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Il presidente USA c’è rimasto male, c’è tempo

  • Claudio Frascella
  • 12 ott 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Trump: «Meritavo il Nobel!»


Steven Cheung, portavoce della Casa Bianca: «Non ci sarà mai nessuno come lui in grado di spostare le montagne con la sola forza della sua volontà. Aggiunge: il Comitato per il Premio ha dimostrato di anteporre la politica alla pace». Ma dalla Svezia, piccati, rispondono: «Ci siamo basati su coraggio e integrità, la nostra decisione si basa solo sul lavoro e sulla volontà di Alfred Nobel»


 

«Il presidente Trump continuerà a stringere accordi di pace in tutto il mondo, a porre fine alle guerre e a salvare vite umane». Tutto vero, non fosse per un semplice dettaglio, che lo stesso presidente verso il quale va tutto il nostro rispetto per l’impegno messo in campo perché in Palestina tutto finisse una buona volta (ammesso fosse davvero finito), non avesse invitato l’Italia ed altri Paesi dell’Unione a comprare dai suoi USA miliardi di euro in armi. Non perché questo suoni come un invito a scendere in guerra, mettiamola così, ma solo perché fin da piccoli ci insegnano nel gioco “filo di parole”, che associare le parole “armi” a “guerra” non sia poi tutto questo delitto.

E allora, facciamo in modo che «il presidente USA continui a stringere accordi di pace in tutto il mondo, per porre fine alle guerre e a salvare vite umane». Questo ed altro lo avrebbe detto, convintamente, Steven Cheung, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, in un post su X nel quale polemizza con la scelta di attribuire a María Corina Machado il premio Nobel per la pace 2025. Detto che non è elegante tentare di sfilare un premio che è stato appena attribuito a un altro, per giunta una donna, nella fattispecie,Cheung insiste: «Non ci sarà mai nessuno come lui – Donald Trump, per chi nel frattempo avesse perso il soggetto – in grado di spostare le montagne con la sola forza della sua volontà: il Comitato per il Nobel ha dimostrato di anteporre la politica alla pace».


Steven Cheung, portavoce della Casa Bianca.
Steven Cheung, portavoce della Casa Bianca.

«EPPURE CI CONTAVO»

Affermazioni non casuali: Trump ha più volte dichiarato di ambire al premio, anzi di considerarlo doveroso per i suoi sforzi per la risoluzione dei conflitti internazionali. In Medio Oriente, ma non solo. Tra le 338 candidature presentate per il riconoscimento, quest'anno, c'era anche la sua. Non è la prima volta che viene presentata, ma neanche quest'anno ha convinto il comitato che assegna il Nobel. Da qui la polemica di Cheung. Ma il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, non ci fa una bella figura. Arriveremmo a dire che lo stesso Trump è stato più danneggiato che favorito da questa dichiarazione. Ma, si sa, qualsiasi cosa facciano, anche se gli americani dicono il contrario, sono un po’ come di clienti che entravano in quei piccoli, ma graziosi negozi di vicinato dove un tempo valeva la medesima regola adottata anche dai ristoranti: «il cliente ha sempre ragione».

L’autocandidatura di Trump, con il sostegno esterno del suo portavoce, può essere un punto a svantaggio del presidente USA, a maggior ragione con quanto manifestato dalla Casa Bianca. Infatti, pensiamoci per qualche istante: quanto vale in operazione-simpatia, per esempio, ciò che ha dichiarato prima della proclamazione della vincitrice del Premio Nobel per la pace dal consigliere del Cremlino, Yuri Ushakov? Ushakov dice che «se si tenesse conto della sua opinione, Mosca sosterrebbe la candidatura di Donald Trump al Premio Nobel». E’, infatti, quanto il buon Yuri ha dichiarato rispondendo a una domanda della stampa in merito alla vigilia dell’assegnazione del Nobel per la Pace al presidente Usa. Non bastasse, ancora, Ushakov: «Se ce lo avessero chiesto, probabilmente l'avremmo appoggiato». E’ o non è quello che i comunicatori definirebbero «una enorme spinta in fatto di popolarità» per Trump e gli Stati Uniti?


La Casa Bianca sotto i riflettori mentre il mondo dibatte sul Nobel per la pace.
La Casa Bianca sotto i riflettori mentre il mondo dibatte sul Nobel per la pace.

CORSERA: «MAGNIFICA OSSESSIONE»

Dal suo canto, sul Corriere di venerdì scorso, Matteo Persivale ha brillantemente passato in rassegna le numerose circostanze in cui il leader Usa ha parlato della sua ambizione di conquistare il Nobel per la Pace.Trump non ha mai nascosto di essere convinto di meritarlo: quanto Barack Obama, premiato nel 2009, al suo ingresso in Casa Bianca.

«La magnifica ossessione di Trump – spiega il giornalista – è cominciata durante il suo primo mandato». Il presidente si autocandidò la prima volta il nel 2018, dopo il vertice di Singapore con il leader nordcoreano Kim Jong-un («Tutti dicono che dovrei vincere il Nobel per la Pace», disse allora). Fra le altre occasioni, il giornalista del Corsera, ricorda:«Nel settembre 2020 dopo essere stato nominato da un parlamentare norvegese per la mediazione sugli storici Accordi di Abramo, twitta: “Trump candidato al Premio Nobel per la Pace”. Più tardi spiega che “dovrei vincere perché nessuno ha fatto quello che ho fatto io”. A seguire, su Fox News, precisa di meritarselo “assolutamente” per aver posto fine a “guerre infinite”».

Il 30 settembre, Trump è tornato sull’argomento scherzando – sic! – sul piano di pace per Gaza: «Se funziona, avremo fermato otto guerre in otto mesi. Non male. Riceveremo il Nobel?».

Negarglielo, ha aggiunto, sarebbe stato «un grave insulto» agli Usa, tanto per allargare il campo al suo Paese, per non sentirsi solo nella battaglia, che poi è sempre una “guerra”:«Me lo merito per aver fatto ciò che nessuno aveva mai fatto».


Il premio più ambito: simbolo di pace o occasione di discussione?
Il premio più ambito: simbolo di pace o occasione di discussione?

COMMISSIONE: «ISPIRATI A NOBEL»

Il comitato che assegna il Nobel, composto da cinque membri nominati dal parlamento norvegese, ha però fatto una valutazione diversa: «Ci siamo basati su coraggio e integrità».

In risposta alle polemiche sulla mancata vittoria di Trump, il Comitato ha diffuso una nota dai toni netti: «Nella lunga storia di questo premio», si legge, «abbiamo visto intorno a noi diversi tipi di campagne e di attenzioni. Ma il Comitato siede in una stanza ai muri della quale ci sono i ritratti di chi ci ha preceduto, e ha preso scelte nel nome del coraggio e dell'integrità. Abbiamo operato basandoci su questo. La nostra decisione si basa solo sul lavoro e sulla volontà di Alfred Nobel».

Fine dei giochi. C’è ancora tempo. Del resto, nel mondo di guerre ce ne sono ancora e più di ogni cosa quanto ci auguriamo è che queste, le guerre, una buona volta, finiscano, non ci siano bambini, donne e uomini morti ammazzati, e non che “finalmente” un presidente vinca un Nobel.

 

 

 
 
 

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