El Mehdi Karboua, venticinque anni, marocchino, non ha avuto scampo.
- Claudio Frascella
- 4 giorni fa
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Vittima sulla strada del lavoro
Sabato scorso, una giornata da 40 gradi e più. Una di quelle temperature sotto le quali sarebbe sconsigliabile lavorare, specie nei campi di raccolta. Nove uomini stavano tornando a Torremaggiore, provincia di Foggia. Stipendio regolare, contratto regolare, stanchezza regolare. La Procura di Foggia, intanto, ha iscritto il conducente del mezzo nel registro degli indagati per omicidio stradale

Ancora morti sulle strade pugliesi. A farne le spese ancora lavoratori, tutti di origine marocchina. Uno di questi, sulla strada del ritorno, ha perso la vita, gli altri nove che viaggiavano con la vittima hanno riportato ferite. Uno di questi è grave, ancora sotto osservazione. La Puglia è sgomenta, si tratta di braccianti tutti assunti regolarmente, con stipendi decorosi o, comunque, previsti dal contratto.
Erano le 13.00 di sabato 9 agosto, una giornata da 40 gradi e più. Una di quelle temperature sotto le quali sarebbe sconsigliabile lavorare, specie nei campi di raccolta. Nove uomini stavano tornando a Torremaggiore, provincia di Foggia, dopo una giornata nei campi nel basso Molise. Stipendio regolare, contratto regolare, stanchezza regolare. A 40 gradi all’ombra! Fate un po’ voi…

FURGONE RIBALTATO
Sulla Provinciale 45, a Montesecco, nel territorio di Serracapriola, il furgone su cui viaggiavano i braccianti è uscito di strada e si è ribaltato. Per uno dei lavoratori, El Mehdi Karboua, venticinque anni, non c’è stato scampo. Marocchino, come il resto dei viaggiatori, tutti in età fra i ventuno e i quarantanove anni, e tutti residenti a Torremaggiore. Nove sono rimasti feriti e ora sono ricoverati tra Foggia, San Severo e Termoli. Detto che uno è apparso più grave degli altri, gli altri colleghi non sarebbero in pericolo di vita.
Guidavano un Ford Transit. Le cause sono ancora da accertare. Ma la domanda resta sempre la stessa: perché chi lavora la terra deve rischiare la vita anche per tornare a casa? Così li ricorda il sindaco di Torremaggiore, Emilio di Pumpo. «Persone che ogni giorno – parole primo cittadino – con sacrificio contribuiscono all’economia della Capitanata». Eppure otto anni fa, il 4 e 6 agosto 2018, sulle stesse strade, dunque sempre in provincia di Foggia, morirono sedici braccianti in due diversi incidenti.

CON DIGNITA’ SOSTENGONO L’AGRICOLTURA
«Passano gli anni e siamo qui a contare di nuovo morti e feriti», dicono Gianni Palma e Giovanni Tarantella, Cgil e Flai Cgil Foggia. La loro denuncia è diretta: «Chiediamo a istituzioni e politica azioni vere su lavoro e trasporti nel primario, soprattutto d’estate; ebasta chiacchiere sul caporalato: i fondi per superare i ghetti sono stati persi, serve responsabilità, dal governo ai comuni».
Dalla Regione Puglia arrivano le parole dell’assessora alle Politiche migratorie Silvia Miglietta, e dell’assessore all’Agricoltura, Francesco Paolicelli: «Una tragedia così grave ci impone di guardare a come si lavora e a come ci si sposta, la sicurezza non può essere accessoria: deve essere garantita sempre, per tutti; l’impegno per tutelare dignità e sicurezza dei lavoratori migranti non arretra».
Sono nove: padri, figli, fratelli. Persone che si alzano all’alba, raccolgono sotto il sole, e la sera rischiano sulla strada di casa. Finché il trasporto, gli orari, le condizioni non cambieranno, questi fatti di cronaca purtroppo continueranno a ripetersi.
INDAGATO L’AUTISTA DEL MEZZO
La Procura di Foggia, intanto, ha iscritto il conducente del mezzo nel registro degli indagati per omicidio stradale. È la procedura prevista. I carabinieri, per conto dei magistrati, stanno verificando le condizioni del Ford Transit e le modalità con cui i lavoratori venivano trasportati.
Sugli esiti dell’inchiesta, al momento, gli inquirenti non rilasciano dettagli. A morire, come già riferito, è stato El Mehdi Karboua, venticinque anni, tra i passeggeri del furgone insieme ad altri nove connazionali, tutti rimasti feriti.
Dalle prime informazioni El Mehdi era in regola. Viveva da circa due anni a Torremaggiore, nel centro storico, e aveva un regolare contratto di lavoro. Il corpo è attualmente a disposizione della magistratura.

«UN LAVORATORE, UNO DI NOI»
«Lo conoscevamo. Era a Torremaggiore da un paio d’anni e in questo periodo era impegnato nella raccolta delle cipolle, anche nelle campagne molisane», ha riferito all’agenzia giornalistica Ansa, Mohammed Elmajdi, di Anolf Puglia, Associazione nazionale oltre le frontiere.
«Il problema vero – ha ripreso il rappresentante sindacale – è come si incontrano domanda e offerta di lavoro; spesso sono gli stessi intermediari a gestire il trasporto dei braccianti, e troppe volte la sicurezza dei lavoratori viene messa da parte».




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