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Giorgia Meloni, sospende gli accordi con Israele

  • Claudio Frascella
  • 15 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

«Basta, cessate il fuoco!»


«Quando ci sono cose che non condividiamo noi agiamo di conseguenza», ha dichiarato la premier. La risposta del governo israeliano: «Una scelta che non danneggerà la nostra sicurezza». Le opposizioni italiane: «E’ una decisione tardiva». Quelle israeliane, che prendono le distanze da Netanyahu: «Torneremo il Paese che tutti volevano amare».

 


«Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità!». Neil Armstrong, l’astronauta che pose per primo il piede sulla luna pronunciò questa frase rimasta nella storia. Bene, prendendo a prestito quella esclamazione, potremmo dire che ieri qualcosa di simile è successo nella politica italiana. Qualcosa, non tanto, ma – dipende dai punti di vista – meglio poco o, meglio ancora, meglio un passo in avanti che niente.

Il governo italiano, infatti, ha finalmente ha sospeso il rinnovo automatico del Memorandum di cooperazione militare e di difesa con Israele. Non che Benjamin Netanyahu soffrirà questa posizione da parte dell’Italia, ma almeno gli italiani non si sentiranno partecipi alla guerra personale fra il premier israeliano e la Palestina. Meglio tardi che mai, secondo qualcuno, come vedremo a breve; troppo tardiva, secondo altri. Insomma, da qualche parte bisognava cominciare e che il Governo Meloni abbia espresso una sua netta posizione sullo stop a guerra e bombardamenti in Palestina, è comunque un buon inizio.


Di Quirinale.it, Attribution
Di Quirinale.it, Attribution

 

DA CROSETTO IN POI…

Tutto era cominciato con una intervista rilasciata dal ministro Crosetto al Corriere della sera, che aveva scongiurato Trump e il governo americano a non procedere nel disegno, secondo il presidente, che avrebbe raso al suolo, in una sola notte, l’Iran e una civiltà millenaria. Poi l’escalation, Trump che attacca papa Leone XIV, asserendo che se non fosse stato per lui, in Vaticano non avrebbero mai eletto un pontefice americano. E qui è personalmente Giorgia, amica del tycoon americano, che si dissocia con fermezza, non condivide. Poi, notizia di ieri, ecco la risoluzione di un accordo che il Governo italiano non ritiene più valido: «Niente più finanziamenti a Netanyahu che quelle risorse le avrebbe volentieri impegnate per bombardare ancora la Palestina».

Così Giorgia Meloni ufficializza una netta presa di distanze da Israele. Una scelta presa «In considerazione della situazione attuale – la sintesi della premier Giorgia Meloni, secondo l’agenzia giornalistica Ansa – perché quando ci sono cose che non condividiamo noi agiamo di conseguenza». La risposta del governo israeliano, minimamente toccato dalla scelta del Governo italiano, non tarda ad arrivare: «Una scelta che non danneggerà la nostra sicurezza».

 

«CHI SE NE IMPORTA!»

Secondo Israele «quel memorandum siglato nel 2003 (governo Berlusconi), entrato in vigore nel 2016 (governo Renzi) e cinque anni dopo (governo Draghi) esteso per lo stesso periodo, non ha mai avuto un contenuto concreto». In poche parole? «Italia cara, la cosa non ci sfiora nemmeno!», per dirla in modo educato. «Ma chi se ne importa!», per dirla in maniera appena più decisa, risparmiandoci la terza versione, quella sboccata. Quest’ultima esclamazione non sarebbe da diplomatici, sia chiaro, ma abbiamo voluto rendere l’idea di una risposta che, francamente, non ci ha colti di sorpresa, a cominciare dalla Meloni.

Le opposizioni italiane, che da mesi evocavano questa presa di posizione: «E’ una sceltagiusta, ma tardiva». Per l’opposizione israeliana, che prende le distanze dal Capo di governo dell’Israele: «E’ la dimostrazione di un nuovo fallimento di Netanyahu: torneremo, formeremo un governo e Israele sarà di nuovo il Paese che tutti volevano amare».



FINALMENTE LA SCOSSA

Dal suo canto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, cita l’Italia. «E’ tra i Paesi da lodare per le prese di posizione contro il bellicismo e i crimini del regime sionista». A luglio la Camera, nel pieno della crisi umanitaria a Gaza, aveva bocciato una mozione delle opposizioni. Sembrava che la linea non fosse destinata a cambiare, invece ecco che nelle ultime ore è maturata la decisione, concordata da Giorgia Meloni con i ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa) di dare un forte segnale politico al governo Netanyahu.

E per dirla tutta, per ripagare Benjamin e la sua conduzione guerrafondaia, qualcosa che equivale a un «Beccati questa!». Fine della collaborazione: l’Italia non prende più parte agli assalti di un popolo indifeso come quello palestinese. E se anche Netanyahu venisse a più miti consigli, cosa praticamente impossibile, saremmo tutti più felici. Nessuno ci restituirebbe le decine e decine di migliaia di morti seppelliti dalle bombe dell’esercito israeliano, ma almeno, come avrebbe detto l’astronauta Neil Armstrong, «sarebbe un primo passo importante per l’umanità».

 

 

 
 
 

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