari con 400mila cittadini presi in carico e decine di migliaia di beneficiari coinvolti in attività di politiche attive e formazione), Garanzia Giovani, Fondo regionale e Tirocini per persone con disabilità, oltre agli strumenti per la formazione e la riqualificazione dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria della Puglia e del territorio di Taranto, gli ammortizzatori sociali, il piano di potenziamento dei Centri per l’Impiego.

 

TRE MILIARDI INVESTITI

Politiche che ad oggi sono sostenute da un investimento pubblico di 3 miliardi di euro tra misure per le imprese, accompagnamento al lavoro, corsi di formazione, ammortizzatori sociali, risorse provenienti da fondi specifici assegnati dalla Ue e dal Pnrr.

A tutto ciò, va aggiunto il lavoro di Arpal, Agenzia Regionale Politiche attive del Lavoro, che dopo aver gestito l’anno scorso, 17.830 annunci di lavoro con 200.836 candidature,da gennaio ad aprile 2026, ha realizzato attraverso i suoi Centri per l’Impiego, 38 iniziative di reclutamento in tutte le province pugliesi.

Protagoniste 504 aziende di diversi settori economici per 7.384 le candidature. Negli stessi mesi, il portale “Lavoro per te” della Regione Puglia pubblicava 6.898 annunci per 54.799 posizioni lavorative ricercate ricevendo 84.971 candidature a riscontro dei fabbisogni occupazionali evidenziati dalle imprese.

 

IL DATO E’ TRATTO

Ma veniamo ai dati di lavoro in Puglia. Il tasso di occupazione è passato dal 45,5% del 2018 al 51% del 2025 o quello di disoccupazione da 16,3% nel 2018 a 10,3% nel 2025 e il tasso di inattività da 45,7% a 43,2%, dati migliori rispetto alla media del Mezzogiorno, mentre si riduce costantemente, seppur lentamente, la forbice con i dati nazionali.

Secondo i dati Istat e dell’Osservatorio regionale, oggi la Puglia conta 1,3 milioni occupati, 98mila in più rispetto al 2018. Tuttavia ci sono ancora ampi margini di miglioramento per spingere l’acceleratore sulle opportunità di lavoro in Puglia, arginare la migrazione dei giovani in altre regioni e in altri Paesi, combattere la precarietà e favorire l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro.

Note dolenti. Se da un lato la Regione fornisce speranza, dall’altra i dati non incoraggiano i nostri giovani. In passato è stato detto e scritto che “La Puglia è un paese per vecchi”, specia alla luce di un numero preoccupante di giovani che vanno via. Ecco qualche cifra: sono 130mila i ragazzi che tra il 2011 e il 2024 hanno scelto di emigrare. Di loro, circa 100mila hanno scelto il Nord Italia, gli altri l’estero con una netta preferenza per Germania (31%), Regno Unito (22,5%) e Svizzera (16,2%).



PAROLA DI CNEL!

La perdita è stata certificata dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) nel suo primo rapporto sull’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati. Il segretario generale della Uil Puglia, Stefano Frontini, ha detto che le così dette «fughe di cervelli» avrebbero causate alla regione perdite per 40 miliardi di euro. «La fuga dei giovani – ha proseguito – è strettamente correlata al precariato che colpisce soprattutto loro, lo scorso anno l’80% dei contratti stipulati è stato a termine».

A emigrare non solo i laureati, a testimonianza di un mercato del lavoro poco attrattivo in tutti i campi e a tutti i livelli. Il 27,7% di questi giovani che emigrano ha un basso livello di istruzione, il 40,7% ha un livello medio e il 31,5% ha un livello alto. «La Puglia ha un’attrattività bassissima – ha dichiarato il segretario – è la quintultima d’Italia, peggio fanno solo la Basilicata, la Campania, la Sicilia e la Calabria». Occupati e pensionati possono attendere, i nostri ragazzi un po’ meno. Questione di mesi. Oppure di qualche anno. Comunque, vediamo stavolta che succede.

 
 
 

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