«Ferragosto a lavoro, ma finché pagano…»
- comunicazione283
- 16 ago 2024
- Tempo di lettura: 4 min
«Non è il caso di formalizzarsi, è così: una volta fatta l’abitudine, sorvoli», dice Antonio. Un tempo la chiusura era sacrosanta, ma dopo il decreto Monti, tutto è cambiato. Accade solo in Italia. «Non ne faccio un dramma, mi sono organizzato con la famiglia e i piccoli, andremo lo stesso al mare, nel pomeriggio: recupererò un po’ di sonno all’ombra…»
«Fin quando pagano, va bene anche così». Antonio il suo Ferragosto lo trascorre fra scaffali e la cassa, alla chiusura, perché il flusso della clientela non cala e c’è bisogno di una grossa mano. «Ci tocca, egregio signore», aggiunge l’ex giovanotto che svolge il doppio incarico all’interno di uno dei supermercati aperti anche il 15 di agosto.
Ieri, infatti, giornata di Ferragosto. Chi va al mare, chi in collina. Comunque lontano dalla città. Relax sacrosanto, per chi può permetterselo. C’è poi un risvolto, quello di chi resta in città: per libera scelta; perché non ama la confusione da spiaggia; chi non può permettersi un sano recupero delle energie mentali e fisiche; chi, invece, come Antonio, il Ferragosto, giorno dell’Assunzione (lo scriviamo per i cattolici…), invece resta in città, e non certamente per libera scelta, ma per motivi di lavoro.
«Non mi lamento, sono ancora giovane, ho messo su famiglia e mi tocca stare qui, a fare due conti “dietro” la cassa, perché mi spetta: ma, dicevo, fino a quando hanno rispetto di te e ti riconoscono il dovuto, quello contemplato per i lavoratori, va benissimo: per rilassarci, io e la mia famiglia insieme, c’è tempo».
ANTONIO E GLI ALTRI…
Antonio, nome di pura fantasia a tutela della privacy del lavoratore e per eventuali ritorsioni della sua azienda per aver rilasciato un paio di battute sul posto di lavoro. Non dice nulla di male, Antonio, è evidente. Anzi, difende la società per la quale lavora, puntuale nel riconoscergli quanto dovuto per l’attività in un giorno di festa. Ma di questi tempi, se pensiamo che aziende hanno licenziato dipendenti solo per aver postato dichiarazioni (a favore dell’attività per cui lavoravano!), meglio andarci piano.
Così, Antonio, alto, slanciato, il sorriso sempre pronto, come la battuta per ciascun cliente che si appresta a pagare gli acquisti (in buona parte generei alimentari, bibite, gelati), insieme al suo collega, distante un paio di metri e impegnato su un’altra cassa, si lascia andare a brevi, ma significative considerazioni. «In piedi da stamattina alle sette – dice ancora – ancora un paio d’ore e poi, alle 14.00, stacco e torno a casa, sarà mia moglie, alla fine a decidere, se andare a mare con i due piccoli, oppure restare a casa: penso propenderà per la spiaggia; condivido, la gente a quell’ora torna a casa, lascia la spiaggia libera e noi piantiamo l’ombrellone e stiamo fino a sera: io, non nascondo, mi farò una mezz’oretta all’ambra, nel senso che se mi si chiuderanno gli occhi asseconderò la stanchezza…».
Antonio, come il collega, altrettanto eloquente, altrettanto soddisfatto del trattamento economico, è bene sottolinearlo, appartiene a quelle decine di migliaia di lavoratori impegnati nella grande distribuzione che hanno lavorato a Ferragosto.
QUANTI SUPERMERCATI APERTI!
Sono, infatti, numerose le catene di supermercati, che hanno deciso di restare aperte per la festa agostana e consentire così alla affezionata clientela rimasta per mille motivi in città, gli acquisti dell’ultimo momento. Ciò, badate bene, non accade solo nelle località turistiche, dove la presenza di turisti in questo periodo rendono necessaria l’apertura degli esercizi commerciali, ma anche in città, nelle periferie, dove si serve la clientela del circondario, delle vicine cittadine.
Le aziende cui sono riconducibili i supermercati hanno deciso così, perché in Italia, al contrario di quanto accade negli altri Paesi europei, la legge non prevede alcun limite alle aperture delle attività commerciali.
Proprio così. Si può lavorare tutto l’anno, anche l’intera giornata, senza salvaguardare le domeniche e i festivi. L’Italia, insomma, per quanto dica Antonio, soddisfatto del trattamento economico, è l’unico Paese in cui la scelta sulle aperture e le chiusure spetta esclusivamente alle imprese. Accade dal 2011, dalle liberalizzazioni contenute nel decreto “Salva Italia” siglato dal governo Monti. La norma, voluta dall’allora premier, cancellò di colpo a Comuni e Regioni ogni decisione autonoma circa le regolamentazioni fino ad allora esistenti. Intervennero perfino rappresentanti della Chiesa, niente da fare: le aziende hanno facoltà di chiedere al personale di lavorare anche nei giorni festivi.
SINDACATI E MANI LEGATE
Con la libera concorrenza, la contrattazione tra enti locali e imprese, necessaria per decidere quando e a che condizioni lavorare, è sparita. «E’ tutto nelle mani delle imprese – dicono i sindacati – le scelte badano al profitto: non crediamo abbiano portato benefici all’intero sistema; non c’è stato alcun miglioramento delle condizioni di lavoro, né una crescita nell’occupazione: solo disagio familiare a cui sono sottoposti i lavoratori».
Il sindacato del cosiddetto terziario ha addirittura compiuto un appello. Ha, infatti, chiesto ai cittadini di non fare la spesa a Ferragosto, con lo scopo di boicottare la scelta dei supermercati. Non è che tenendo aperto un giorno in più – in buona sostanza la riflessione dei sindacati – le persone fanno più spesa, cambierebbe solo il giorno in cui la fanno. Il consumatore italiano non è più ricco perché i negozi restano aperti. Il potere d’acquisto resta sempre lo stesso. Solo che viene distribuito su giornate diverse. In buona sostanza, il tema non è quello di tenere chiusi, a prescindere, i supermercati durante i giorni festivi, ma avere (tornare!) ad una regolamentazione più efficace e conciliabile fra clientela e lavoratori. Detto in soldoni: pianificare meglio le aperture in funzione delle reali necessità della comunità. Con buona pace di Antonio e la sua lunga, sterminata categoria di colleghi impegnati ogni giorno dell’anno, Ferragosto compreso.











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