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Centosessantacinque vittime nel primo raid aereo israelo-americano

  • Claudio Frascella
  • 8 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Iran, lacrime e sangue


Molte studentesse hanno perso la vita a causa dei bombardamenti. Solo qualche anno fa la loro scuola era una caserma dei Pasdaran. Dal Paese parole dure contro chi ha attaccato e ammazzato ragazze e insegnanti: «Non resteremo in silenzio, né ci arrenderemo di fronte a questi crimini», la risposta del presidente iraniano. Sulla sanguinosa vicenda interviene l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani:«Un'indagine rapida, imparziale e approfondita sulle circostanze di questo orribile episodio»



L’Iran si raccoglie nel dolore e piange le bambine uccise nel raid aereo sferrato da USA e Israele a Minab, località del Sud in cui sabato scorso. Secondo le prime ricostruzioni, una scuola primaria è stata sventrata provocando la morte di centosessantacinque persone, fra le quali numerose studentesse insieme con i loro insegnanti. Ed è proprio a questa moltitudine di vittime a cui Minabha tributato l’ultimo saluto con un enorme funerale pubblico. Secondo qualcuno il raid era previsto; secondo altri, dalle Nazioni unite all’Unione europea, proseguendo per il governo italiano, erano all’oscuro su quanto sarebbe accaduto sabato scorso.

Video e foto arrivano – riporta Il Fatto quotidiano – dalla cerimonia per l’ultimo saluto alle vittime e vengono rilanciati anche dai media americani che mostrano una folla di persone riunite in preghiera vicino a piccole bare avvolte nella bandiera iraniana.

Il New York Times, dal suo canto, spiega di aver verificato video rilanciati dai media iraniani. In alcuni filmati c’è chi intona lo slogan «Morte a Israele», proclamando il suo sostegno alla Repubblica islamica, da sabato scorso teatro di operazioni di Usa e Israele.


Immagine diffusa dal dipartimento media esteri del governo iraniano e distribuita da Associated Press, che mostra tombe preparate per le bambine morte nell'attacco della scuola in Iran.
Immagine diffusa dal dipartimento media esteri del governo iraniano e distribuita da Associated Press, che mostra tombe preparate per le bambine morte nell'attacco della scuola in Iran.

ECCO IL “SOCCORSO” DI TRUMP

Sulla sanguinosa vicenda interviene Volker Turk, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. «Un'indagine rapida, imparziale e approfondita sulle circostanze di questo orribile episodio – chiede Turk, dichiarazione riportata dall’agenzia Ansa – con l’onere di indagare che ricade sulle forze che hanno perpetrato l'attacco», prestando attenzione a non lasciarsi sfuggire fra gli autori della strage Stati Uniti e Israele.

Non compiono giri di parole, invece, le autorità iraniane. «Questo è l’“intervento di soccorso” promesso da Trump”, ha commentato sui social Abbas Araghchi, Ministro degli Esteri, mostrando l’ultima dimora, le tombe scavate, delle oltre centosessanta bambine innocenti uccise in un bombardamento israelo-americano e i cui corpi sono stati fatti a pezzi».



«REAGIREMO ALL’AGGRESSIONE»

«L’Iran non resterà in silenzio, tantomeno si arrenderà di fronte a questi crimini», ha assicurato il presidente Masoud Pezeshkian durante i funerali delle vittime, riportano le agenzie giornalistiche. Numerose immagini aree, si diceva, mostrano diversi feretri, avvolti da bandiere iraniane, portate a sepoltura da una grande folla di persone, alcune delle quali provviste di ritratti del “leader supremo” Ali Khamenei, che sarebbe stato ucciso nel raid di sabato.

A proposito del raid e delle centosessantacinque vittime, il Guardian asserisce che una bomba ha colpito il centro scolastico durante le lezioni del mattino, sostenendo che nelle vicinanze ci siano edifici utilizzati dai Pasdaran, le Guardie rivoluzionarie iraniane. Fra le tv intervenute, anche Al Jazeera, che indica Minab come punto strategico per Teheran. La città in cui si sono svolti i funerali delle vittime, ospiterebbe strutture chiave della marina militare e che fino a pochi anni addietro, la stessa scuola prima di essere riqualificata, con ogni probabilità, era stata utilizzata come caserma.

 



NAZIONALE FEMMINILE DELL’IRAN

Infine una notizia di sport che, ovviamente, fa riferimento a quanto accaduto sempre sabato sera. La riporta sul suo sito Sky. La tv informa che la nazionale femminile di calcio iraniana si è rifiutata di cantare l’inno nazionale prima della partita inaugurale della Coppa d’Asia in Australia. Secondo quanto riferito dal già citato organo di informazione, The Guardian, ogni componente della squadra è rimasto in silenzio, sguardo davanti a sé, durante l’inno prima del calcio d'inizio della partita del Gruppo A contro la Corea del Sud(vittoriosa per 3-0). L'allenatrice dell'Iran e le sue giocatrici hanno rifiutato di fare commenti sulla guerra e sulla morte dell’ayatollah Ali Khamenei.  

La squadra iraniana era arrivata in Australia giorni prima degli attacchi aerei di USA e Israele in Medio Oriente. Le colleghe australiane che hanno disputato l’incontro ieri sera (giovedì per chi legge) hanno elogiato le calciatrici iraniane. «Il nostro cuore va a loro e alle loro famiglie - ha detto una portavoce della squadra – è una situazione difficile ed è davvero coraggioso da parte loro poter essere qui ed esibirsi; la cosa migliore che possiamo fare per dare il nostro contributo è semplicemente offrire loro la migliore partita di calcio possibile e mostrare loro il rispetto sul campo; l’auspicio di tutti, non solo della nostra Nazionale, è che la situazione migliori e che possano continuare a stare al sicuro in Australia».

 

 

 

 
 
 

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