Provincia di Foggia, centoquarantaquattro abitanti, il borgo si racconta Celle San Vito, piccolo ma sincero…
- Claudio Frascella
- 1 giorno fa
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Celle San Vito, piccolo ma sincero…
E accogliente, intrigante. Parola di cellesi. Il comune pugliese, difende la sua esistenza e contrattacca: «Non siamo pochi: siamo una comunità…», dicono i cittadini. Non si contano solo gli abitanti, si contano le idee. Tra sindaca, social, museo e campionato, questo angolo di Puglia lavora per restare vivo e farsi sentire

Celle di San Vito: 144 abitanti, 144 modi di restare; Celle di San Vito si può raccontare in modo secco, con un numero: 144 abitanti. Oppure, terza strada, con 144 nomi, volti, mestieri. È la sostanziale differenza tra una statistica e una comunità.
Il comune più piccolo della Puglia ha scelto la seconda strada. Per tutta l’estate uscirà «Celle di San Vito siamo noi», una serie di brevi video-interviste. Niente attori, niente testimonial, solo gente che parla di casa sua con la naturalezza di chi ci vive davvero. Un grazie quanto una casa, piccola, ma sincera, come sinceri gli abitanti di Celle sanno essere, va rivolto ad Antonella D’Avola che ha scritto un signor reportage per L’Avvenire, un quotidiano che pone sempre l’attenzione ai particolari. Vivaddio, ci verrebbe da aggiungere.

BALZA ALL’OCCHIO
Di Celle, salta all’occhio una cosa: qui sono le donne a tenere saldamente il borgo in piedi. Proprio così. C’è la sindaca, Maria Palma Giannini. C’è la vicesindaca, arrivata dalla città. C’è Consiglia Agrillo, presidente della Pro Loco e anche della squadra di calcio. Sì, di calcio, perché Celle di San Vito non può avere – come dicono quelli che parlano e scrivono bene – una sua compagine? E la gente di queste parti tira fuori tutto il suo orgoglio: «Siamo fieri, non ci arrendiamo mai, questo è Celle di San Vito», commenta la sindaca. «Quando c’è una festa, quando c’è un diritto da difendere o un progetto da realizzare, ci rimbocchiamo le maniche», aggiunge il primo cittadino.
Consiglia è arrivata dalla Germania per amore. E l’amore è diventato appartenenza. «Io sono venuta qui per la pace e la serenità che trovo solo qui; i nostri figli? Sono al sicuro e possono giocare per strada, tranquilli: siamo una grande famiglia». E poi aggiunge, con una franchezza disarmante, che fa sorridere: «Speriamo di portare altri giovani; qui si vive bene e, anche se in tanti dicono il contrario, a noi non manca proprio nulla».
UN VIDEO TIRA L’ALTRO
Nel video scorrono tutti: la titolare dell’alimentari, il muratore tuttofare, l’aiutante ristoratrice, le operatrici dell’infopoint; i bambini che la mattina prendono il pulmino per la scuola nel paese vicino, gli anziani, i giovani.
C’è anche Mariangela Genovese – come ha rivelato la giornalista sulle pagine del quotidiano di ispirazione cattolica – una delle sei ragazze che si occupano dello sportello linguistico franco-provenzale; stanno aggiornando il dizionario cellese-italiano, dopo aver intervistato gli anziani e raccolto parole che rischiavano di perdersi. «Abbiamo intervistato gli anziani, raccolto testimonianze, fatto ricerche e siamo arrivate a un bellissimo risultato», spiega Mariangela.
Mariangela lavora anche al Museo della civiltà contadina “Enzo Rubino”. «Entrare nel museo significa proprio entrare nel passato», prosegue. Tra strumenti antichi e oggetti di tutti i giorni. E poi una battuta, astuta, una divertente provocazione: «Ci sono oggetti curiosi e molto simpatici che vi mostreremo soltanto se verrete a trovarci…».

«BESTEMMIO IN CELLESE!»
Tra le altre voci c’è Lina, che confessa: «Mi sono accorta che, quando mi arrabbio, mi arrabbio in cellese». C’è Antonio Pio, giovane. Ci sono Sveva e Davide, piccoli pendolari senza lamentele. E c’è Peter Poppa, nato qui nel 1958 e poi andato in Canada. Peter torna sempre: «Credo di essere venuto in Italia almeno 28 volte», e questo aspetto non ci pare affatto un dettaglio. «Questo paese mi piace perché un panorama così in Canada non c’è!». E ai ragazzi, Peter, cosa dici? «Non sapete la bellezza che possedete vivendo in questo paese».
Il progetto è di Officineventi, dentro al piano di rigenerazione della Valle del Celone finanziato dal Pnrr. Ma al di là dei fondi, il messaggio è semplice. I luoghi non devono essere grandi. Devono essere amati. E qui, tra una partita di calcio, una parola in cellese e un museo pieno di ricordi, l’amore non manca. Neanche con 144 abitanti. Come si dice in questi casi: provare per credere.




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