Duecento braccianti, dai ghetti di Foggia occupano la Basilica di San Nicola a Bari
- Claudio Frascella
- 10 ore fa
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«Chiediamo dignità!»
Seduti sulle navate della chiesa patronale, i lavoratori migranti hanno portano la loro protesta civile nel capoluogo: «Veniamo dalle baracche, vogliamo documenti per tutti». Al centro della manifestazione la richiesta di abitazioni “civili”, contratti e diritti. Lo stesso giornol'incontro con il sindaco Decaro e l’annuncio del primo cittadino su nuovi fondi per l’emergenza

Bari, nei giorni scorsi. Ne scrivono giornali locali e nazionali. Dopo poco mezzogiorno, il silenzio della Basilica di San Nicola viene interrotto dall’ingresso di centinaia di ragazzi. Entrano a piedi, con il massimo silenzio e rispetto del luogo nel quale stanno intervenendo. Entrano in gruppi, stringono fra le mani zaini e cartelli: nelle sporte tutto ciò che hanno, sui cartelli le scritte che invocano rispetto e dignità. Sono circa duecento, sono dei braccianti, extracomunitari. Vengono da lontano, dal ghetto di Foggia, dalle baracche, dai campi della Capitanata.
Questo più o meno l’incipit riportato da Gazzetta del Mezzogiorno, Nuovo Quotidiano di Puglia, l’Edicola, quotidiano pugliesi con ancora un sostanziale seguito. I “lavoratori della terra”, si siedono per terra, sulle pietre fredde della navata. Non urlano. Ripetono solo una frase: «Veniamo dalle baracche – dicono – chiediamo solo documenti per tutti».

PROTESTA COMPOSTA
Protesta composta. Non c’è da indignarsi, anzi c’è da ammirare come questi ragazzi sappiano gestire una enorme disperazione: non chiedono sussidi, assegni sociali, ma lavoro, possibilmente riconosciuto con riconoscimenti economici decorosi.
Fuori da San Nicola, il duomo, c’è l’estate di Bari, il mare, i turisti. Dentro c’è, invece, e non lo notiamo solo ora, c’è un’altra Italia. Quella che ogni anno, dai primi di giugno parte per raccogliere pomodori e uva, tiene i prezzi calmierati, e ogni settembre torna invisibile.
«Casa e dignità», riporta uno striscione. Altro cartello: «Contro ogni ghetto per la dignità del lavoro». Qualcuno prega, qualche altro parla al telefono con i familiari. Altri aspettano. Sì, ma chi? «Aspettiamo Meloni», ripetono. Vogliono che qualcuno, a Roma, li guardidavvero e la loro protesta civile non passi inosservata.

NON E’ UNA PROVOCAZIONE
La Basilica di San Nicola, in quel giorno di manifestazione, per loro non ha rappresentato una provocazione. Hanno pensato che fosse il posto giusto. La riflessione è di quelle sacrosante. San Nicola accoglie i pellegrini da mille anni. Per un giorno ha accolto anche loro. Lo stesso pomeriggio, avvisato tempestivamente, espletati gli impegni fino ad allora assunti, arriva il sindaco Antonio Decaro. Si parlano. Non esiste un vertice, il cerchio – come la Tavola rotonda – è la figura geometrica più giusta. Seduti in una circonferenza, tra colonne e candele, alla finedel confronto il primo cittadino di Bari annuncia nuovi fondi: per l’emergenza abitativa, per provare a smantellare almeno un pezzo di quel sistema che ogni anno si ripete.
Quando i ragazzi escono, il caldo canicolare rappresentato da un sole che non perdona, i braccianti scivolano sul sagrato. Lasciano le navate pulite, come hanno fatto i tifosi del Giappone durante il Mondiale di calcio. Resta solo una cosa: la richiesta di dignità.
Non chiedono elemosina, si diceva, ma solo rispetto. Chiedono solo di non dover più vivere nascosti. Di avere un contratto umano, un tetto, un documento. Se non altro per poter dire: «Lavoro qui! Abito qui! Esisto!». E non ci pare poco, come è apprezzabile che per qualche ora, il cuore di Bari li abbia ascoltati.




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