Israele non si ferma, richiama il capo dell’Idf
- Claudio Frascella
- 6 ago
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«Gaza, azione decisiva»
Il governo di Benjamin Netanyahu. «Necessario completare la sconfitta del nemico a Gaza; liberare tutti i nostri ostaggi e garantire che per noi la Striscia non rappresenti più una minaccia: non rinunciamo a nessuno di questi obiettivi». E, intanto, dagli USA ancora minacce a proposito dei dazi all’Europa: Trump esige seicento miliardi di dollari

C’è un argomento preoccupante, più grave rispetto al balletto dei dazi in Europa su musica di Donald Trump: arriva dal governo israeliano, facendo seguito a un “botta e risposta” avvenuto con toni considerevoli sui social. Protagonisti intransigenti due ministri rispetto alla posizione del capo dell’Idf Eyal Zamir, che non aveva fatto altro che avvertire nei giorni scorsi l’esecutivo sui rischi e le difficoltà dell’intensificare la campagna su Gaza.
Ovviamente Netanyahu fa il paio con il ministro dell’ultradestra, Itamar Ben Gvir, che ha un solo scopo: la conquista totale della Striscia di Gaza. Secondo Gvir, il capo militare deve obbedire agli ordini dei vertici politici anche se non è d’accordo. Non solo: «Il Capo di Stato Maggiore è tenuto a dichiarare – chiaramente – che rispetterà pienamente le direttive del livello politico, anche se si decidesse di procedere alla conquista e a un’azione decisiva». Ed è questa, “l’azione decisiva”, a preoccupare quanti vorrebbero che il governo israeliano cessasse una volta per tutte il fuoco sulla Striscia di Gaza.

ATTRITO MINISTRI – CAPO IDF
«Il Capo di Stato Maggiore – secondo il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar – è tenuto a esprimere la sua opinione professionale in modo chiaro e inequivocabile alla classe politica; sono convinto che lo farà, in quanto non è tenuto a chiarire la subordinazione dei vertici militari alle decisioni del governo».
Lo scambio di punti di vista è giunto poche ore prima del gabinetto di sicurezza (nel quale sono coinvolti Ben Gvir e Sa’ar). Questo vertice dovrebbe stabilire in tempi brevi la prossima fase dell’operazione a Gaza. Zamir starebbe cercando di arrivare a un accordo liberare gli ostaggi, piuttosto che pensare all’insistenza delle forze militari israeliane. Il capo dell’Idf ha presentato in queste ore le opzioni militari aggiornate nel corso di un incontro limitato sulla sicurezza con il primo ministro Benyamin Netanyahu. La risposta del Capo del governo sarebbe stata secca: «È necessario completare la sconfitta del nemico a Gaza, liberare tutti i nostri ostaggi e garantire che la Striscia non rappresenti più una minaccia per Israele: non rinunciamo a nessuno di questi obiettivi».

DAZI, TRUMP TORNA ALLE MINACCE
«L’Unione europea ha assicurato agli Stati Uniti seicento miliardi di dollari per farci quello che vogliamo». Lo ha dichiarato Donald Trump, il presidente USA in un’intervista concessa a Cnbc e ripresa dall’agenzia giornalistica italiana Ansa. Non è tutto qui, tutt’altro. Il tycon american intima senza mezzi termini: «Non dovessero arrivare quei soldi vorrà dire che per l’Ue alzerò i dazi al 35%».
Dal suo canto l’Ue al momento si sente al riparo da simili ripercussioni. «I dazi USA su auto, farmaci e semiconduttori dovrebbero scendere molto presto al 15% secondo quanto previsto dall’intesa siglata da Donald Trump e Ursula von der Leyen: solo pochi Paesi volevano l’escalation con gli Usa; nessuna celebrazione per l'accordo sui dazi, ma sollievo», è il tono rassicurante di un alto funzionario Ue. Restano fuori dall’intesa acciaio e alluminio.
La puntualizzazione si è resa necessaria alla luce di quanto riportato ieri dalle agenzie di tutto il mondo e da organi di informazione, in seguito alla dichiarazione di Trump a proposito di quell’impegno di seicento miliardi di dollari che il presidente americano aveva ricordato all’Europa. «Non fosse mantenuta la promessa di investimento, i dazi salirebbero al 35%». Cosa ne pensano gli americani pare sia marginale, il presidente si fa forte dei risultati registrati nei sondaggi: «Sono i migliori mai avuti perché la gente ama i dazi e gli accordi commerciali», insiste il tycoon.

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