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Fino allo scorso febbraio la tennista canadese faceva consegne a domicilio

  • Claudio Frascella
  • 6 lug 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 7 lug 2025

Carson, la rider che sfidò Wimbledon


«La mia sliding door: l’ultima occasione della vita, entrare nel tabellone londinese», spiega la Branstine. «Sul conto ormai avevo appena ventisei dollari, così accettai il lavoro, che svolgevo dopo le costose sedute di allenamento: in California, dove vivo e mi tengo in esercizio, un pieno di benzina ha un costo imbarazzante…»


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La vita è fatta di sliding doors, porte girevoli, o come nel film con Gwyneth Paltrow, di porte scorrevoli. In inglese sempre “sliding doors”, come a dire occasioni che possono cambiarti la vita in un istante, in uno schiocco delle dita. Con questa breve digressione non vogliamo condurvi da nessuna parte se non a una riflessione: mai darsi per vinti o se la speranza è sempre l’ultima a morire, concederci ancora un’occasione perché può essere quella giusta, quella che inaspettatamente ci cambia la vita.

Avete presente l’ultimo torneo femminile di Wimbledon? La più bella, a detta delle sue più celebrate colleghe, Carson Branstine, si era data un’ultima chance: se non si fosse qualificata alle fasi finali, al mitico “tabellone” del torneo inglese, avrebbe appeso la racchetta al chiodo. Carson aveva l’autostima sotto i piedi, il conto in banca era talmente insoddisfacente che per rimpinguarlo, per quanto fosse possibile con quel lavoro, si era messa a fare consegne a domicilio. Ve l’immaginate, lei, bellissima, affascinante, una che col tennis ci sapeva fare, ma era ancora una incompiuta? Bene, senza crearsi un solo problema fino al febbraio scorso (parliamo di quattro mesi, non un secolo fa…), aveva risposto a una inserzione di Uber Eats, una piattaforma americana di ordinazione e consegna di cibo online.


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«PROVARCI NON COSTA NULLA»

«Proviamoci», si era detta Carson, «male che vada, insieme alla racchetta ci appendo anche la bici con cui corro da un domicilio all’altro per consegnare ordinazioni». A noi piace pensare, perfino, che qualcuno ordinasse tutte le sere per vedere, anche solo per qualche istante, quella figliola dal sorriso contagioso e dagli occhi azzurri.

Per farla breve, Carson si gioca la sua occasione, arriva a Wimbledon, supera una prova dietro l’altra. Non è ancora fra le Top 100, ma una serie di incontri, il suo impegno, la portano sui campi in erba londinesi.

«E pensare che a febbraio – confessa la tennista – sul conto avevo appena ventisei dollari (ventidue euro al cambio), così accettai senza esitazione, a fare consegne per Uber». In Inghilterra, che amano la bellezza e le storie romantiche, al suo debutto l’hanno già incoronata “la debuttante più bella di Wimbledon”, vada come vada. Il sorteggio non le porta bene, al primo turno si trova controAryna Sabalenka, la numero uno al mondo. Era tutto previsto, solo che sul conto fino a quel momento arido, si era ritrovata con un bel po’ di sterline. Tanti soldi che non aveva guadagnato in tutta la sua carriera.


Foto di Hameltion via Wikimedia Commons
Foto di Hameltion via Wikimedia Commons

IRRESISTIBILE BRANSTINE

Fisico statuario, lineamenti da modella, un lavoro che l’aveva impegnata saltuariamente, la Branstine si eratrovata in grosse difficoltà per mantenersi, al punto che aveva dovuto accettare il posto che le era stato prospettato: fare consegne per Uber Eats.

«Vero, la cosa risale a febbraio – aveva confessato – dovete sapere che quando giochi tornei ITF e ti stai autofinanziando, tutto ha un costo, elevato per intendersi; vivendo nel sud della California, solo fare un pieno di benzina era un colpo non indifferente per il mio conto, tanto che mi capitava spesso di interrogarmi: ma se non riesco a fare tornei importanti, riuscirò mai a vivere con questo sport?».

«Settimane prima che raggiungessi la mia prima finale WTA, ho guardato il mio conto e ho visto che c'erano appena ventisei dollari; a quel punto ho chiamato due miei amici per capire se ci fosse la possibilità di guadagnare qualche dollaro: dopo gli allenamenti consegnare la cena a casa delle persone; non mi sono intristita, nemmeno un po’, dovevo farlo e basta».


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DIO SALVI LE SLIDING DOORS!

Brava Carson, adesso viene il bello. «E’ stato

tutto travolgente: sono successe tante cose insieme: confesso, però, di essere orgogliosa: ho combattuto, non solo contro le avversità economiche, ma anche qualche contrattempo fisico, oggi brillantemente superato: la sensazione più bella, oggi, è che tutto quello che ho fatto mi è servito».

Oltre alla sopravvenuta notorietà, scrive Paolo Fiorenza su Fanpage.it (abbonamenti vantaggiosi) la tennista canadese si è messa in tasca settantasettemila euro, vale a dire più della metà di quanto guadagnato finora in tutta la sua carriera (circa centoquarantaduemila euro, escludendo eventuali introiti da sponsorizzazioni o attività parallele come la moda).

Magari, da oggi, si schiudono altre porte. Sponsorizzazioni, inviti a manifestazioni sportive, modella di tutto l’abbigliamento sportivo per il tennis, sfilate come modella. Ecco la sliding doors che ha fatto il suo lavoro, nell’ultima occasione che la tennista si era concessa. Dio salvi la regina, il re, ma anche le porte scorrevoli.

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