Guido, clochard, sessantadue anni, ucciso mentre qualcuno registrava il video del suo pestaggio
- Claudio Frascella
- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Lui moriva, gli altri riprendevano
Vergogna senza fine a Caserta. Indifferenti, in diversi hanno assistito a un uomo, magro, indifeso, inerme, sopraffatto dalla furia omicida di un assassino. Calci e pugni, infine il colpo di grazia, sollevato da terra e colpito con violenza sul viso. Fine di un poveretto, affamato, che invocava un aiuto perché i presenti fermassero l’aggressore, un quarantenne romeno, per un debito di cinquanta euro

Picchiato a morte per 50 euro, ammazzato due volte: dai pugni di un assassino e dall'infamia di chi guardava. Suscita orrore e disgusto l'uccisione di Guido Roviello, sessantadue anni, clochard, massacrato in pieno giorno nella centralissima piazza Sant'Anna a Caserta e morto dopo due giorni di agonia. Ad ucciderlo un altro senza fissa dimora, un quarantenne romeno fermato dalla Guardia di Finanza che ha confessato: un debito di 50 euro. Ma l’orrore più osceno non è solo il movente miserabile: è la platea.
Decine di persone hanno assistito a una sorta di omicidio in diretta (anche se il povero Guido sarà condotto in ospedale, esanime). Nessuno è intervenuto. Nessuno ha avuto il coraggio di gridare, di ribellarsi, frapporsi fra il poveretto e l’esecutore che infieriva, di chiamare aiuto. Anzi, e qui sta il peggio: c’è chi ha avuto la prontezza criminale – perché l’uomo poteva essere salvato – di tirare fuori il telefonino, inquadrare bene, riprendere il massacro come fosse uno spettacolo, un contenuto da postare (come poi è accaduto).
PUGNI IN FACCIA, CALCI IN TESTA

Pugni in faccia, calci in testa, un corpo sollevato e scaraventato a terra, sangue sul selciato. E loro, gli spettatori, ignavi, lì, registi vigliacchi dell’indifferenza, a filmare un uomo che era sul punto di esalare l’ultimo respiro.
Non basta, una volta che non intervieni e riprendi quanto sta accadendo davanti ai tuoi occhi, che fai, non posti il video? Ed è così che quegli istanti-choc diventano virali: non solo la ferocia dell’aggressore, ma la viltà di una folla di zombies con smartphone annesso fra le mani. Guardoni del dolore altrui. Complici morali di un omicidio, ecco perché criminali.
Parole di fuoco quelle del vescovo di Caserta, Pietro Lagnese, che inchioda questa inqualificabile specie umana: «Di fronte ad una morte così violenta e insensata – sottolinea il vescovo – ciò che ancora di più colpisce le coscienze è l’indifferenza di chi ha visto consumare un omicidio così efferato, senza intervenire».
UNA BRUTTA STORIA
L’aggressione, nei giorni scorsi. Roviello, magro, fiacco, consumato dagli stenti, a malapena si regge in piedi, viene avvicinato centrato da un pugno del suo aggressore. Il poveretto stramazza al suolo, chi gli si è scagliato contro non è soddisfatto: quell’uomo deve avere una severa lezione. L’aggressore, sangue agli occhi, gli si accanisce contro con calci al torace e alla testa. Poi lo rialza e gli sferra un ultimo colpo, una sorta di colpo di grazia, devastante in pieno volto per poi andarsene indisturbato, lasciando il corpo di Guido lì, per terra, esanime. Tutto ripreso. Nessun soccorso. Nessuna pietà.
Identificato grazie alle telecamere, il quarantenne è in carcere con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi. Il gip ha convalidato il fermo.
«Dietro le definizioni generiche ci sono persone, storie, volti e dignità che non possono rimanere invisibili o essere spazzati via come un problema di decoro urbano. Guido, con le sue fragilità e il suo grido di aiuto, chiedeva solo di essere visto e ascoltato», ricorda il vescovo, che ora vuole assicurargli una degna sepoltura.

GUIDO, MAGRO, INDIFESO
Guido non era un relitto. Era un cameriere che aveva perso il lavoro, poi la casa, poi tutto il resto, tranne l’umanità. Un uomo buono, mite, ricordano i volontari. Già massacrato nel 2019, si era rialzato grazie alla rete del volontariato cattolico. Mangiava alla mensa della chiesa di Nostra Signora di Lourdes, si lavava alla Comunità di Sant’Egidio.
È morto ammazzato per cinquanta miseri euro sotto gli occhi di una città che ha scelto di guardare attraverso uno schermo anziché tendere una mano. Pochi giorni prima, sempre a Caserta, sotto i portici di piazza IV Novembre, il cadavere di un altro homeless algerino, morto presumibilmente per stenti.
«Non basta un'azione emergenziale né una semplice rimozione dei giacigli», tuona ancora il vescovo. Serve una rete strutturata. Ma soprattutto serve una comunità che non sia un branco di codardi che filma la morte e si volta dall’altra parte.




Commenti