Bari, crisi per uno dei brand più famosi della Puglia
- Claudio Frascella
- 9 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Orecchiette Vs Macchinette
Colpa di tutti, dunque di nessuno. All’inizio il prodotto artigianale, poi il business del far passare quello industriale come fosse “fatto in casa”. E il turista che non è fesso, non solo non torna più, ma fa opera di promozione negativa. E addio, sogni di gloria col pomodoro, arriva il distributore automatico H24

Orecchiette made in Bari, è crisi. Crisi di comunicazione, secondo qualcuno. Chi è causa del proprio male pianga se stesso, secondo altri. Ci sarebbe una terza via, quella istituzionale, prorio perché tale, cioè applicata dalla politica, viene impegnata per non scontentare nessuno. Di questi tempi, perdere voti? Non siamo mica matti. Così aumenta il partito trasversale dei cerchiobottisti, un colpo al cerchio uno alla botte. Un gol per parte, senza farsi male. E via così.
Ma intorno alle orecchiette di Bari, come ha scritto qualche giorno fa Valentina Dirindin per dissapore.com, intorno all’affaire-orecchiette si sono registrate vicende talvolta tristi di cui tutti sono colpevoli. E in Italia equivale al “nessuno colpevole”. Vecchia storia. Storie tristi, riporta il sito, molto interessante cui vi consiglieremmo di dare un’occhiata, scritte fra prodotti industriali spacciati per artigianali, un’esagerazione del colore forse non del tutto utile, con un primo cittadino e un’Amministrazione comunale che si dibattono fra tutela della tradizione e rispetto delle normative, tra quella diventata attrazione turistica e la protezione di un patrimonio, il turista, che una volta preso per il naso difficilmente torna a Bari. Per giunta facendo opera di promozione a discapito di quei baresi che, invece, alla loro città danno un senso di riscatto.

LE MACCHINETTE…
Si era studiata una formula per legalizzare l’intero comparto legato al turismo dell’orecchietta e dell’artigianato, ma proprio sul più bello, a Bari sono arrivati i distributori automatici di prodotti tipici: olio, orecchiette taralli, pelati e via di questo passo in modalità H24. Qui il Comune fa spallucce, rilascia licenze per la vendita di questi prodotti industriali, che non danno lavoro, con il guadagno finisce in una sola tasca. E’ un “già visto”, con le bibite, i caffè installati vicino ai bar e alle sedi universitarie. Al bar i caffè, da un euro e venti a un euro e cinquanta; le bibite a due euro; alle macchinette, a un passo, caffè a cinquanta centesimi, bibita massimo un euro. Esercizi in crisi, personale ritoccato al ribasso e tasche piene per questi imprenditori che aspettano solo di svuotare le gettoniere piene di spiccioli.

LA GAZZETTA LANCIA L’SOS
La Gazzetta del Mezzogiorno scriveva giorni fa che il distributore automatico di orecchiette ogni tanto si inceppa. Guarda caso, aggiungiamo noi. E quando il distributore è fuori uso i turisti se ne vanno via delusi, a mani vuote, senza il pacco di orecchiette comprato alla vending machine, tra una bibita in lattina e uno snack ipercalorico, commenta dissapore.com.
E le botteghe di una volta? Con le macchinette e le autorizzazioni elargite a tappeto, scompaiono. E tutto accade senza che nessuno prenda posizione per tutelare la tradizione italiana, l’infinita ricchezza del nostro Paese. Bella differenza fra quella auspicata perché diventasse Patrimonio Unesco, e quella invece delegata alle macchinette come fosse una brioche, una barretta, perfino un pacchetto di sigarette. Speriamo ci sia ancora margine per porre rimedio, altrimenti, come si diceva, chi è causa del proprio male pianga se stesso.








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