Minicar nera, Roma e la confessione choc dei baby–aggressori
«Per noi era uno scherzo!»
Sequestrata la piccola autovettura, i due minorenni denunciati per sei aggressioni tra Testaccio e Monteverde. Fra queste, quella dell’attore ancora in prognosi al “Gemelli”. La serie di episodi riapre il dibattito sul disagio minorile, tra atti di teppismo e violenze dentro e fuori gli istituti scolastici

Ne abbiamo scritto la scorsa settimana sempre sul nostro sito, perché è un episodio che balza agli occhi e induce a profonde riflessioni. L’episodio, dietro al quale, come scopriremo, ce n’erano altri cinque, ha avuto una rapida conclusione. Le indagini hanno portato al fermo di due minorenni che hanno confessato la serie di violenze, fatte passare dai due protagonisti in negativo, come “scherzi”. Uno dei quali stava per costare la vita a un uomo, un attore, che viaggiava verso casa su un monopattino. Ma andiamo per gradi, partendo dalla serie di dichiarazioni che sconcertano.
«Sicuramente abbiamo fatto qualcosa, ma erano scherzi». Da non crederci, purtroppo, ma è un’esclamazione, raggelante nella sua leggerezza, che uno dei due giovanissimi protagonisti delle aggressioni in minicar, ha ammesso le proprie responsabilità davanti a carabinieri e magistrati, come anticipato dal Tg1 di mercoledì.

RACCONTO FRAMMENTATO
Un racconto frammentato, quello messo a verbale, che restituisce il ritratto di una notte trasformata in un pericoloso gioco. «Il 4 ottobre ero con lui a bordo della sua minicar, guidava lui. Abbiamo iniziato a girare alle 21.30 circa, fino all’una di notte. Ho perso un berretto a Ponte Testaccio, è quello che lei ha sul tavolo in questo momento», ha riferito. «Ho urlato ad un signore – prosegue il primo dei due minorenni – in bicicletta per spaventarlo e lui ci ha rincorso, ma non è caduto, era forse l’una e dieci. È in questa occasione che ho perso il berretto».
«Il 5 ottobre ero sempre in macchina con lui e ci siamo affiancati a un signore in monopattino: io gli ho tolto la mano dal manubrio, e lì il signore deve essere caduto». Deve essere caduto? E’ andato dritto in ospedale, la vittima di questo “scherzo”, non ancora fuori pericolo! «Ho letto sul giornale – continua – che si chiamava Iacopini Davide (a Roma si usa citare sempre prima il cognome, ndc) . La scarpa l’ho persa non perché gli ho dato un calcio, e poi sono comunque tornato a prenderla: aprivo lo sportello per controllare se il signore era caduto, lì ho perso la scarpa». Sincerarsi che avesse bisogno di aiuto, no eh? Altrimenti che “scherzo” sarebbe stato?

«VIOLENZA? UNO SCHERZO!»
Un’attitudine, quella di normalizzare la violenza ed etichettarla “bravata”, che gli esperti collegano a un disagio più profondo. Lo stesso disagio che nelle ultime settimane sta esplodendo anche dentro e fuori le scuole italiane, tra banchi divelti, bagni devastati, risse riprese con i cellulari e docenti aggrediti, talvolta mandati in ospedale. Un teppismo che non è più solo goliardia, ma sintomo di una noia aggressiva, di una ricerca di visibilità e di limiti mai incontrati.
Davide Iacopini, l’attore travolto mentre era in monopattino, è ancora ricoverato in prognosi riservata. Questi i due denunciati, accusati di essere a bordo del veicolo come conducente e passeggero. Sono stati ascoltati nella notte in caserma dal pm della Procura di Roma i due passeggeri della minicar accusati di sei aggressioni nella Capitale. I due hanno ammesso i fatti. Ci piace segnalare l’impegno della procura e degli investigatori. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma con il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e il pm Ambrogio Cassiani, ed eseguite grazie all’ausilio delle Sezioni Cyber Investigation e Rilievi Tecnico Scientifici del Nucleo Investigativo e del Ris di Roma, hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari sul fatto che la minicar individuata fosse il mezzo con cui erano state commesse le sei aggressioni.

DUE MINORI, UNA CONFESSIONE
Sono due minorenni – un sedicenne e un diciassettenne – gli autori delle aggressioni all’attore Davide Iacopini e ad altre cinque persone avvenute tra il 4 e il 5 ottobre a Roma. I due sono stati individuati dai carabinieri e dagli agenti della Polizia locale coordinati dai pm di Roma. Il giovane alla guida della minicar nera vive a Monteverde, il suo amico a Testaccio. Il fascicolo passa ora all’attenzione della Procura presso il Tribunale per i Minorenni.
Uno dei denunciati sarebbe figlio di un carabiniere e proprietario del mezzo. Alla minicar nera si è arrivati grazie anche alla testimonianza di un meccanico che ha raccontato di avere montato dei led rossi in prossimità della targa e posto degli adesivi sulla vettura. Secondo quanto emerso, tra il 4 e il 5 ottobre i due stavano festeggiando il compleanno di uno di loro. L’accusa per i due – denunciati a piede libero – è di tentato omicidio, ma ora toccherà alla Procura dei Minori valutare l’impianto accusatorio.
Sul cellulare di uno dei minori, reo confesso, è stata trovata un’applicazione che monitorava i movimenti, di quelle che i genitori scaricano per controllare i figli. L’auto è stata individuata e posta sotto sequestro.
«Quella notte ci siamo divertiti così», insistono i due. È questo, quanto avrebbero sostanzialmente detto gli autori davanti agli inquirenti nel corso dell’interrogatorio. Una frase che, più di ogni altra, fotografa la distanza tra la percezione del gesto e le sue conseguenze reali.




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