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«Abbiamo visto e sentito di peggio»

  • Claudio Frascella
  • 19 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

La scossa che fa sorridere


Nella notte fra lunedì e martedì scossa di magnitudo 6.2 avvertita in tutto il Sud. I ragazzi ti fanno riflettere. «Quale effetto vuoi che faccia una scossa di terremoto: veniamo dal mare, abbiamo cavalcato onde alte trenta metri, come un palazzo di venti piani! Ripetiamo: quale effetto vuoi che ci faccia!». Ecco perché la domanda «Ma non avete avvertito niente? Earthquake…», li fa piegare dal ridere, come se volessi prenderli in giro. Nonostante il dato registrato sia potenzialmente molto distruttivo



«Ragazzi, ma l’avete sentito il terremoto questa notte?». Piazza Ebalia, a ridosso del lungomare di Taranto. Tre ragazzi di origine straniera, alla domanda appena rivoltagli,sorridono. Sono extracomunitari. Non hanno compreso la domanda, succede. E allora, «earthquake», terremoto in inglese: niente. Sorridono ancora.

Dopo qualche attimo di riflessione, la risposta che mi do è semplice, è lì sotto il miosguardo, capita ogni tanto di riuscire a “vedere”, nel senso di capire. Quel sorriso equivale, pari pari, né una virgola in più, né una in meno a qualcosa che suona così: «Quale effetto vuoi che faccia a questi ragazzi una scossa di terremoto così, loro che vengono dal mare, hanno cavalcato onde alte trenta metri, come un palazzo di venti piani!».



PENSARCI UN ATTIMO, NO EH?

Come non pensarci un attimo prima? Invece, il provare a capire la loro reazione un po’ di ore prima, mi ha portato a fare una domanda che, se potessi, cancellerei seduta stante. E’stato un terremoto violento, magnitudo 6.2. C’era poco da stare allegri appena superata la mezzanotte (dodici minuti) di lunedì 1 giugno. Sarà stata un’impressione, erano più di quarant’anni che non avvertivo due scosse così nette, la prima ondulatoria (orizzontale), la seconda sussultoria (verticale), così da spingere un armadio, che fortunatamente non si abbatte, altrimenti sarebbero stati dolori. Più di quarant’anni, era il 1980, la gente urlante, uscì per strada. Successero danni incalcolabili, in Irpinia, ma anche nella vicina Basilicata.

E i ragazzi? Sorridono. Ma che domanda vado a fargli, dovevo essere proprio sovrappensiero per sollecitare una risposta a una “non domanda”. E mi è andata già bene, che quello più scaltro dei tre, già che c’eravamo, non mi abbia esclamato: «Fratello, seguimi, lo vedi quello? E’ il mare, noi veniamo da lì, una scossa che abbiamo anche sentito, che effetto vuoi che ci faccia?». Touché. Cos’altro vuoi dirgli. Basta una domanda scombiccherata, niente bonus. Rischieresti che ti rispondessero: «Noi con le tavole che ti restituiscono le imbarcazioni fatte a pezzi dal mare in tempesta, ci facciamo il windsurf e non per esibirci, ma per tenerci a galla, non stancarci e arrivare a riva il prima possibile, anche senza mangiare o bere per due, tre giorni, con gli squali a vista che di te farebbero volentieri un solo boccone!».

 


«SI, L’HO SENTITO IL TERREMOTO!»

«Mi arrendo!». Mi viene in mente la trave e la pagliuzza, la trave è la traversata, la pagliuzza è quella scossa. I vecchi saggi direbbero «Caro mio, il più non conosce il meno!». Insomma, è una giornata in cui si prendono solo sberle. Ma parlarne fa bene, intanto perché tengono in esercizio il cervello, ammesso che uno ce l’abbia ancora in funzione, poi riporta indietro un po’ di chiacchierate fatte con tutti questi ragazzi. Mi emozionavano. Non tutte le loro storie erano a lieto fine. Sì, c’era chi le raccontava, si commuoveva, talvolta piangeva. Pensava alla fuga dalle mani dei ribelli, dei ragazzini che avevano appena dieci, dodici anni, fra le braccia dei fucili che raramente facevano cilecca. Dopo averti ribaltato, perquisito nelle parti più intime per rapinarti, toglierti quei soldi della speranza che con enormi sacrifici avevi messo insieme, ti dicevano di correre e non voltarti. «Se sei sveglio e corri, in qualsiasi modo tu voglia, forse riesci a cavartela, sennò ti becchi una palla in fronte!». Lo raccontò un ragazzo, lacrime agli occhi, che vide la sorella colpita a morte sotto i suoi occhi. L’ultimo gesto della ragazza, eloquente. «Vai, corri, mettiti in salvo!».

Dunque, una scossa di magnitudo 6.2, che vuoi che sia. Loro ci convivrebberoquotidianamente. Come fanno i giapponesi nelle loro case, abituati alle scosse sismiche “a grappoli” e a disporre mobili, libri, posate, secondo un sistema collaudato in decenni. Allora, prometti, da oggi in poi, di pensarci due volte prima di porre una domanda a chi una, dieci, cento scosse fanno il solletico? «Aggiudicato». Aveva ragione quel barista che per disperazione aveva incollato un cartello alle sue spalle: «Sì, l’ho sentito il terremoto!». Non ce la faceva più poverino, tutti i clienti mentre scioglievano lo zucchero, fissavano il banconista e gli chiedevano: «Hai sentito il terremoto?». Avevano ragione i tre ragazzi che sorridevano. Avevano ragione.



MA LA NOTIZIA E’ QUI

Terremoto di magnitudo 6.2 alle 00.12 di martedì 2 giugno 2026 al largo della Calabria. Paura nella notte in tutto il Sud: nessun danno, ma la scossa si è sentita da Napoli alla Sicilia, passando per la Puglia, da Foggia a Taranto, fino a Lecce, la punta del Tacco.

Epicentro nel Tirreno davanti ad Amantea, a circa 250 chilometri di profondità. Il sisma, si diceva, è stato avvertito in Calabria, Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia. Riunita nella notte fra lunedì e martedì, l’Unità di Crisi della Protezione Civile: al momento non risultano feriti né danni.

 

NOTTE MOLTO AGITATA

Insomma, una lunga notte di paura, ma fortunatamente senza conseguenze. Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.2 è stata registrata alle 00.12 al largo della costa tirrenica della Calabria, con epicentro nel mare davanti ad Amantea, in provincia di Cosenza.

Il terremoto, particolarmente intenso sulla scala della magnitudo, è stato localizzato a una profondità di circa 250 chilometri, un dato che spiega perché sia stato avvertito distintamente in gran parte del Mezzogiorno senza però provocare danni significativi in superficie.

La scossa è stata percepita chiaramente in numerose città della Calabria, ma anche in Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia. Molti cittadini sono stati svegliati nel cuore della notte dal movimento oscillatorio durato diversi secondi. In diverse località si sono registrate telefonate ai Vigili del fuoco e alle sale operative della Protezione Civile, soprattutto per chiedere informazioni e verificare l’entità dell’evento.

 


“MAGNITUDO 6” FA PAURA

A colpire è soprattutto il dato della magnitudo, superiore a 6, generalmente associata a terremoti potenzialmente molto distruttivi. In questo caso, però, la profondità dell’ipocentro ha avuto un ruolo decisivo.

I terremoti profondi tendono infatti a disperdere gran parte della loro energia prima di raggiungere la superficie terrestre. Per questo motivo vengono avvertiti su aree molto estese, come accaduto nella notte in buona parte del Sud Italia, ma spesso producono effetti limitati sugli edifici e sulle infrastrutture.

La situazione continua a essere monitorata dagli esperti dell’Ingv e dalla Protezione Civile, ma al momento il bilancio resta rassicurante: tanta paura, numerose segnalazioni da parte dei cittadini, ma nessun danno e nessun ferito.

 
 
 

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