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In un anno persi diecimila “posti”

  • Claudio Frascella
  • 9 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Puglia, lavoro a rischio


Regione verso la desertificazione economica, se non si imprime una svolta. Dall’82, a causa della crisi demografica, persi oltre un milione di abitanti. Bari, Lecce e Foggia avanzano, le altre province hanno il fiatone. Secondo lo studio “Aforisma”, occorrono diversificazione produttiva, attrazione di talenti, miglioramento della qualità della vita e salari più competitivi, politiche mirate per favorire l’occupazione under 35



Che la Puglia stia andando sempre più speditamente verso quella che i tecnici chiamano “desertificazione economica”, è una cosa acclarata. Di allarmi, in tal senso, ne abbiamo lanciati a più riprese. E non solo nello spazio riservato alle “Storie”, con interviste ai protagonisti, dalle nuove risorse della nostra regione a quanti, ormai scoraggiati, e dopo più tentativi di ricerca di un posto di lavoro – non necessariamente fisso – siano andati via, non solo dalla Puglia, ma addirittura dall’Italia. Perfino dall’Europa.

Storie diverse fra loro e che, oggi, convergono nel report svolto da Aforisma dal quale si evince, per esempio, che in un anno si sono persi diecimila posti di lavoro. Senza contare i raffronti con i decenni passati, che metterebbero a tappeto qualsiasi ottimista. Se usiamo volutamente il condizionale, dunque scriviamo “metterebbero”, è perché alla fine dello stesso rapporto ci sono valutazioni e suggerimenti per provare a risalire la corrente e dare nuovamente respiro a quella che all’estero è stata eletta, a livello mondiale, “la più bella regione del mondo”.



QUARANT’ANNI E “DIMOSTRARLI”

Senza girarci troppo attorno, è bene dire che dal lontano 1982 ad oggi, la nostra regione ha perso qualcosa come oltre un milione di abitanti, una cifra pari a un calo demografico del 22%. Questo è, naturalmente, un dato che pesa (e tanto) in modo esagerato sul futuro economico e sociale di una Puglia che si intreccia con “una lunga fase di difficoltà produttiva” (questo indica, fra l’altro, il report). “Aforisma School”, come riportato dall’agenzia Agi, a proposito di un convegno dedicato allo stato di salute dell’economia pugliese svoltosi a Lecce.

L’analisi, svolta e spiegata durante il simposio salenti da Davide Stasi, coordinatore degli studi dell’Osservatorio, sottolinea come negli ultimi diciassette anni, la Puglia abbia attraversato sei recessioni e sei anni a crescita zero, a fronte di sole due grandi crisi nell’ultimo mezzo secolo (1975 e 1993). Secondo stasi, saremmo “in una palude strutturale: il nostro tessuto economico è denso ma tradizionale: turismo, commercio e agricoltura non sono sufficienti”.



MEZZOGIORNO MENO DIECI

Diecimila posti di lavoro persi in un anno. Troppi anche rispetto alla crisi registrata dall’intero Mezzogiorno. Sempre secondo quanto illustrato, infatti, in questa comparazione la Puglia crescerebbe meno del Sud: i settori più rappresentati restano quelli tradizionali: il commercio, con il 25,7% (contro il 22,5% nazionale) e l’agricoltura, con il 22,3% (contro il 13,3% nazionale).

A livello territoriale, Bari guida la classifica con 122.907 aziende, seguita da Lecce (65.235) e Foggia. I dati sulla fatturazione elettronica, però, raccontano un’altra storia: tra gennaio e settembre 2025 il volume nazionale è cresciuto del 2,6%, il Mezzogiorno del 3,3%, mentre la Puglia si è fermata a +0,95%, con 65,9 miliardi di euro.

L’analisi, infine, pone l’accento sulla perdita di quasi diecimila posti di lavoro nella nostra regione, orientandosi, si diceva, sul tema della desertificazione dovuta ad una diminuzione sempre più grande di imprese ad alta specializzazione produttiva. Lavoro, investimenti e potenziamento dei settori chiave sono dunque le sfide a cui la politica, con il nuovo governo regionale, dovrà rispondere con idee, progetti e supporto.



OCCUPAZIONE SU, CRESCITA GIU’

Per finire, uno dei passaggi più critici esposti durante l’incontro: il grande paradosso italiano: occupazione ai massimi storici e ore lavorate in aumento, ma Pil fermo. Negli ultimi due anni (2023-2024), l’84% della crescita occupazionale riguarda gli over 50. Parallelamente, diminuisce il numero di lavoratori tra i 18-34 anni e tra i 35-49 anni, un trend che prosegue anche nel 2025. La Puglia, questo il dato più allarmante, ha perso circa 700mila giovani, trasferitisi al Nord o all’estero. Una fuga che solleva interrogativi cruciali, come sul “Chi farà crescere l’economia domani?”, oppure “Chi innoverà e conquisterà i mercati premium?”.

Secondo “Aforisma”, le soluzioni potrebbero risiedere nella diversificazione produttiva (green, digitale, servizi avanzati), l’attrazione di talenti, il miglioramento della qualità della vita e salari più competitivi e politiche mirate per favorire l’occupazione under 35. Ma, attenzione, senza un cambio di passo, il rischio è che la “palude strutturale” diventi una condizione permanente.


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