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Dall’altare alla polvere

  • comunicazione283
  • 29 gen 2025
  • Tempo di lettura: 4 min


Fulmine a ciel sereno ad inizio settimana. La Procura belga spicca un mandato di arresto. L’accusa è di quelle gravi: traffico internazionale di droga. «Anche se il giocatore figura tra gli arrestati, nel rispetto della presunzione di innocenza, alla stampa non verranno fornite ulteriori informazioni», ha dichiarato il procuratore. Nelle ultime ore modificato il capo d’accusa  

Radja Nainggolan, ex giocatore di Cagliari, Roma e Inter, nonché della Nazionale belga, è stato arrestato: l’accusa, pesante, è di traffico internazionale di droga. Secondo quanto riferito dalla procura di Bruxelles, l’indagine riguarderebbe il traffico di cocaina in arrivo dal Sud America, che farebbe scalo al porto di Anversa per essere “spacchettata” in tutto Belgio.

Questa la notizia, nuda e cruda, come si dice. Spiazzati in molti. Quanti amano il calcio e quanti erano affascinati dalla filosofia fuori dal coro di un calciatore che più volte aveva manifestato di non gradire certe regole rigide applicate al calcio e, naturalmente, la vita da atleta. Per farla breve, il messaggio che faceva passare Radja, giocatore dalla tecnica sopraffina, era che “la vita è una sola e, allora, vale la pena viversela fino in fondo”. Non si può dire con buona pace dei tecnici che hanno spesso sbattuto contro il carattere del giocatore belga che, non ne faceva mistero, amava gli eccessi e un po’ meno gli allenamenti che qualche volta aveva disertato perché, per dirla tutta, “impresentabile”.

ACCUSA, NON CONDANNA

Ma stavolta l’accusa è di quelle toste. Insomma, non si tratta di aver fatto le ore piccole spendendo in una notte il guadagno di un anno di attività, oppure aver alzato il gomito, essere stato fermato da una pattuglia della polizia a tarda ora o per essersi presentato ad un allenamento troppo su di giri. Radja non ha mai fatto mistero. Anzi, a carriera più o meno finita, provava quasi piacere a raccontare le sue avventure fuori dal campo, qualche braccio di ferro con un tecnico, il biasimo nei confronti di colleghi che, invece, sputavano sudore durante le sedute di allenamento. E poi, poi succede. Succede che Radja, sul quale pendono accuse pesanti, non una condanna – è bene essere garantisti fino alla fine – finisce nell’occhio del ciclone. Qualcuno si toglie un sassolino da una scarpa e fa un titolo feroce (e questo non sta bene…), qualche altro scrive di un finale annunciato (quando ancora devono essere completati i capi d’accusa, non la condanna…). Insomma, tutti contro Radja, come è consuetudine in un Paese nel quale, soleva ripetere il grande Ennio Flaiano, «Gli italiani vanno sempre in soccorso al vincitore». Dunque, se c’è – a prima vista – un perdente, «Dagli al perdente!», dagli a Nainggolan, perdente pronosticato.

PRESUNZIONE D’INNOCENZA

Detto che le accuse sono una cosa e la condanna definitiva tutta un’altra cosa, proviamo ad attenerci ai fatti e raccontare questo fulmine a ciel sereno abbattutosi sul calcio, ma anche sulla cronaca, considerando che Radja era più volte apparso nelle cronache rosa.

Lunedì mattina vengono effettuate una trentina di perquisizioni domiciliari a Bruxelles e nella periferia della capitale. Tra queste perquisizioni, anche una delle case del calciatore belga. «Radja Nainggolan ha risposto a tutte le domande e sta collaborando alle indagini della polizia, il calciatore nega ogni coinvolgimento in questo dossier», ha dichiarato ieri, a caldo, il suo legale.

Sempre ieri, fonti belghe riportavano che durante l’operazione erano state subito arrestate sedici persone, compreso Radja, sequestrati centinaia di migliaia di euro in contanti, oltre a orologi di lusso, gioielli, un centinaio di monete d’oro, diverse armi, giubbotti antiproiettile, tre chili circa di cocaina e quattordici veicoli. «L’inchiesta si basa su presunti fatti di importazione di cocaina dall’America del Sud all’Europa via il porto d’Anversa, e la distribuzione in Belgio», ha dichiarato il procuratore Julien Moinil, «il calciatore figura tra gli arrestati e, nel rispetto della presunzione di innocenza, alla stampa non verranno fornite ulteriori informazioni». Naturalmente è bene augurarsi il meglio per un atleta che per lunghi tratti della sua attività ha rappresentato un modello da seguire. Di storie e vicende su questo sito ne abbiamo raccontate. Di solito abbiamo tessuto le lodi di un percorso al contrario davanti al quale l’ex Cagliari, Roma e Inter, oggi – secondo le accuse – si troverebbe, cioè passare dall’altare alla polvere e non viceversa.

ULTIM’ORA

Ma ecco una ultim’ora, che in qualche modo riformula il capo d’accusa. L’ex giocatore di Cagliari, Roma e Inter, Radja Nainggolan in queste ore è stato rilasciato dalle autorità belghe. Attualmente, in libertà vigilata, non può lasciare il Belgio. Questa la decisione del gip dopo il doppio interrogatorio al centrocampista, arrestato nell’ambito di un’indagine sul traffico internazionale di droga.

«Radja spera di potersi lasciare rapidamente tutto alle spalle e tornare a giocare a calcio», ha spiegato agli organi di informaziine belgi l’avvocato del giocatore, Omar Souidi. «Non è stato accusato di traffico di droga o riciclaggio di denaro, ma come membro di un’organizzazione criminale. Tuttavia confidiamo che ulteriori indagini dimostreranno che non ha colpe. Radja Nainggolan non è un criminale della droga», ha aggiunto il suo legale.

 
 
 

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