Mercoledì la sciagura a poche miglia da Lampedusa
- Claudio Frascella
- 15 ago 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Imbarcazioni a picco, una trentina i morti
Proseguono le ricerche in mare, il bilancio potrebbe salire. In vista della costa, il primo scafo ha cominciato a imbarcare acqua. Il salto dei superstiti sull’altro e, infine, la scomparsa nelle acque a causa del peso. Il cordoglio del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e l’intervento delle associazioni: «Tragedia annunciata»

Come ogni venerdì, Ferragosto compreso, per la rubrica “Storie” (il mercoledì, la rubrica “I Giorni”, è riservata alle notizie) avremmo voluto scrivere una di quelle vicende, talvolta leggere, altre volte profonde, di quelle che ci aiutano a riflettere, invece ci tocca raccontarecome non accadeva ormai da tempo, quando cioè registravamo notizie drammatiche. Come quest’ultima, in via di aggiornamento, in quanto potrebbe registrare un doloroso aumento delle vittime.
La notizia è ormai nota e risale a due giorni fa, a quando cioè due imbarcazioni con un centinaio di persone a bordo partite dalla Libia sono naufragate al largo di Lampedusa.
All’alba di ieri, giovedì 14 agosto, infatti, sono riprese le ricerche dei migranti dispersi mercoledì al largo di Lampedusa. Ventisette, in un primo momento, sarebbero le vittime accertate, fra queste una neonata, anche se, si diceva, un bilancio già disastroso potrebbe essere aggiornato con il ritrovamento di altri corpi restituite dal mare.

POTREBBERO SALIRE A TRENTACINQUE
Questo, al momento, il bilancio diffuso dalle forze dell’ordine. Ventisette le vittime, recuperati ventitré corpi: tredici uomini, sette donne, tre minorenni. Fra i corpi recuperati, due fino a ieri non avevano ancora un nome. Ma come si apprende dalle ultime notizie divulgate dall’Agenzia giornalistica Ansa, il numero delle vittime sarebbe destinato a crescere. Questa dolorosa ipotesi, purtroppo avvalorata dall’intervento di Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni, segnalerebbe un bilancio che salirebbe a trentacinque vittime.
Indaga per naufragio colposo la procura di Agrigento, che ha già autorizzato il seppellimento delle vittime. Da chiarire l’intera dinamica. Intorno al mezzogiorno di mercoledì, uno dei due barconi in pericolo è stato avvistato da un elicottero della Guardia di Finanza, che ha dato subito l’allarme. A quel punto, da Lampedusa sono partite motovedette di Guardia Costiera, Finanza e Frontex.

MELONI: «FORTE SENTIMENTO DI DOLORE»
Le due imbarcazioni che hanno riportato gravi danni a poche miglia dalla riva, trasportavacittadini di Pakistan, Somalia e Sudan. Una, in vista di Lampedusa avrebbe iniziato ad imbarcare acqua per poi capovolgersi. A quel punto il panico, fra quanti stavano colando a picco, alcuni emigranti sarebbero riusciti a salire sull’altra. Ma ecco il dramma nel dramma: molti fra quanti avrebbero cercato di mettersi in salvo saltando sull’imbarcazione sarebbero caduti in acqua. Non solo, a quel punto pochi attimi dopo, avrebbero raccontato i superstiti, anche la seconda imbarcazione, sotto il peso del carico umano, si sarebbe ribaltata.
«Quando si consuma una tragedia simile – ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – con la morte di decine di persone nelle acque del Mediterraneo, sorge in tutti noi un forte sentimento di sgomento e dolore». «Che la tragedia – ha aggiunto la premier – sia avvenuta nonostante un dispositivo internazionale pronto e operativo, ci avverte che il doveroso intervento di soccorso non sia una misura sufficiente e non risolve le cause del drammatico problema».

LE ASSOCIAZIONI: «MORTI ANNUNCIATE»
«Per caso abbiamo scoperto che stavano arrivando dei naufraghi sull’isola – ha raccontato Francesca Saccomandi, operatrice della Federazione Chiese evangeliche in Italia – tutti in stato di choc: i morti sono tanti da quel che ci raccontano le persone che abbiamo incontrato. Come altre, si tratta di una tragedia annunciata: in centinaia continuano a partire e solo chi è fortunato arriva».
La colpa di queste morti non può certo essere imputata a chi decide di partire – l’opinione di Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope – ma è una precisa responsabilità politica dei governi europei, che cercano di nascondere ciò che continua a succedere o di spostare il problema altrove. Il risultato è quello che vediamo: le persone continuano a morire nel Mediterraneo”.








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