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La parte più solida del Paese perde colpi e risorse

  • Claudio Frascella
  • 20 lug 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Giovani, addio al Nord


All’estero un titolo di studio vale molto di più. Gli stipendi erogati in Italia rispetto al resto d’Europa farebbero ridere, se invece non ci fosse da piangere. Un giovane italiano guadagna nemmeno 1.400 euro al mese, rispetto ai 2.200 ero circa di un pari età nel resto d’Europa. Le analisi di Huffpost, AlmaLaurea, e Nuovo Quotidiano al Sud, raccontano la fuga dei nostri ragazzi

 

Quando a gettare la spugna sono i nostri giovani, il dolore è cocente. Se la notizia investe quella zona del Paese, il Nord, che veniva considerato il motore dell’economia italiana, allora la sconfitta è doppia. Questo dice una recente ricerca che registra un’emorragia a cui nessuno riesce a porre rimedio: costo della vita aumentato a dismisura, stipendi sempre più contenuti e mai un solo aumento negli ultimi anni rispetto all’inflazione che ora porrebbe le mani anche sui risparmi degli italiani. Risultato: i ragazzi ci mettono un istante, non hanno bisogno di rimuginarci su e, dunque, una mezza idea ce l’avevano già, si guardano in faccia, lanciano la valigia sul letto, la riempiono di sogni e partono.

Luca Paolazzi, giornalista di Huffpost, giornale online direttoda Mattia Feltri (edizione italiana lanciata nel settembre 2012, in collaborazione con il gruppo l'Espresso), in questi giorni ha compiuto un reportage, puntuale, con numeri scaturiti da un’attenta analisi. Una analisi che mette a nudo un pensiero che in questi ultimi ci eravamo fatti, intanto, sul Sud. Bene, o, per dirla tutta, male: il Nord Italia, dove un tempo era più forte, si svuota.


L’ESODO, GEOGRAFIA

Sorprende la geografia dell’esodo. Stando a quanto riporta il sito, le regioni più colpite non sarebbero solo quelle storicamente fragili, ma anche e, soprattutto, quelle più sviluppate: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, regioni dove si registrano le quote più alte di giovani laureati in uscita dal nostro Paese.

Qui, nonostante più del 50% dei giovani emigrati abbiaalmeno una laurea, l’emigrazione non la ferma più nessuno:coinvolge i più formati, spesso ingolositi dall’estero, dovespesso il titolo di studio ha un valore più elevato e dove le prospettive di carriera sono più chiare.

«L’Italia continua a perdere giovani – scrive Paolazzi – e non è solo una questione numerica: è una perdita di capitale umano, di energie, di prosperità futura; tra il 2011 e il 2024, oltre 619.000 giovani, tra i 18 e i 34 anni, hanno lasciato il Paese, con un saldo netto negativo di 433.000». «E il fenomeno – prosegue sulle colonne di Huffpost – è in crescita: nel solo 2024, il saldo stimato ha superato le 55mila unità, quasi cinque volte il livello del 2011».

 


STIPENDI RIDICOLI

«A un anno dalla laurea – riprende Huffpost – un giovane italiano guadagna in media 1.393 euro netti al mese, contro i 2.174 dei coetanei all’estero; cinque anni, il divario si allarga ulteriormente – fonte AlmaLaurea – ma ciò che emerge con forza è che chi parte si sente più ottimista, più soddisfatto, più valorizzato».

E al Sud? Nel gennaio dello scorso anno, da queste colonne, riprendendo dati analizzati dal Nuovo Quotidiano di Puglia, cui non sfuggono temi importanti come studio e occupazione, registravamo che «la fuga di chi cerca opportunità di affermazione professionale dopo la laurea, è inarrestabile e che il ritorno a casa per chi studia nelle università delle regioni del Centro e del Nord è sempre più improbabile». Primo campanello d’allarme.

 


«MASSIMO RISPETTO ALL’ESTERO»

«Spesso – scriveva il quotidiano con redazione centrale a Lecce – torna solo chi può contare su una rete di accoglienza composta da parenti già in possesso di aziende o da titolari di studi professionali». Secondo, e non ultimo, campanello d’allarme. La chiosa, come si dice in gergo, la scrivono gli stessi dati elaborati. Puoi girare e rigirare i numeri, fare riferimento ad analisti con grande competenza, ma il risultato, per quanto sia amaro, è sempre lo stesso. Quale? Gli stipendi, che viaggiano mediamente ad una velocità che si attesta vicina al 50% del salario che i giovani, stesso titolo di studio, percepiscono al resto d’Europa. «Aun anno dalla laurea – riporta Huffpost – un giovane italiano guadagna in media 1.393 euro netti al mese, contro i 2.174 dei coetanei all’estero. A cinque anni, il divario si allarga ulteriormente (fonte: AlmaLaurea). Ma ciò che emerge con forza è che chi parte si sente più ottimista, più soddisfatto, più valorizzato».

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