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I genitori in attesa dei figli fermati dopo le devastazioni in centro

Claudio Frascella
9 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Milano, la notte dopo gli scontri


Rabbia e stupore davanti a via Fatebenefratelli dopo le guerriglie di sabato e domenica scorsi. Sono 271 gli accompagnati in Questura, 32 gli arresti. Il promotore del corteo: «Il nostro messaggio pacifico è stato travisato». Papà e mamme: «Mio figlio innocente, si è fatto trascinare». I ragazzi all’uscita: «In centro non ci siamo nemmeno arrivati». Parla Louis, 21 anni, di Italia in Piazza: «Noi volevamo restare in Duomo, i “maranza” cercavano lo scontro»




Per quanti sono davanti a un portone, un portone nel quale nessuno vorrebbe fare il suo ingresso, è una domenica diversa. E’ l’ingresso della Questura di via Fatebenefratelli, a Milano. A breve distanza le transenne. Dietro le transenne, madri e padri aspettano. Italiani, stranieri, arrivati anche da fuori città dopo una telefonata nella notte. Dentro per quell’assalto ai negozi del centro cittadino sono finiti 271 giovani, ora accompagnati dopo la seconda giornata di guerriglia in centro, tra via Torino, largo Cairoli e corso Garibaldi. Trentadue sono stati arrestati.

L’attesa, raccontava, puntuale, l’altro giorno la giornalista Marianna Vazzana sulle pagine del quotidiano Il Giorno, giornale di Milano diretto da Roberto Bernabò, era fatta di preoccupazione e silenzi. Molti genitori non volevano parlare con i cronisti. «Non voglio parlare», infatti, è la frase che ricorre di più.



QUALCUNO PARLA…

C’è chi, invece, una parola la trova. Come Snizhana, madre ucraina arrivata da Monza. «Sono qui ad aspettare mio figlio quattordicenne – dice la donna – quello più grande mi ha chiamato alle due di notte dicendomi che il piccolo era tra i fermati. Sono arrivata qui da Monza. Cosa penso? Che si sia lasciato trascinare da amicizie sbagliate».

E ancora, Abdelatif, egiziano, residente a Corsico, parrucchiere in zona San Siro. «Io non vedo mio figlio da ieri e sono venuto qui a portargli i documenti; ha 18 anni, va a scuola; la domenica mi aiuta con il lavoro, ma ieri non è venuto in negozio: sono preoccupato». Lo scrive sempre Vazzana sul Giorno.

Tra le mani, molti hanno i video degli scontri che circolano sui social. «Il mio ex marito ha visto nostro figlio in uno di questi video, ora non sappiamo dove sia», aggiunge la stessa madre.


ECCO I PRIMI “RILASCI”

Dall’interno dell’edificio, intanto, iniziano a uscire alcuni dei minorenni e dei maggiorenni accompagnati il giorno prima. La versione è quasi sempre la stessa: estraneità ai fatti. «Io mi sono avvicinato a un gruppo perché i poliziotti avevano preso mio cugino e hanno controllato anche me», dice Tommaso, 18 anni. Altri due ragazzi, uno di Calvairate e uno della Barona, raccontano di essere stati fermati al Passante di Porta Vittoria. «In centro non ci siamo nemmeno arrivati», si giustificano.

Ma come è nato tutto? A spiegarlo, come riportato dalla redazione de “Il Giorno”, è Louis, 21 anni, studente di Scienze dei Beni Culturali e rappresentante milanese del movimento “Italia in Piazza”, promotore della manifestazione poi degenerata.



«UN MESSAGGIO PACIFICO…»

«Un messaggio di lotta pacifico rovinato e travisato», dice. «Ci dissociamo dalle violenze dei “maranza” (nel gergo italiano, un individuo appartenente a gruppi e comitive di giovani rumorosi, ndc), hanno rovinato il nostro messaggio di lotta pacifico. Anche se una parte del popolo ci sorregge ancora. I “maranza” hanno esagerato, non è il metodo giusto. Posso arrivare a capire che si incendino i cestini dei rifiuti, ma non quello che è successo. Anche a me è arrivata una sedia addosso e ringrazio gli agenti in borghese che mi hanno protetto con lo scudo. Molti di noi sono tra i feriti».

Nelle intenzioni, spiega ancora Louis all’agenzia AGI, il corteo doveva essere statico, fermo in piazza Duomo. «Forse mi sono un po’ pentito che poi non si sia rimasti lì; mi sono fatto convincere da chi diceva che il corteo sarebbe stato meglio perché magari le persone, vedendo che eravamo senza bandiere di partiti o altro, ci avrebbero seguiti apprezzando i nostri temi».



LE FORZE DELL’ORDINE

E ancora. «Abbiamo dato il preavviso alla Questura, abbiamo parlato a lungo con le Forze dell’ordine sull’organizzazione. Quello che ci è parso strano è che siano state scelte delle vie piccole, dove è più facile che accadano scontri».

Il racconto della giornata di sabato e domenica scorsi, secondo il promotore, ha un punto di rottura preciso. «Alle 11 ci siamo radunati con gli altri gruppi, abbiamo mangiato insieme e parlato tranquillamente con gli agenti in borghese. Intorno alle 15.00 sono arrivati i “maranza” e hanno iniziato a lanciare dei petardi belli grossi e la situazione ha iniziato a degenerare. Forse noi abbiamo esagerato con alcuni cori mandando a quel paese le Forze dell’ordine, poi dalle 15.00 alle 16.00 l’aria è diventata molto pesante. I maranza erano lì per lo scontro e le bastonate, noi eravamo assolutamente pacifici».


IL MOVIMENTO APPENA NATO

Il movimento, aggiunge, è nato da pochissimo: «Siamo nati intorno il 10 – 11 ottobre. Le nostre battaglie sono quelle del carovita, della sanità scadente, degli stipendi bassi, dei prezzi troppo alti per gli alloggi universitari. Siamo tantissimi giovani, ma l’età varia, dai 13 ai 70 anni. Assieme a me a coordinare c’è Andrea, che è molto abile su TikTok e in effetti la nostra community è cresciuta molto rapidamente».

Sul futuro, la linea è prudente: «Bisogna vedere come stanno i feriti e capire che traumi hanno i più piccoli, è nostro dovere proteggerli. Le prossime date per andare in piazza sarebbero il 29 e il 30 ottobre, ma vediamo. Intanto tantissime persone si stanno aggiungendo al movimento in queste ore».

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