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Il Club Alpino Italiano, lancia un allarme

  • Claudio Frascella
  • 17 ago 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

«Basta scalatori della domenica!»


Dolomiti, e non solo, interessate da turisti “mordi e fuggi”. E, al peggio, chiedono un elicottero, perché stanchi. Arrivano a oltre duemila metri di quota, senza maglione e ordinano prosciutto e melone. Come fossero al mare, con il susseguirsi di scene di ordinaria follia turistica sull’arco alpino. Escursionisti inesperti che mettono a dura prova la pazienza dei rifugisti e l’impegno del Soccorso Alpino. Ne scrivono Corriere della sera, il Fatto Quotidiano, ne ha parlato La7. E gli immancabili “social”

 

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«Dovremmo smetterla di usare la montagna per qualsiasi finalità ludica si voglia praticare, perdendo quel senso del limite tanto invocato dalla nostra Associazione». La denuncia non è di quelle da prendere a cuor leggero. Anche la montagna ha le sue regole e bene fa una delle associazioni più attive, il CAI, Club alpino italiano, a portare a conoscenza quella che una notizia (un crescente interesse per la montagna) comincia purtroppo a diventare un problema. Anzi, problema lo è già. Dunque, sotto con i suggerimenti, anche sottoforma di polemica, purché questa sia producente e non finisca tutto all’italiana, secondo una filosofia consolidata: i problemi non si risolvono, ma si spostano.

L’allarme specifico, per esempio, arriva da alpinisti tedeschi che hanno segnalato al CAI «il numero crescente di voli turistici commerciali sulla cima della Torre Trieste, nel gruppo della Civetta in provincia di Belluno». Cosa accade, spiegano, con una responsabilità che talvolta ci sfugge: «è da un po’ che va intensificandosi un fenomeno che sta letteralmente trasformando alcune delle vette più prestigiose delle Dolomiti». Cosa accade a queste vette, presto detto: «si trasformano in destinazioni per un turismo del tipo “mordi e fuggi” in elicottero, snaturando – aggiungono, e come dargli torto – completamente l’essenza dell’esperienza montana».


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C’E’ CHI DICE “NO”

Sono in molti a scriverne in questi giorni, pochi ad approfondire sulla protesta raccolta e divulgata dal CAI. Per esempio il Corriere della sera, che dedica particolare attenzione al tema. Riprendono in questi giorni l’ampio servizio anche numerosi social. La notizia gode anche di un approfondimento acuto dal Fatto Quotidiano, il giornale diretto da Marco Travaglio, con Peter Gomez a firmare, dello stesso quotidiano, la versione online.

Ma è bene andare con ordine, fare un salto indietro, di appena un mese, e partire da una notizia lanciata su La7 nella quale il giornalista indica, parlando di “overtourism”, «quanto sta accadendo in Trentino Alto Adige a proposito della polemica contro i turisti a caccia di selfie». E di brividi, aggiungiamo noi.

In Trentino, infatti, si registra un’accesa polemica per via dell’affollamento di turisti. Centinaia di persone, il mese scorso erano rimaste in coda, non in condizioni normali, bensì sotto un sole non certamente fra i più tiepidi, per salire con la funicolare e scattare una foto, come sempre più spesso accade con lo scopo di postarla su uno dei tanti social.


Cai: «Troppi voli turistici sulle Dolomiti, l’eliturismo danneggia la montagna»
Cai: «Troppi voli turistici sulle Dolomiti, l’eliturismo danneggia la montagna»

ELITURISMO, SERVE UN FRENO, SENNO’…

Ed ecco l’intervento (rude, no, vibrato, sì) del presidente del Club alpino locale, criticare severamente un simile comportamento. Alla base del suo legittimo risentimento, «un segno di poco rispetto verso la montagna, interessata più all’apparenza social che all’amore per l’ambiente».

Il Club Alpino Italiano, si diceva, ha assunto una posizione netta. Il documento “Eliturismo in Montagna”, approvato dal Consiglio centrale nel marzo dello scorso anno, condanna fermamente l'utilizzo ludico dei mezzi motorizzati in montagna. «L'elicottero è sicuramente il più impattante», ha dichiarato il Presidente Generale Antonio Montani, sottolineando come questo «non rappresenti il modello di sviluppo turistico che giova alla montagna».

Mario Vaccarella, delegato alle Attività ambientali, definisce l’eliturismo «un fenomeno fine a se stesso, non sostenibile per l’ambiente montano e per alcune aree protette particolarmente sensibili». «Dovremmo smetterla di usare la montagna – prosegue Vaccarella – per qualsiasi finalità ludica si voglia praticare, perdendo quel senso del limite tanto invocato dalla nostra Associazione».


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…AGLI ELICOTTERI GIRANO LE PALE

La questione dell’eliturismo rappresenta, quindi, un test cruciale per la capacità delle istituzioni di tradurre in azioni concrete i principi di sostenibilità e tutela ambientale tanto proclamati sulla carta.

«Chiedono un elicottero – riporta anche il Fatto Quotidiano – perché sono stanchi, arrivano a 2.300 metri di quota senza maglione e ordinano prosciutto e melone in rifugio come fossero al mare: non sono barzellette, ma scene di ordinaria follia turistica sull’arco alpino, invaso da un’ondata post-pandemica di escursionisti inesperti; un fenomeno che, tra imprudenze e richieste surreali, sta mettendo a dura prova la pazienza dei rifugisti e l’impegno del Soccorso Alpino, come racconta il Corriere della Sera che ha raccolto le loro testimonianze».

«Durante il periodo del Covid si andava in cerca di grandi spazi con distanze fra le persone. Così la gente ha cominciato a salire in montagna e si è accesa la passione in tanti giovani, ma non solo”, spiega Paolo Valoti, past president del CAI di Bergamo. “Da allora la quantità di gente se non è raddoppiata poco ci manca”. Un boom che, però, non sempre è andato di pari passo con la consapevolezza. Valoti racconta un episodio emblematico: “L’altro giorno ero nella Valle del Salto a sistemare il sentiero e c’era un ponte di neve spesso tre metri. Mentre lo guardavo è crollato. Io sapevo che non bisognava passarci. Lì vicino c’era gente che da com’era vestita si vedeva che non era esperta: e se ci fosse salita sopra?».

 

 

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