Omicidio a Taranto, fermati quattro minorenni e un diciannovenne
- Claudio Frascella
- 4 ore fa
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Sacko, aggredito e ucciso
Si stava recando al lavoro con la sua bicicletta. Accerchiato e fatto oggetto di attenzioni sfociate nell’accoltellamento mortale. Il trentacinquenne maliano aveva provato a rifugiarsi in un bar. Il titolare dell’esercizio, oltre a respingerlo non avrebbe avvertito gli organi di polizia

Era una di quelle tante mattine in cui anche quella levataccia non pesa più di altre, perché lui ha messo in conto che nessuno ti regala nulla, tanto vale sorvolare puntare la sveglia sul telefonino, prendere la bici e dirigersi verso il posto di lavoro. Una cosa, Sacko Bakari, maliano, non aveva messo in conto, e cioè che sulla sua strada si sarebbe palesata la morte in circostanze drammatiche, con aggressione e fendenti all’addome fino ad ammazzarlo.
Forse gli aggressori, quattro minorenni e un ragazzo appena maggiorenne, pensavano di farla franca, sottovalutando l’attività investigativa giunta in poche ore al fermo e, poi, all’arresto dell’esecutore materiale dell’omicidio. L’omicidio di Sacko, a Taranto, arriva in breve a una svolta investigativa. La Polizia ha eseguito, si diceva, cinque fermi: quattro minorenni e un diciannovenne. Sarebbero loro, infatti, gli autori coinvolti nella vigliacca aggressione costata la vita al trentacinquenne bracciante, originario del Mali, ucciso all’alba di sabato scorso, nove maggio, in piazza Fontana a Taranto, nel cuore della Città vecchia.

CINQUE I FERMI
Al momento della notizia diffusa dagli organi investigativi, uno dei minorenni non sarebbe stato ancora raggiunto dagli investigatori. Davanti alla Questura di Taranto, nelle ore successive ai provvedimenti, si è registrato un movimento insolito. Diverse auto della Polizia sono arrivate sul posto, mentre all’esterno del comando si sono radunati i familiari dei ragazzi sottoposti al fermo di polizia, insieme con alcuni avvocati.
I fermi effettuati dalla Squadra mobile di Taranto sarebbero il risultato dell’attività investigativa serrata coordinata dal vice questore Antonio Serpico. Dopo il sopralluogo in piazza Fontana a Taranto, teatro dell’omicidio, gli agenti sono stati impegnati su più fronti, acquisendo intanto le immagini delle telecamere di videosorveglianza insieme atestimonianze raccolte nelle ore successive al delitto svolgendo una serie di controlli nella Città vecchia.

GLI INVESTIGATORI E I VIDEO
Gli investigatori avrebbero visionato i fermo-immagine confrontandole con le dichiarazioni di chi si trovava in zona, cercando di ricostruire i movimenti del gruppo prima e dopo l’aggressione. Il povero Sacko Bakari sarebbe stato colpito con un oggetto acuminato, indicato nelle prime ricostruzioni come “un cacciavite” (poi rivelatosi un coltello). Le verifiche dovranno ora chiarire ruoli, responsabilità e dinamica esatta dei fatti.
L’omicidio di Sacko è avvenuto nelle prime ore del mattino, in un’area centrale della Città vecchia, vicino al porto. La ricostruzione degli inquirenti si concentra su quanto accaduto nei minuti precedenti alla morte dell’uomo e sui motivi che avrebbero portato all’aggressione.
Il quadro resta delicato anche per l’età delle persone coinvolte. La presenza di quattro minorenni tra i destinatari dei fermi apre un fronte giudiziario complesso, che sarà seguito anche dagli organi competenti per i minori.
Le indagini proseguono per definire ogni passaggio dell’intera vicenda. Fondamentali si riveleranno gli interrogatori, l’analisi completa dei filmati e gli eventuali riscontri raccolti dagli investigatori sul territorio.

CONFERENZA STAMPA
Durante la conferenza stampa svoltasi ieri, gli inquirenti avrebbero informato i presenti che il povero Sacko in un primo momento si sarebbe rifugiato in un bar. Sembra, però, che il titolare avrebbe invitato la vittima ad uscire dal suo locale, senza avvertire su quanto stesse accadendo la polizia. Il gruppo di aggressori, intanto, avrebbe trascinato l’uomo di forza in una pozza di sangue. È quanto dichiarato in conferenza stampa convocata in questura dalla procuratrice capo di Taranto Eugenia Pontassuglia.
«C'è un contesto che desta particolare allarme – è stato detto – da un lato abbiamo la vita di un ragazzo di trentacinque anni, regolare sul territorio italiano, che alle 5 di mattina in bicicletta si stava recando a svolgere un’attività che consentiva di mantenere la sua famiglia e dall’altro lato abbiamo ragazzi di quindici, sedici anni e un maggiorenne che a quell'ora scorrazzavano per la città alla ricerca del soggetto da colpire; la persona da colpire, è persona vulnerabile, indifesa, che nel caso specifico viene individuata nella persona di colore».
OMICIDIO A SFONDO RAZZIALE?
«Allora ci dobbiamo domandare – si è proseguito – che cosa significa tutto questo? Non ci sono “decreti sicurezza” che tengano, non servono solo pene più severe o nuovi reati, dobbiamo cambiare la cultura, dobbiamo cominciare a pensare che ogni persona ha diritto di vivere ed essere rispettata perché la terra è di tutti».
La procuratrice del Tribunale dei Minorenni, Daniela Putignano, ha parlato di “vicenda immotivata”. Nessun movente concreto sarebbe, infatti, alla base della brutale aggressione, culminata con i fendenti mortali all’addome e al torace per mano del quindicenne. Lo stesso ragazzo, reo confesso, ha consentito il ritrovamento dell’arma usata: un coltello. «Si tratta di minori tutti incensurati ma provenienti da contesti difficili; leproblematiche erano state intercettate ma non superate; aumentare le pene non serve, ci vuole una nuova grammatica civile: tutti si devono far carico del problema».




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