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Gli studenti si iscrivono all’università, con riserva

  • Claudio Frascella
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 21 ore fa

Generazione Z: «Basta sacrifici!»


«Non vogliamo seguire la strada dei nostri genitori, poca soddisfazione economica e sociale». E le aziende? Vanno alla ricerca di gente disposta a compiere lavori tecnico-pratici. Dunque, non resta che proseguire gli studi universitari. «Dopo il diploma, ancora la testa sui libri, con la speranza che, finalmente, qualcosa intorno a noi cambi, a cominciare dalla meritocrazia…». Un interessante studio promosso dal Centro Nazionale Orientamento di ELIS

 


«Papà e mamma, non sono solo “boomer”, ma addirittura “antichi”; proprio come i loro lavori, le loro attività professionali». I ragazzi che quest’anno si diplomeranno, quella che chiamiamo Generazione Zeta, hanno di bello che vanno dritti alla radice del problema. «Non vogliamo fare quello che fanno loro, lo troviamo superato, non gratificante, in una parola “superato”: senza prospettive». E, allora, la scuola indica un orientamento professionale, ma le aule scolastiche, i docenti, le nozioni in possesso, sono poca cosa per spiegare ai ragazzi il mondo che li attende “là fuori”; sono pochi gli studenti ospitati dalle aziende e indirizzati a scelte futuribili, disposti ad innamorarsi di un lavoro che ancora non c’è o potrebbe esserci.

E, tutto questo, al netto dell’impiego dell’Intelligenza artificiale. E’ notizia dell’altro giorno, infatti, che un’azienda abbia sostituito una propria dipendente con l’IA (o AI, in inglese), ne abbia tratto giovamento e convinto un giudice a darle ragione respingendo il ricorso della donna.



ATTENTI AL SOCIAL

Accade anche questo e, allora, i ragazzi, attenti alle notizie social, meno ai giornali e alla tv tradizionale, si costruiscono un mondo nel quale agire a breve, ammesso che non frequenteranno l’università (anche se la maggior parte non sono dello stesso avviso).

Una volta il diploma era un “pezzo di carta”, ti dava modo di entrare nel mondo del lavoro se solo avessi avuto voglia di lavorare, fare l’operaio, diventare un tecnico, al massimo un tecnico specializzato, prendere parte a un concorso. Ecco, questi ultimi, i concorsi, ai ragazzi non passano nemmeno per la testa: «Cosa sono questi?», si interrogano. «Sono forse quelle “gare” nelle quali oltre a presentare titoli di studio, orientamento, corsi e conoscenze specifiche, devi avere una raccomandazione?».

E’ il concetto di un Paese che nei decenni non ha saputo scrivere una buona storia di se stesso. Vale la legge del più forte, la politica (la Casta), della segnalazione di questo o quel potente che schiude le porte e al diavolo la meritocrazia.


IMMAGINARE UN FUTURO

Che futuro immaginano i ragazzi prossimi al diploma. Lo riporta una ricerca sulla Generazione Zeta nella nuova edizione dell’Osservatorio “Dopo il diploma”, promosso dal Centro Nazionale Orientamento di ELIS e ripreso dall’Agenzia Ansa, riportato dalle tv italiane, a cominciare da una serie di riflessioni alle quali ha invitato Sky, tv che produce uno dei notiziari migliori in Italia, critici, equidistanti dalle posizioni di questo o quell’azienda, lontani dalla politica che ormai intossica qualsiasi cosa.

ELIS, Ente non profit specializzato in attività di orientamento, formazione e innovazione tecnologica, in collaborazione col portale di riferimento per gli studenti Skuola.net, ha coinvolto un campione di circa 1.500 alunni delle scuole superiori italiane, chiamati a immaginare il proprio futuro.

 


ECCO, C’E’ UN “DOPO”

E gli studenti, prossimi al diploma si proiettano al “dopo” con un discreto numero di certezze certezze. In breve: «Non vogliamo fare il lavoro dei nostri genitori, né tantomeno mestieri tecnico-pratici». Manifestano «poca fiducia e preoccupazione», infine sperano che «un passaggio all’università possa permetterci un futuro migliore». Ma dove, «in Italia o all’estero?», altro punto di domanda.

Il futuro viene interpretato fra orientamento scolastico e famiglia. «Sul primo fronte – spiega lo studio – anche se resta molto da fare, a più di due anni dall’introduzione delle Linee Guida per l’Orientamento qualcosa sembra muoversi».

Due studenti su tre (66,8%) si dichiarano «del tutto» (30,5%) o «abbastanza» (36,3%) orientati. La ricerca svolta su un campione di millecinquecento studenti, registra un salto in avanti di quasi il 50% rispetto al dato rilevato quattro anni fa. Nel 2022, che precedettel’introduzione delle Linee Guida, era il 45% degli studenti intervistati a dichiararsi «del tutto» o «abbastanza» nell’affrontare il futuro.



LAVORI DI SCARSO PRESTIGIO

Mamma e papà potranno ispirare le scelte di chi si prepara al salto in fabbrica o all’università dopo il diploma? Risposte non affatto incoraggianti. Solo il 13,6% dichiara in realtà di voler seguire le orme dei genitori. Gli altri declinano l’invito alla riflessione e rispondono con un «No, grazie». Chi dice che non è «portato» (21,2%), chi trova «il lavoro dei genitori “socialmente poco prestigioso”» (10,4%), o «poco remunerativo» (9,2%) o «poco flessibile» e «poco conciliabile con il tempo libero» (insieme fanno il 12%).

Gli intervistati avevano la possibilità di scegliere fino a tre scelte diverse nello stesso momento. Uno su due sogna una professione che gli consenta di coltivare le proprie passioni (56,9%), di guadagnare un buono stipendio (52,0%) e di trovare un buon bilanciamento tra lavoro e vita privata (50,7%).


INSODDISFAZIONE ECONOMICA E SOCIALE

Merito o demerito di queste scelte, grazie ai genitori. «Riportano in casa – spiega lo studio – le fatiche di un mondo del lavoro che negli ultimi 20 anni in Italia ha dato ben poche soddisfazioni, almeno in termini di aumento del potere d’acquisto e di work-life balance».

La scelta dell’Università sarebbe in parte influenzata da un parallelo pregiudizio sui mestieri tecnico-pratici (tecnico industriale, operaio specializzato, autoriparatore, operaio edile, ecc.). Circa la metà degli studenti di scuola superiore dichiara di scartare questi lavori senza tanto pensarci: non piacciono (41%), non sono idonei alle proprie capacità (27%) e poi sono troppo faticosi, poco remunerativi, poco prestigiosi, esercitati da persone di estrazione sociale diversa dalla propria, lavori che, in buona sostanza, non verrebbero approvati dai loro genitori (tra il 3% e il 7%).

 


LE AZIENDE, INVECE…

«E’ proprio su queste professioni tecnico-pratiche, invece, che molte aziende concentrano da tempo le proprie ricerche di personale, senza trovarlo; un disallineamento tra aspirazioni dei giovani e bisogni del mercato, che fornisce un’ulteriore riprova della necessità di potenziare l’incontro tra scuole e imprese nelle attività di orientamento», conclude lo studio.

Ci piace infine ricordare, cogliendo al balzo lo studio appena analizzato, che proprio per indirizzare i giovani in maniera ragionata verso il mondo del lavoro, è nato il Centro Nazionale Orientamento di ELIS.  Il progetto prevede che il Centro nel più breve tempo possibile diventi un hub dove le scuole aderenti potranno sviluppare attività di orientamento a stretto contatto con grandi realtà aziendali – tra cui anche l’INPS - che hanno già aderito.

Laboratori, open week e summer camp sono tra le attività rivolte alle oltre 600 scuole medie e superiori che afferiscono alla rete “Officine Futuro”, promossa in tutta Italia anche dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

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