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Don Michele, parroco di Terlizzi, compie una provocazione

  • Claudio Frascella
  • 14 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Culla vuota, Gesù non c’è


«Potrà mai nascere il Principe della Pace se abbiamo dichiarato guerra alla vita?», dice. «Facciamo finta che va tutto bene? Che non sono stati uccisi bambini a Gaza, in Israele, in Sudan?», prosegue provocatoriamente. «Nella Striscia di Gaza e in Israele sono stati ammazzati o lasciati morire oltre sedicimila bambini sotto i dodici anni», ha concluso. La vita di circa due milioni e mezzo di bambini è sempre più a rischio»


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Don Michele spettina i giochi. Inventa un’omelia di sana pianta, lo fa con estremo coraggio, perché non sappiamo quanti si infileranno dentro la polemica per trarne giovamento sotto qualsiasi formula, dalla visibilità a consensi sottoforma di “like”. Specie perché a sollecitare la coscienza è un ministro di Dio. Uno che nei giorni di festa, quei giorni in cui uno corre da una parte all’altra, talvolta simulando mille impegni e, alla fine, ti licenzia con il più classico dei congedi festaioli: «Se non ci vedessimo prima della fine dell’anno, i miei più sinceri auguri di buona fine…e di buon principio, naturalmente». Certo, non puoi fermarti alla sola fine.

Don Michele, che ci ha subito interessato con il suo punto di vista condiviso con i suoi parrocchiani, e non solo, ci ha impressionato per la capacità di sintesi e per la trasversalità delle sue riflessioni e della comunità di Terlizzi. Le vittime di guerra, sono vittime di guerra, in qualsiasi paese siano state seminate. Il suo messaggio che abbiamo subito sentito di condividere è stato il seguente: «Potrà mai nascere il Principe della Pace se abbiamo dichiarato guerra alla vita?». Più chiaro di così. Per una volta Gesù bambino non se ne avrà male se non è stato adagiato nella culla e i fedeli hanno rivolto pensieri e preghierealle vittime delle guerre, ai loro familiari segnati da gravi lutti.


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L’AVESSE DETTO IL PAPA…

La notizia è una di quelle che più circola in queste ore, anche se non sono tanti ad averla adottata, come invece abbiamo fatto noi. Fosse stata di papa Leone XIV, secondo Treccani personaggio dell’anno, l’idea e il messaggio con il quale spettinare i giochi alla vigilia del Natale, la notizia sarebbe stata una notiziona. Invece l’idea è arrivata da una modesta – ma grande in fatto di statura intellettuale – chiesa pugliese. Terlizzi, provincia di Bari.

Dunque, tornando al messaggio di don Michele: «Potrà mai nascere il Principe della Pace se abbiamo dichiarato guerra alla vita?». Don Michele Stragapede, parroco della chiesa dedicata a San Gioacchino a Terlizzi, in perfetto accordo un artista locale, ha deciso di lasciare vuota la mangiatoia del presepe.


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«VA TUTTO BENE? NON CREDO…»

«La nostra parrocchia si trova in pieno centro – ha dichiarato don Michele alla stampa non solo locale, dichiarazioni riprese puntualmente dall’Ansa – nel cuore della movida, e in questi giorni c’è, come dicono i più giovani, “il delirio”; allora, con chi fa parte della nostra comunità, ci siamo interrogati, ci siamo chiesti: “Che facciamo?, facciamo finta che va tutto bene; che non sono stati uccisi bambini a Gaza, in Israele, in Sudan?». Sui social, don Michele ha proseguito nel suo ragionamento che non fa una piega. Ha spiegato, passo passo, l’iniziativa condivisa con un artista locale, Paolo De Santoli, che ha realizzato una culla con un lenzuolo bianco circondata da balle di fieno.

«Il mondo va sempre più in frantumi, si sfrattano popoli, si fabbricano armi, si militarizza la nostra cultura, la nostra terra, si condannano popoli alla fame e allo sterminio», prosegue don Michele sui social. «Nella Striscia di Gaza e in Israele sono stati ammazzati o lasciati morire oltre sedicimila bambini sotto i dodici anni: una vera Strage degli Innocenti ad opera di Erode – proseguendo nell’evidenziare ancora altre notizie drammatiche – a quasi quasi quattro anni dall’invasione dell’Ucraina, la vita di circa due milioni e mezzo di bambini è sempre più a rischio, in uno statu che li vede ora intrappolati, ora sfollati dal Paese».


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RAGIONIAMOCI SOPRA…

«Si stima – prosegue il parroco – che siano ventimila i minori ucraini deportati in Russia; in Sudan, i combattimenti hanno causato una delle peggiori crisi umanitarie a memoria d’uomo: più di sessantamila vittime e undici milioni di persone costrette a lasciare le proprie case: il Bambinello nascerà se noi, come diceva Madre Teresa di Calcutta, lo mettiamo nella storia garantendogli pane e dignità - sottolinea don Michele - altrimenti il Natale resta un rito vuoto, solo un modo per incrementare lo scambio di auguri su WhatsApp senza alcun significato».

Per concludere: nessun furto. La culla della Natività è rimasta vuota, Gesù bambino,“semplicemente” non è nato. Resta la provocazione di don Michele, che richiama in modo forte alla riflessione, se sia il caso di celebrare una nascita quando altrove quelle nascite vengono impedite, dunque soppresse, con il lancio di bombe a grappoli. Fra i pianti di bambini che non trovano più i genitori ed elemosinano un po’ di riso e un sorso d’acqua.


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