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Nel quartiere Esquilino di Roma, 500 alunni, classi con oltre il 30% di stranieri

Claudio Frascella
23 set
Tempo di lettura: 4 min

La Costituzione suona alle 8.15


E una preside resiste. «Garantire il diritto allo studio è un nostro dovere». Ma fuori dal cancello il Paese fa due pesi e due misure. La scuola-simbolo romana racconta una tradizione consolidata di accoglienza e un docente in più per il potenziamento dell’italiano. Eppure il nodo resta: severi quando si contano bambini in classe, indulgenti quando i genitori degli stessi studenti, extracomunitari, raccolgono nei campi, assistono anziani e puliscono case per pochi euro



Scuola, tetto del 30% agli stranieri. E’ la posizione del Governo manifestata in questi giorni. Ed è su questo tema che questa volta, nella rubrica “I giorni”, abbiamo voluto soffermarci. Senza polemiche, con una riflessione, prendendo spunto da un ottimo articolo pubblicato dall’Ansa. L’agenzia giornalistica italiana più nota, parte da una disamina da uno dei quartieri, anzi uno dei Colli romani, l’Esquilino, mosaico culturale della capitale.

Pertanto partiamo proprio da qui, una battuta, non di più spiegando cosa sia l’Esquilino, il più alto dei sette colli. Nato dopo il 1870, quando Roma diventa Capitale, costruito a scacchiera attorno a piazza Vittorio Emanuele II, la piazza più grande della città. Abbraccia la Stazione Termini ed è da decenni crocevia multietnico di Roma: portici ottocenteschi, ristoranti cinesi, indiani e arabi, sartorie bengalesi, il Nuovo mercato Esquilino come un suk di spezie e lingue. È il quartiere dove Roma incontra il mondo ogni giorno.



ROMA, QUARTIERE ESQUILINO

Dunque, Roma, quartiere Esquilino. Ore 8.15. Suona la scuola “Di Donato-Manin”. Subito dentro l’argomento del giorno. «La Costituzione garantisce il diritto allo studio e noi dobbiamo accogliere gli studenti, è un nostro dovere».

Parole di Floriana Vinci, da un anno alla guida del complesso scolastico. Preside o dirigente scolastico che dir si voglia, donna di scuola vera. La sua, si diceva, non può che essere una scuola multietnica, frontiera e casa insieme. Cinquecento giovanissimi. Nove classi alle medie, quindici fra elementari e infanzia. Un mondo dentro quattro mura.



ALTA PERCENTUALE DI STRANIERI

«Abbiamo sempre avuto in questa scuola un’alta percentuale di alunni stranieri – spiega la dirigente scolastica – si garantisce sempre a tutti il diritto allo studio, del resto non potremmo fare altrimenti; cerchiamo di creare classi equilibrate nella composizione, ovviamente, con gli strumenti che abbiamo a disposizione. Avere una nuova normativa di riferimento potrà aiutare il nostro lavoro, del resto penso che in tante realtà italiane ci sia questa tematica. Sicuramente il governo terrà conto delle diversità e delle peculiarità territoriali. Negli ultimi anni la percentuale di alunni stranieri nella nostra scuola è stata in grande crescita e in alcune classi si supera il tetto del 30% di stranieri in classe. Siamo una scuola abituata a lavorare con gli stranieri, abbiamo una tradizione consolidata, sia come organizzazione scolastica che come docenti. Per noi è la realtà quotidiana, è certamente un tema complesso e ben vengano quindi dei riferimenti normativi e un supporto».

E qui, si apre il nodo. Perché nel quartiere Esquilino i conti si fanno presto. La scuola è complessa, sì. Il tetto del 30% spaventa, le classi equilibrate sono fatica quotidiana, gli strumenti pochi. Tutto vero. Ma fuori dal cancello, la musica cambia.

 



MA QUANDO SUDANO NEI CAMPI…

Non ci facciamo scrupoli, non siamo così severi, quando gli stessi extracomunitari – quelli dei figli in classe – la mattina sono nei campi a raccogliere pomodori curvi sotto il sole per pochi euro, il pomeriggio ad assistere i nostri anziani, la sera a fare i camerieri a tempo di corsa e la notte a pulire le nostre case e i nostri uffici.

Lì, il tetto non esiste. Lì, la percentuale può essere anche del 100%. Nessuno protesta. Nessuno invoca la normativa di riferimento. Li vogliamo puntuali, discreti, instancabili. Li vogliamo a basso costo. Poi, quando entrano a scuola i loro bambini, con gli zaini più grandi di loro, diventiamo improvvisamente rigorosi. Contiamo, misuriamo, temiamo che l’equilibrio si spezzi.

Anche la “Di Donato-Manin”, dallo scorso anno, ha avuto un insegnante in più. Potenziamento di lingua italiana. Voluto dal ministero dell’Istruzione. Serve ad affiancare gli alunni stranieri privi delle competenze linguistiche di base, soprattutto dove i nuovi arrivati raggiungono o superano il 20% della classe.

 


L’ACCOGLIENZA PASSA DALL’APPELLO

«La scuola italiana ha avuto in questi anni indicazioni per l’accoglienza degli stranieri – osserva Vinci – e anche, più recentemente, questa figura importante per il potenziamento dell’italiano. La diversità è comunque sempre una ricchezza, è bello potersi confrontare con ragazzi di esperienze diverse, conoscere il mondo dentro quattro mura, avere scambi ravvicinati, fare il giro del mondo».

Parole semplici, di chi insegna. Arrivano da ovunque, i suoi allievi: Asia, Africa, Europa. Quasi tutto il mondo in un corridoio. Figli di chi tiene in piedi pezzi interi di questo Paese, con lavori che – diciamolo – noi non vogliamo più fare.

«I genitori a volte sanno benissimo l’italiano, altre no, dipende molto da quanto tempo sono arrivati e quanto siano riusciti ad integrarsi, ma problemi finora non ne abbiamo mai veramente avuti», conclude la preside.

Ecco il punto. Problemi non ne ha mai avuti la scuola. Li abbiamo noi, fuori. Con la nostra memoria corta. Ma a Esquilino la Costituzione continua ad entrare alle 8.15 e non esce più. Fuori, invece, a volte, la lasciamo appesa al cancello.

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